Mario Valle Web

Scienziato e papà:
il mio percorso dall’ignoranza all’entusiasmo per Montessori

Ho iscritto mio figlio a una scuola Montessori sulla fiducia, perché la mia conoscenza del metodo era nulla. Qual è stato il “quid” che mi ha fatto decidere? Credo sia stato quello che ho visto in quella scuola e non quello che mi hanno spiegato. Poi, attraverso i racconti di mio figlio ho scoperto una realtà che non mi aspettavo e come scienziato ho deciso di indagare. Il risultato? Ora sono un appassionato di Montessori che cerca di comprenderne le solide basi scientifiche e cerca di aiutare altri genitori a scoprire perché funziona così bene.

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Potete vedere qui i risultati dell’inchiesta. [English flag]


Benvenuti! E grazie per essere qui a ripercorrere con me il viaggio che mi ha portato dall’ignoranza più totale all’entusiasmo per il Montessori.

Lo sappiamo e i poeti ce lo ricordano, che il viaggio è più importante della destinazione. Questo è stato proprio il mio caso, perché mi sono messo in viaggio quasi senza rendermene conto, ignorando totalmente la mia destinazione. Ma, come cantava Antonio Machado, il poeta: “Viandante, non c'è un sentiero, il sentiero si fa camminando.”

Ancor oggi non voglio e non posso dire di essere arrivato, ma sono entusiasta per quello che ho finora scoperto nel mondo Montessori. Un entusiasmo che non è frivolo o superficiale, ma spero sia quello dello scienziato che ha fatto una grande scoperta e vuole che tutti la possano apprezzare.

Oggi spero che questo mio racconto possa spingere i miei colleghi genitori a giocare un ruolo sempre più attivo nel mondo Montessori aiutandone così la diffusione e aiutandolo a rimanere sui giusti binari.

Vorrei anche che questa chiacchierata fosse uno scambio, non un monologo. Per questo vi porrò delle domande e raccoglierò le risposte per poi condividerle con tutti. Le vostre domande sono ancora più importanti. Per loro avremo un bel po’ di tempo dedicato alla fine della presentazione, quindi scrivetele per non dimenticarle.

Bene. È giunto il momento di presentarmi.

Io lavoro al Centro Svizzero di Calcolo Scientifico (meglio conosciuto come CSCS) a Lugano fra supercomputer e scienziati.

Il mio compito? Rendere visibili i numeri che i supercomputer producono giorno e notte trasformandoli in immagini, aiutando così gli scienziati a “vedere l’invisibile” nascosto nei prodotti dalle loro simulazioni. Perché per gli scienziati, come per tutti noi, spesso la comprensione passa dalla vista, tant’è che varie volte li ho sentiti esclamare “Vedo!” per dire “Ho capito!”. Questo succede per tutti i fenomeni che studiano simulandoli nei supercomputer, …

… fenomeni che vanno dall’immensamente grande, come la formazione di una galassia, all’immensamente piccolo, come la proteina precursore dell’Alzheimer mentre crea le fibrille che uccideranno i neuroni.

Io non lo sapevo, ma le basi del mio viaggio nel mondo Montessori le ho poste proprio qui.

Mi sono messo in cammino nel 2005, quando, dopo aver iscritto nostro figlio Nicolò alla scuola materna del quartiere, dopo un paio di settimane, questi ha iniziato a piangere e non voleva più andare a scuola. Peggio ancora, abbiamo visto il suo entusiasmo spegnersi, giorno dopo giorno.

All’inizio, pensavamo fossero solo dei capricci. Pensavamo: “Cambierà, si abituerà al nuovo ambiente…” e così via. Invece, dopo pochi mesi, abbiamo scoperto che la sua maestra era assolutamente incapace di stare con i bambini, che aveva letteralmente distrutto l’autostima di mio figlio e che, peggio ancora, non rispettava i suoi bisogni di bambino.

