Mario Valle Web

Montessori e la modernità - Lo sguardo di uno scienziato entusiasta

Buonasera!

Assistiamo oggi a un vero e proprio boom di interesse nei riguardi dell’educazione Montessori.

Un vero e proprio boom alimentato anche dal vedere tanti personaggi di successo che hanno frequentato una scuola Montessori. Per esempio Larry Page e Sergey Brin, i fondatori di Google, raccontano come fosse parte della formazione ricevuta alla loro scuola Montessori “il non seguire le regole e gli ordini, e di essere auto-motivati, mettendo in discussione ciò che accade nel mondo, facendo le cose in modo un po’ diverso”.

Questo ha fatto nascere il luogo comune, a cui alcuni genitori sotto sotto credono, …

… che la scuola Montessori farà del loro figlio un genio. Può succedere, se ci sono le premesse, ma la scuola Montessori dà enormemente di più, …

… perché: “Obiettivo primario dell’educazione Montessori è quello di preparare il bambino completo a raggiungere il suo pieno potenziale in tutte le aree della vita”. Dici poco!

Oggi cercherò di esplorare con voi come una scuola Montessori prepara un bambino “completo”. Ma prima voglio raccontarvi una storia, la mia storia.

Tutto iniziò quando abbiamo iscritto nostro figlio Nicolò, poco prima dei tre anni, alla scuola materna.

Io e mia moglie convenimmo che la scelta più ovvia era …

…iscriverlo alla scuola materna comunale a due minuti di cammino da casa nostra. Purtroppo, …

… dopo un paio di settimane, nostro figlio ha iniziato a piangere e non voleva più andare a scuola. Peggio ancora, abbiamo visto il suo entusiasmo spegnersi, giorno dopo giorno.

All’inizio, eravamo convinti che fossero capricci. Pensavamo: “Cambierà, si abituerà al nuovo ambiente…” e così via. Invece, dopo pochi mesi, abbiamo scoperto che la sua maestra era assolutamente incapace di lavorare con i bambini, che aveva letteralmente distrutto l’autostima di mio figlio e che, peggio ancora, non rispettava i suoi bisogni di bambino.

Dopo un’umiliazione che ha fatto traboccare il vaso, lo abbiamo portato via dalla scuola convinti che qualsiasi altra scelta sarebbe stata meglio che continuare così. Subito abbiamo iniziato la ricerca di un’altra scuola. A questo punto non eravamo tanto interessati al metodo pedagogico, perché volevamo solo una scuola in cui nostro figlio fosse rispettato come persona.

Un giorno mia moglie mi disse: “Ho sentito parlare di una scuola Montessori a dieci chilometri da casa. Mi ricordo dai miei studi — lei è un’insegnante — che lì il rispetto per i bambini è al primo posto”. OK, andiamo a vedere.

Siamo rimasti letteralmente a bocca aperta per quello che vedevamo: l’ordine, i bambini sorridenti, il silenzio… Immediatamente abbiamo deciso di iscrivere lì Nicolò.

Per me questa decisione è stata un atto di fede perché ignoravo totalmente cosa fosse un’educazione Montessori. Conoscevo solo qualche luogo comune come “i bambini fanno quello che vogliono” e che usavano tavolini e seggioline basse. Niente più. Per mia moglie era ancora peggio, perché lei è un insegnante di scuola tradizionale, che in qualche maniera “tradiva” la sua scelta professionale. Nonostante ciò la decisione si era rivelata giusta, perché Nicolò quasi subito …

… è rifiorito! E noi abbiamo riguadagnato il bambino che conoscevamo.

Poi, dopo la Casa dei Bambini, non era in discussione l’iscriverlo alla scuola primaria Montessori. Lì, quasi ogni giorno, tornava a casa con storie per noi incredibili, …

… come “oggi ho «giocato» con la matematica”, oppure …

… “oggi ho scoperto questo e quest’altro”.

E abbiamo sentito le stesse storie dai genitori dei suoi compagni di classe.

In sintesi, ci dipingeva un quadro della sua esperienza scolastica completamente diversa dalla mia. Per me la scuola era un luogo neutrale in cui andavo, facevo cose, sedevo immobile, poi tornavo a casa dove potevo fare ciò che realmente mi interessava. Invece…

… lui era felice di andare a scuola, imparava molto e, cosa più importante, aveva ritrovato fiducia in sé stesso.

Potrei fermarmi qui. La storia che vi ho presentato, e molte altre esperienze simili, dovrebbero convincervi che un’educazione Montessori è il miglior regalo che possiate fare ai vostri figli e figlie e che ci si può fidare del Montessori, anche se non capite esattamente che cosa significhi.

Non preoccupatevi, non mi fermo e continuo perché ho lasciato in sospeso una spiegazione, ma soprattutto perché a questo punto della storia ero felice, ma non soddisfatto.

Già, perché io sono uno scienziato che lavora presso il Centro Svizzero di Calcolo Scientifico a Lugano, dove sono ospitati alcuni dei più potenti …

… supercomputer del mondo. Come Piz Daint che oggi (gennaio 2019) è per potenza il quinto al mondo e il primo in Europa. Io con tutta questa tecnologia ci convivo da mattina a sera e …

… mi occupo di un tipo speciale di bambini: gli scienziati. Perché, come i vostri bambini, gli scienziati sono curiosi, fanno domande, giocano con le idee.

All’epoca di questa storia mi occupavo di visualizzazione scientifica. Questa disciplina fornisce metodi e strumenti per rendere visibili, accessibili ai sensi i numeri copiosamente prodotti dai supercalcolatori del centro di calcolo. Per esempio qui vedete il risultato della simulazione della nascita di una galassia reso visibile per aiutare la comprensione da parte degli astrofisici dei meccanismi soggiacenti. Mi resi conto che alla scuola Montessori i bambini e mio figlio …

… facevano esattamente la stessa cosa: rendevano visibile il concetto astratto di numero con la catena del mille e con tanti altri materiali e scoprivano i numeri tramite la lunghezza e il movimento, così come …

… vedevano le strutture del linguaggio attraverso simboli tangibili e manipolabili.

Per chi è curioso di queste mie prime scoperte e volesse saperne di più su questi paralleli, c’è un mio articolo sul Quaderno Montessori n. 100.

Poi, pian piano, studiando, leggendo, osservano e domandando, ho scoperto tanti altri aspetti che mi fanno sentire Maria Montessori vicina e moderna e che oggi voglio condividere con voi.

Il primo è stato scoprire che – mi si perdoni l’arroganza – Maria Montessori era una mia collega. Sì, perché era…

…una scienziata, una vera scienziata sperimentale che …

… è arrivata a capire tante cose sullo sviluppo e il funzionamento del cervello in assenza delle tecnologie e strumenti che oggi noi abbiamo a disposizione. Una scienziata e non…

…la figura sentimentale e un po’ sdolcinata che anni fa ci ha propinato la fiction televisiva. Lei stessa lo rivendica con un’affermazione forte e da lei inaspettata.

Una scienziata, quindi, che ha esplorato la mente del bambino osservandolo, non anteponendo una teoria e poi costringendovi dentro i fatti. No, ha osservato, sperimentato con i materiali, meditando su ciò che aveva visto e solo allora traeva delle conclusioni. In questo modo, tutte le sue idee sono ancorate nella realtà, come ogni scienziato serio dovrebbe fare. Sì, è vero, non ci sono tabelle di numeri, test statistici o grafici nei suoi libri, ma ci sono le basi scientifiche delle sue idee, solo che sono scritte in parole e non con dei numeri.

Ma non dimentichiamo che ha anche scritto: “Io ho solo iniziato il lavoro”, così oggi …

… c’è un numero consistente di scienziati che stanno studiando le sue idee con gli strumenti che abbiamo a disposizione. Per esempio Angeline Lillard che …

… ha presentato le sue ricerche sull’importanza di fare un Montessori di qualità, …

… confermando ciò che era stato previsto 100 anni fa, …

… o il lavoro del professor Kevin Rathunde che studia la concentrazione nella scuola Montessori, …

… o la nostra Donatella Pecori che ha studiato il fenomeno della normalizzazione usando telecamere ad alta velocità e producendo grafici impressionanti che alla fine dicono esattamente quello che Maria Montessori aveva scritto nei suoi libri con la lingua dei primi anni del 20° secolo.