Dopo un’umiliazione che ha fatto traboccare il vaso, lo abbiamo portato via dalla scuola, convinti che qualsiasi altra scelta sarebbe stata meglio che continuare così. Subito abbiamo iniziato a cercare un’altra scuola. A questo punto non eravamo tanto interessati al metodo pedagogico, perché volevamo solo una scuola in cui nostro figlio fosse rispettato come persona.

Abbiamo visitato varie scuole, ma nessuna ci ha soddisfatto. Non abbiamo preso in considerazione nemmeno la scuola tradizionale pubblica perché mia moglie, che vi lavora come maestra, ha visto che, per quanto brava sia l’insegnante, è il “sistema” che impone di giudicare il bambino. E noi proprio quello non volevamo.

Un giorno mia moglie mi disse: “Ho sentito parlare di una scuola Montessori a dieci chilometri da casa. Mi ricordo dai miei studi che lì il rispetto per il bambino è al primo posto”. OK, andiamo a vedere.

Siamo rimasti letteralmente a bocca aperta per quello che abbiamo trovato: l’ordine, i bambini sorridenti, il silenzio… Ci ha catturato l’ambiente, non il nome della scuola, non le parole, non le spiegazioni. Immediatamente abbiamo deciso di iscrivere lì Nicolò.

Non è stata una scelta “razionale”. È stato più un atto di fede, perché tutto quello che conoscevo di Montessori, era …

… la sua effige sulla vecchia banconota italiana da mille lire. Per farvi capire la mia ignoranza, più tardi mi sono addirittura reso conto che la confondevo con Madre Cabrini che aveva una scuola del suo ordine religioso vicino a dove abitavo.

Mia moglie ne sapeva un po’ di più, ma per lei era ancor peggio, perché, come insegnante di scuola tradizionale, in qualche maniera “tradiva” la sua scelta professionale. I suoi colleghi le rinfacciavano: “Ma come? Tu lavori qui e porti tuo figlio in una scuola privata?”; poi sottovoce le domandavano: “Ma tuo figlio ha forse dei problemi?”. Eh già, per molti Montessori equivale a scuola per bambini con bisogni educativi speciali.

Nulla ci ha però fatto cambiare idea. Così Nicolò ha iniziato a frequentare la Casa dei Bambini e, senza che lo sapessi, il mio cammino Montessoriano era cominciato.

Vedevamo Nicolò felice e vedevamo che era rispettato. Anzi, eravamo deliziati da come le maestre erano riuscite ad aver cura dei tempi di cui ha avuto bisogno per capire che quella scuola era differente dalla precedente (all’inizio aveva addirittura chiesto alle maestre: “Dov’è l’angolo delle punizioni?”).

Il mio percorso montessoriano avrebbe potuto terminare qui. E per molti genitori era proprio così. Bastava non ci fossero problemi con la scuola e che il figlio non si lamentasse e loro erano soddisfatti.

È tempo per il primo sondaggio. Non vi chiedo di scrivere un romanzo. Basta qualche parola-chiave. Appena posso, sintetizzerò le vostre risposte sul mio sito web.

Due domande facili facili: 1) Perché hai scelto una scuola Montessori? 2) Che cosa conoscevi di Montessori a quel tempo?

Vedendo quello che Nicolò faceva a scuola e sentendo i suoi racconti mi sono reso conto che la sua esperienza scolastica era così diversa dalla mia, che avevo bisogno di saperne di più. Non è, infatti, “normale” sentire da un bambino di scuola materna: “Oggi ho giocato con la matematica”. Che cosa mi ha spinto ad approfondire? Forse la mia forma mentis scientifica? Forse il pensare come applicare quello che vedevo nel mio lavoro? Ma poi, che cosa dovevo fare per capire cosa stava succedendo?