Il secondo motivo, quello che come scienziato mi ha veramente convinto della modernità della proposta montessoriana, è la corrispondenza perfetta che ho trovato tra le idee Montessori e il funzionamento del cervello umano.

Al termine di una conferenza a Carpi (Modena) mi si avvicinò uno dei partecipanti. Mi disse che lavorava nel recupero di persone con gravi problemi neurologici e che: “Dopo tutti i corsi che ho fatto sul sistema nervoso umano e il funzionamento del cervello, posso dire che Montessori funziona perché è così che funziona il cervello umano”.

Per questo motivo trovo conferme alle idee montessoriane in studi e ricerche neuroscientifiche che nulla hanno a che fare col mondo Montessori. Vediamone qualche esempio.

Per prima cosa analizziamo il movimento e la sua importanza nell’educazione Montessori. “Hanno bisogno di sfogarsi” sentenzia la nonna, “ci fanno diventare pazzi” si lamenta il genitore, “mi sgolo e loro no, non stanno mai fermi” si sfoga la maestra. Ma è proprio un’attività così reprensibile? No, assolutamente no. Il movimento è parte integrante delle nostre capacità cognitive e base dello sviluppo della mente.

In campo neuroscientifico, prima di accettare tutto questo, ci sono voluti molti studi che hanno rivalutato la funzione e l’importanza delle aree motorie nella fisiologia del cervello. Studi che hanno dimostrato come “lo stesso rigido confine tra processi percettivi, cognitivi e motori finisce per rivelarsi in gran parte artificioso: non solo la percezione appare immersa nella dinamica dell’azione, risultando più articolata e composita di come in passato è stata pensata, ma il cervello che agisce è anche e innanzitutto un cervello che comprende”, come sintetizza nel libro “So quel che fai” Giacomo Rizzolatti, lo scopritore dei neuroni specchio, di cui parleremo fra poco.

Assieme a lui molti scienziati hanno collegato lo sviluppo cerebrale a quello motorio: Adele Diamond per cui “lo sviluppo motorio e lo sviluppo cognitivo possono essere fondamentalmente interconnessi”, Cotterill che dimostra come “la cognizione è inestricabilmente collegata al movimento, sia in forma visibile che nascosta”, Koziol e Budding per i quali “la cognizione è realmente solo un’estensione del sistema motorio”.

Addirittura pochi giorni fa (9 novembre 2018) è uscito uno studio sulla prestigiosa rivista Science che mostra come utilizziamo gli stessi meccanismi del cervello – Place e Grid Cells, neuroni che utilizziamo per mappare l’ambiente in cui ci muoviamo – per creare delle mappe dei nuovi concetti quando li acquisiamo.

Maria Montessori aveva capito la stretta connessione del movimento con lo sviluppo della mente esattamente cinquant’anni prima di Rizzolatti. Attenzione però! Non stiamo parlando di un qualsiasi movimento, né della classica ora di educazione fisica. Perché il movimento nel Montessori ha carattere autonomo, ma non è mai fine a sé stesso, perché sviluppa la mente oltre al corpo grazie ad attività finalizzate che impegnano l’intera persona in un lavoro costruttivo.

Non vedrete mai scene del genere in una scuola Montessori. Piuttosto vedrete spesso scene come …

… questa. Una bambina si alza e va a vedere che cosa sta facendo una sua compagna. Invece, in una scuola tradizionale l’insegnante avrebbe sicuramente tuonato: “Torna al tuo banco! Stai perdendo tempo e disturbi gli altri!” Ma la bambina che sta a guardare qui sta lavorando sodo, come ci dice una recente scoperta neurofisiologica, …

… quella dei neuroni specchio. Questi neuroni sono neuroni motori che si attivano quando compiamo un’azione, ma anche quando guardiamo la stessa azione compiuta da altri. Ciò significa che quando guardiamo un’azione stiamo davvero simulando la stessa azione internamente.