Uno dei genitori, con le mie stesse curiosità, decise di leggere tutti i libri di Maria Montessori dal primo all'ultimo. All’epoca ci ho provato anch’io, ma in quel momento mi sono sentito perso. Dovevo assolutamente vedere! E ora … attenzione, “Spoler”! Anch’io li ho letti, ma dopo aver capito che cosa andavo a leggere.

Per fortuna la scuola organizzava incontri per i genitori per mostrare i materiali Montessori e spiegare come venivano usati dai bambini. Onestamente allora non ero rimasto molto impressionato, perché quegli oggetti erano molto lontani dalla tecnologia che mi circondava al lavoro, ma nonostante tutto continuavano a incuriosirmi.

Molte di queste presentazioni le teneva Grazia Honegger Fresco, la referente pedagogica della scuola di Nicolò. Nel sentirla parlare e nel vedere come trattava i materiali, ho percepito in lei qualcosa di differente: non la tecnica o la conoscenza teorica, qualcosa di più.

E così ho scoperto che è una delle ultime allieve viventi dirette di Maria Montessori. Ecco che cosa c’era di speciale! Ma non era solo questo, era il vedere come aveva fatto proprie le idee che stanno dietro ai materiali e al loro uso.

Ecco una foto di Grazia ventenne mentre partecipa al Congresso Internazionale Montessori nel 1949. Oltre a lei, anni dopo ho avuto l’onore di incontrare altre montessoriane storiche. Persone meravigliose che sono state allieve di un’allieva diretta di Maria Montessori: Luana Gigliarelli e le altre di Perugia, che hanno studiato con la signorina Paolini, Donatella Pecori, studente di Flaminia Guidi, Costanza Buttafava, studente di Giuliana Sorge. Persone fantastiche che mi hanno dimostrato, senza parole ma con la loro vita, che cosa significhi aver assorbito lo spirito e le idee Montessori. Sono convinto che anche adesso ci siano giovani così, basta trovarli.

Ma torniamo al mio viaggio.

È passato un anno e, vedendo mio figlio felice, è stato naturale iscriverlo alla scuola primaria Montessori.

All’inizio della scuola ero forse un po’ meno ignorante, ma in fondo continuavo a essere solo un genitore “normale”. Però in me qualcosa stava lavorando dietro le quinte. Oggi mi sembra ovvio, ma ripensandoci era la manifestazione che anche negli adulti bisogna rispettare i tempi di cui hanno bisogno per capire.

Durante il primo Open Day della scuola mi sono reso improvvisamente conto che il mio lavoro e i materiali Montessori avevano lo stesso obiettivo! L'obiettivo comune di rendere visibili le astrazioni, per far entrare nel cervello la teoria attraverso i sensi.

Un esempio, magari banale, ci può aiutare a capire che cosa mi ha colpito. Una tabella di numeri come questa va bene per un computer, ma non è di nessun aiuto per una persona che vuole capire come i punti con quelle coordinate siano disposti sul piano. Invece, appena trasformo quei numeri in un’immagine, ecco che immediatamente la loro disposizione appare evidente.

Che differenza c’è fra questa maniera di utilizzare il senso della vista e quello che fa il bambino usando un materiale Montessori come la tabella dei multipli o il decanomio? Nessuna! Qui e lì si rendono presenti ai sensi delle proprietà astratte.

Così, a fine 2008, ho pubblicato sul Quaderno Montessori queste mie riflessioni e, fortemente incoraggiato da Grazia Honegger Fresco, ho cominciato a parlarne in vari incontri Montessori.

Nel frattempo mia moglie ha iniziato a lavorare alla sua tesi di laurea…

… facendo osservazione al Nido e alla Casa dei Bambini della scuola Montessori di Varese. Il titolo della tesi era: “Il matematico inaspettato. Le intuizioni matematiche nei bambini dai 12 mesi ai 5 anni”. Ragionando assieme a lei su quello che stava osservando, sono giunto alla seconda scoperta. Perdonatemi se ora vi sembra ovvia.

Maria Montessori era una scienziata! Una vera scienziata sperimentale le cui idee hanno un profondo fondamento scientifico su come funziona il nostro cervello e il nostro sistema percettivo. Di conseguenza come collega — perdonate la mia arroganza — posso capirle e posso contribuire.

Assieme a questo, mi ha colpito un altro pensiero. Grazia Honegger Fresco raccontava che la maestra della prima Casa dei Bambini, Candida Nuccitelli, non era una maestra diplomata e quindi aveva potuto riferire a Maria Montessori tutto quello che facevano i bambini senza interpretarlo. Così, essendo fuori dall’ambiente pedagogico, ho pensato che anch’io potevo fornire un diverso punto di vista sul mondo Montessori. Questo ha definitivamente acceso il mio entusiasmo.

Un messaggio che mi sento di dare ai miei colleghi genitori è che ognuno di noi può entrare in relazione con Maria Montessori attraverso un lato della sua personalità multiforme: era un dottore, una femminista, una madre, una cittadina del mondo e aveva interessi che spaziavano dalla spiritualità alla tecnologia, solo per citarne alcuni. Io ho trovato il canale nella scienza, ma non è l’unico.

Ho imparato qualcosa sul Montessori non solo attraverso lo studio o la riflessione. Non c’è, infatti, nulla di meglio che dover spiegare qualcosa ad altri per capirla meglio. I miei colleghi genitori non avevano dubbi o domande teoriche sulle idee Montessori. Le loro domande erano molto concrete ed erano quasi sempre le stesse. La domanda più frequente era: …

… “Ma dopo la scuola Montessori che cosa succede?” Nulla, ho scoperto più tardi con mio figlio. Poi altre domande che avrete sentito anche voi: …

… “Il metodo e l’uso dei materiali mi sembrano così rigidi…”, “Nella scuola Montessori i bambini fanno quello che vogliono?”, “Non sembra ci siano opportunità per giochi di fantasia”, “Ma la scuola Montessori non produce dei «diversi»?” E altre simili. Tant’è che assieme a Grazia, abbiamo deciso di raccoglierle e di pubblicarle …

… sul mio sito e sul Quaderno Montessori.

Per fortuna dai genitori della scuola non venivano solo domande e dubbi. Anche belle sintesi come …

… questa: “Montessori è un modo di porsi, non un tipo di scuola”. Chiaro e diritto al punto.

Dopo aver parlato di dubbi e domande dei genitori, è il momento del secondo sondaggio.

Vi domando: 1) Quali dubbi avete notato nei genitori della scuola Montessori? 2) Quali sono le domande più frequenti che avete visto porre dai genitori?

Ufficialmente il mio viaggio è terminato nel 2012 quando mio figlio ha finito la scuola primaria e non c’era possibilità di continuare un percorso Montessoriano.

Per marcare il cambiamento ci siamo anche trasferiti dall'Italia alla Svizzera, dove Nicolò ha frequentato la scuola media statale.

Adesso che è al liceo continuiamo a vedere in lui l'influenza del Montessori. Ad esempio, l'insegnante di matematica ci ha detto: “Quando spiego, mi rendo conto che Nicolò la matematica la vede”.

No, il mio viaggio non è terminato. Ho ancora tanto da condividere e da studiare. Ogni invito a parlare è per me una nuova sfida, soprattutto perché non voglio far finta di essere quello che non sono: non sono un insegnante certificato o un formatore Montessori. Ma so di poter offrire una visione differente da scienziato e da genitore. Mi potreste obiettare che senza esperienze di vita reale sarà difficile, ma il dialogo con voi, il dialogo con molti genitori e insegnanti mi dà una sorta di esperienza indiretta. Poi ho ancora tanto da…

… scoprire nei rapporti fra le idee Montessoriane e la mente umana. Come mi diceva un esperto del campo: “Montessori funziona perché è così che funziona il cervello umano”. Ed è vero. Mi entusiasmerei a parlarvi di neuroni specchio, di come il bambino impara a leggere e a scrivere, di concentrazione e “flow”, ma purtroppo il tempo è tiranno. Anche nel mescolare discipline differenti, …

… come la tecnologia in cui sono immerso e le idee Montessori, sto scoprendo che posso dare un contributo. Contributo che per ora si è concretizzato in un libro, di prossima uscita, su Montessori e le nuove tecnologie e in vari articoli su riviste montessoriane.