Per questo, in un gruppo multi-età come quello che vediamo qui, il bambino vestito di giallo sta davvero lavorando e apprendendo già solo muovendosi fra gli altri bambini.

Anche la presentazione di un materiale da parte della maestra, con lo spezzare il movimento in atti motori elementari (che Montessori chiama “analisi del movimento”), il ritmo lento e le interruzioni, è concepita proprio per facilitare il lavoro dei neuroni specchio nel catturare e acquisire un nuovo tipo di movimento.

Guardiamo ora come si sviluppa il cervello nel suo insieme. Qui vedete come cambia un cervello tra i 4 e i 20 anni d’età. La maturazione delle varie aree avviene a ritmi differenti attraverso tre processi principali.

La sinaptogenesi, cioè la creazione delle connessioni tra neuroni. Fino a due-tre anni d’età avviene a ritmo frenetico. Si parla di 40.000 sinapsi create al secondo. Poi inizia la fase di potatura sinaptica. Le sinapsi non utilizzate e i relativi circuiti neuronali, vengono eliminate. Un processo che continua fino all’adolescenza. Tra l’altro, l’esistenza di questo processo manda un messaggio forte ai genitori: le esperienze non fatte prima dei tre anni non entrano a far parte dei circuiti che saranno disponibili nel resto della vita.

La mielinizzazione dei neuroni è un processo proprio dell’uomo che inizia al quinto mese di vita fetale e prosegue fino a diciotto mesi dopo la nascita, ma può rallentare a due anni e proseguire fino a dieci. È massima tra i sei e gli otto mesi di età. Con la mielinizzazione cambia la velocità di trasmissione lungo l’assone dei neuroni che passa da 0,25 m/s a 70-80 m/s. Un aumento di circa 300 volte della velocità di trasmissione.

Questi processi cooperano per far sì che esistano dei periodi critici nello sviluppo di un bambino in cui c’è una enorme facilità ad acquisire una certa capacità. Questo grafico è stato fatto da psicologi non associati in alcun modo al mondo Montessori. Ma sono giunti alla stessa conclusione cui era arrivata Maria Montessori un secolo prima: …

… l’esistenza dei periodi sensitivi, che per lei erano “un treno che passa a quell’ora” e che deve essere preso attraverso le esperienze che il bambino può fare liberamente sull’ambiente.

Come farà queste esperienze sull’ambiente? Tramite l’uso delle mani. Riassunto in questa bella frase di Maria Montessori. Questo legame tra la mano e l’intelligenza, tra la mano e il pensiero …

… qui lo si vede in azione. Perché i bambini prendono così le aste della lunghezza e non a metà, come una valigia? Perché così si ricorderanno, usando la memoria muscolare, quanto è lungo un metro.

Oggi questa memoria viene chiamata “memoria procedurale”, e quindi abbiamo ancora un’intuizione che ha trovato basi scientifiche, per esempio, in questa ricerca che lega la capacità di ricordare un concetto al fatto di disegnare.

L’importanza dell’uso della mano vale, in maniera diversa, anche per l’adulto. Io, quando devo iniziare un qualsiasi progetto, come preparare una presentazione, preferisco scarabocchiare su un foglio prima di utilizzare uno strumento su computer, …

… come questo. Certo, è più comodo e più flessibile, ma non facilita la creatività, almeno nel mio caso.

Ed ecco qui il prodotto finale.

Con le mani si può quindi pensare. Per esempio attraverso l’uso della tecnica delle MindMap, dove si usano colori, simboli, frecce e quant’altro disegnato a mano per stimolare da un lato la nostra capacità associativa, dall’altro il movimento della mano aiuta chiaramente a pensare, mentre la necessità di essere concisi aiuta a estrare i punti essenziali dalle informazioni che vogliamo mappare. E non è una tecnica riservata agli adulti, …

… una mia amica la usa con i suoi bambini delle elementari, e l’ho vista utilizzare anche con…

… bambini molto piccoli. Invece di un elenco di parole, qui hanno usato una piccola MindMap. Notate che la maestra non ha una formazione Montessori perché c’è il giudizio, il fiorellino di “bravo”.