Guardando al mio percorso, come nelle fiabe, posso quindi concludere dicendo: “E vissero felici e contenti”? Sì e no. Sì per tutto questo, per l’entusiasmo e la gratitudine che vedo attorno a me, ma purtroppo c’è anche il no.

La mia esperienza montessoriana non è stata tutta rose e fiori, come potrebbe sembrare da quello che vi ho raccontato finora.

Ho purtroppo incontrato insegnanti che hanno Montessori solo sul diploma, che ne tradiscono lo spirito e tradiscono i bambini. L'esperienza Montessoriana di mio figlio avrebbe potuto essere mille volte migliore, se solo avessimo riconosciuto prima che la sua insegnante era di questo tipo. Ho visto persone che si riempiono la bocca di Montessori e che vogliono essere su un palco, un qualsiasi palco, per essere al centro dell’attenzione, ma per le quali i bambini sono l'ultima delle loro preoccupazioni. Beh, io sono su un palco ... giudicherete voi. Ho incontrato persone per le quali Montessori è solo un modo per far soldi. Ho visto come troppo spesso il Montessori sia una moda fra i genitori senza che questi lo accettino come una “Rivoluzione Copernicana” del loro rapporto con i bambini, e non solo come un set di materiali da portare a casa.

Allora, devo scoraggiarmi?

No! Sono arrivato fin qui anche perché ho visto che come genitori possiamo fare molto.

Per esempio, con mia moglie e assieme ad altri genitori, siamo riusciti a cacciare la maestra che ha fatto tanti danni all’intera classe di mio figlio. Altri genitori, come le quattro mamme fondatrici dell’Associazione Montessori Brescia, hanno organizzato importanti convegni e lottato per aprire sezioni Montessori nella scuola pubblica e ci sono riuscite.

Come genitori credo abbiamo il dovere di domandare e pretendere risposte. Non di saper tutto o di sostituirci a chi ha una seria formazione Montessori. Agendo così abbiamo anche il potere necessario per aiutare il Montessori a rimanere sui giusti binari.

Vorrei ora concludere ricordando quanto è vero che il viaggio, cioè la scoperta, la curiosità e la riflessione, sia più importante della destinazione, del sapere tutto. Perché in ogni campo, ma specialmente parlando di Montessori, nessuno può fregiarsi del titolo di perfetto conoscitore del messaggio.

Infine, da genitore a genitore, ricordiamoci che non c’è entusiasmo se non è contagioso e contagia altre famiglie come le nostre.

Grazie per la vostra affettuosa attenzione e collaborazione!

 

Riferimenti utili

Mario Valle, “Supercalcolatori e superbambini”, il Quaderno Montessori, 2008, n. 100, pp. 9–15mariovalle.name/montessori/supercalcolatori-e-superbambini.pdf
Antonella Galgano, “Il matematico inaspettato. Le intuizioni matematiche nei bambini dai 12 mesi ai 5 anni”, Tesi di laurea, Università di Siena, 2009arlian.media.unisi.it/DOCUMENTI/Numerazione-Galgano.pdf
Le domande frequenti su Montessori (le cosiddette FAQ)mariovalle.name/montessori/faq.html
Mario Valle, “La pedagogia montessoriana e le nuove tecnologie”, Il leone verde (uscirà a settembre 2017)mariovalle.name/montessori/libro-nuove-tecnologie
Il Centro Svizzero di Calcolo Scientifico (CSCS)www.cscs.ch
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