Questo è uno dei tanti materiali di sviluppo di una scuola Montessori: gli incastri geografici. Ancora una volta questa attività ha una base neuroscientifica…

…come ha dimostrato il famoso esperimento psicologico di Shepard e Metzler che ha dimostrato che noi ruotiamo le rappresentazioni mentali come se fossero oggetti fisici. Come se ne sono accorti? In un quiz come quello qui riportato, dove bisogna trovare a quale oggetto della riga in basso corrisponde quello in alto, il tempo impiegato per stabilire se una coppia è formata dallo stesso oggetto è proporzionale all’angolo che c’è fra i due oggetti. (Nel problema indicato, alla configurazione in alto corrisponde l’oggetto B).

Ma il manipolare strutture concrete con le mani ha ripercussioni anche sulle capacità matematiche, come ha mostrato questo studio che lega i risultati, cioè la comprensione matematica, all’abilità nel copiare e ricostruire strutture LEGO. Perché? Perché anche un compito semplice come questo implica la capacità di manipolare strutture nella mente e la matematica è fondamentalmente questo.

La concentrazione è la prima cosa che si nota entrando in una scuola Montessori.

Qualche anno fa Mihály Csíkszentmihályi, uno psicologo di origini ungheresi, ha iniziato a studiare questa condizione di profonda concentrazione che ha chiamato “Flow”. Ma, caro professore, le bastava …

… visitare una scuola Montessori per trovare tutto il suo lavoro condensato in quattro righe da Maria Montessori: …

… “La prima premessa per lo sviluppo del bambino è la concentrazione. Il bambino che si concentra è immensamente felice.” Per fortuna un suo allievo, …

…il Prof. Kevin Rathunde, che ho avuto la fortuna di incontrare alla conferenza “Montessori e le Neuroscienze” tenutasi a Brescia nell’ottobre 2014, ha iniziato a studiare il “Flow” nelle scuole Montessori.

Quali sono le condizioni per entrare nel “Flow”? In primo luogo, per entrare in questo stato ci devono essere delle regole chiare. E che cosa si trova in una scuola Montessori? Poche regole, ma ben chiare e mai ignorate!

In secondo luogo, è necessario un feedback immediato e chiaro sul punto in cui ci si trova nel lavoro scelto. E questo è esattamente ciò che offre il materiale Montessori. Ad esempio, nel lavoro di infilo delle perle, la lunghezza della stringa è esattamente ciò che serve, così il bambino vede a colpo d’occhio a che punto si trova nel suo lavoro.

Ma la condizione più importante per entrare in “Flow” è che la difficoltà del compito (i puntini rossi) dovrebbe essere bilanciata o appena sopra le capacità della persona.

In questa maniera la persona entra nel cosiddetto “canale del Flow” perché, …

… se il compito è troppo facile, si annoia (1). Se troppo difficile entra in ansia (2). Se invece la difficoltà è ben bilanciata, rimane nel “canale del Flow” (3) e può entrare in tale stato di concentrazione.

Come fa l’insegnante ad arrivare a questo risultato? Osservando attentamente ogni bambino. In questo compito la maestra agisce come uno scienziato, che mette alla prova ipotesi su che tipo di aiuto potrebbe essere più utile a questo particolare bambino o se questi è pronto per nuove sfide. Non è un compito facile, ma ci vuole allenamento per diventare uno scienziato. Per questo io ammiro le brave maestre Montessori. Per me sono delle reali …

… “Wonder women”. Delle maestre ben formate, che amano il loro lavoro, che mettono sempre il bambino al centro, sono l’ingrediente essenziale affinché la scuola Montessori possa aiutare il bambino completo a raggiungere il suo pieno potenziale in tutte le aree della vita.

Questo e molto altro lo troverete nel mio libro “La pedagogia Montessori e le nuove tecnologie”. Libro cui Grazia Honegger Fresco, una delle ultime allieve dirette di Maria Montessori ancora viventi, ha scritto una bella prefazione.

Saliamo d’età. La più grande preoccupazione di molti genitori che vorrebbero iscrivere i figli a una scuola Montessori è: che cosa succederà dopo la scuola Montessori?

Nulla.

Mio figlio ha addirittura vissuto di rendita i primi due anni di scuola media per merito della preparazione che ha ricevuto nella scuola Montessori. Passando alle medie non accade nulla, perché i bambini sono stati aiutati a esercitare la libera scelta responsabile fin dall’infanzia e quindi sono più forti e più consapevoli del loro ambiente. Hanno acquisito un senso di responsabilità nel modo di lavorare e di agire con gli altri, la capacità di regolarsi da soli, di ragionare in maniera critica e di cooperare. D’altra parte, nell’ultimo anno della scuola primaria Montessori gli insegnanti cercano di prepararli ad affrontare la diversità che li attende: il sistema dei voti, la competizione, i test e soprattutto l’impossibilità di scegliere. Per questo nella scuola Montessori, per rafforzare i bambini, è essenziale farli vivere in un ambiente non competitivo, non giudicante e non ansiogeno almeno nei primi anni.

Tornando all’esperienza di mio figlio. Non è stata una passeggiata, ma per motivi non collegati al Montessori, ma al meccanismo dei livelli che esiste nella scuola svizzera. In terza e quarta media è capitato in una classe con insegnanti demotivati e compagni tutti contro tutti. Tant’è che aveva deciso di smettere di studiare. Per fortuna la visita a un buon liceo lo ha convinto a continuare. Ora a scuola va benissimo ed è riaffiorato tutto quanto gli aveva trasmesso la scuola Montessori. Pensate che l’insegnante di matematica ci ha detto: “Quando spiego, mi rendo conto che Nicolò la matematica la vede”.

E se invece un ragazzino potesse continuare il suo percorso montessoriano anche alla scuola media? Maria Montessori non ha avuto tempo di strutturare la sua proposta per questa fascia d’età, ma ha lasciato tante idee nei suoi scritti interpretate poi in tante proposte diverse in giro per il mondo. A marzo 2018 avevo organizzato un convegno a Milano proprio per mettere a confronto queste esperienze estere con quanto si sta facendo in Italia …

… nella rete di quattro istituti che stanno sperimentando come si può applicare la proposta Montessori in queste scuole.

Certo, non si parla più di materiali di sviluppo come alla primaria, ma le idee di base sono le stesse. Vediamo un esempio.

Nella scuola, e principalmente nelle scuole medie, spesso il sapere è a silos, la cultura è spezzettata in parti separate da tagli lungo direzioni arbitrariamente scelte.

Non è così nella scienza, in cui i vari campi del sapere spesso si connettono e “contaminano” a vicenda. Nel mio lavoro ho scoperto che i risultati scientifici più entusiasmanti nascono spesso al confine tra discipline diverse e di questo ne ho esperienza diretta.

Qualche anno fa ho collaborato con chimici teorici, cristallografi computazionali e scienziati sperimentali esperti delle altissime pressioni, cinesi, russi e tedeschi. Insieme abbiamo scoperto e verificato sperimentalmente un comportamento assolutamente inaspettato del sodio. Uno studio che si è guadagnato un posto sulla prestigiosa rivista Nature. Pensate, il mio contributo prendeva le mosse nientemeno che da un metodo utilizzato nelle biblioteche, nulla a che vedere con la cristallografia o la chimica.

Senza andare a elencare esempi dall’empireo della scienza, ne cito solo uno di cui tutti noi abbiamo esperienza: il Velcro. L’idea della sua struttura è nata perché l’ingegnere svizzero George De Mestral era stufo di togliere i frutti uncinati della bardana dai suoi calzoni dopo la caccia. Però non ha liquidato la cosa come una scocciatura, ma ha iniziato a osservarli con attenzione e curiosità e così è nato il Velcro.

Purtroppo, come osservava Winston Churchill, la maggior parte della gente passa oltre questi collegamenti, non li vede. Forse perché non ha mai avuto un’insegnante che facesse apprezzar loro la bellezza insita nelle connessioni fra idee e concetti, che mettesse in pratica quanto scritto da Maria Montessori: …

… “Ecco quindi uno dei principi fondamentali dell’educazione: insegnare i dettagli significa portare confusione; stabilire i rapporti fra le cose significa dare conoscenza.”

Questa idea non è solo una efficace strategia didattica, è la base del “filo rosso” che lega tutta la proposta montessoriana e che si chiama …

… Educazione Cosmica. Suona molto “New Age” nevvero? Nulla di più lontano dalla realtà.

L’Educazione Cosmica non è una disciplina o una materia di studio. È una prospettiva. Non è un contenitore, è un modo di unificare tutto, di correlare fra loro tutte le materie, che trovano il loro centro in una visione cosmica. È rispondere al naturale sviluppo del bambino di 6-12 anni, alla sua fame di conoscenza, al suo bisogno di esplorare la moralità, al desiderio di agire insieme, alla tendenza verso l’immaginazione. Un bambino che poi, alle soglie dell’adolescenza, ricapitolerà tutto in una sua personale sintesi.

Anche la matematica, come linguaggio universale, ha quindi il suo posto nell’Educazione Cosmica. Ci mancherebbe altro! Le simmetrie di questa visione dell’Alhambra sono matematica, ma c’è anche la storia dell’invasione araba della Spagna, la geografia, l’arte, la storia delle religioni, la gastronomia.

Del resto se ne parla anche nel libro “Psicoaritmetica”, dove questo allargare gli orizzonti si mostra far bene anche alla matematica stessa.

Che cosa impone invece il sistema scolastico tradizionale? Le materie devono seguire uno schema lineare a cui tutti devono attenersi: il programma. Invece…

…nella scuola Montessori i bambini e i ragazzi stessi creano una rete di conoscenze attorno a ogni argomento che esplorano fino a che non sono soddisfatti.

In questa maniera possono vagare sulla rete delle conoscenze senza creare silos, ma invece creando connessioni tanto necessarie all’avanzamento del sapere.

E chi è la persona più importante in una scuola Montessori? Ce lo dice una fonte insospettabile …

… Steve Jobs. In un’intervista del 1995 gli fu chiesto: “Alcuni dicono che questa nuova tecnologia, è forse [la cosa più importante nelle scuole] …” subito Jobs interruppe l'intervistatore: “Io assolutamente non lo credo […] ho aiutato con più computer in più scuole di chiunque altro al mondo e [sono] assolutamente convinto che [la tecnologia] non sia affatto la cosa più importante”. E continuò spiegando: “La cosa più importante è la persona. Una persona che suscita e nutre la vostra curiosità; e le macchine non possono farlo nello stesso modo in cui possono le persone”.

Un’insegnante Montessori deve essere capace di fare un passo indietro e mettere al centro il bambino, piccolo o grande che sia, rispondendo ai suoi bisogni e guidandolo. Perché, …

… come scrisse Maya Angelou: “Ho imparato che la gente si dimentica quello che hai detto, la gente si dimentica quello che hai fatto, ma la gente non potrà mai dimenticare come li hai fatti sentire.” La buona maestra Montessori mette sempre il bambino al centro della sua azione, e questo il bambino lo capisce e lo ricorda.

Invece troppo spesso…

… ci occupiamo dei bambini, ma non li amiamo. Li consideriamo degli esseri di più basso livello tanto da dover ricordare agli adulti, come avviene in questo ascensore americano, …

… che i bambini contano come persone.

Nelle parole di Maria Montessori: “I bambini sono esseri umani ai quali è dovuto rispetto, superiori a noi per la virtù della loro innocenza e per le più grandi possibilità del loro futuro”. Questo rispetto viene prima dei materiali, prima della routine della scuola, prima delle presentazioni dei lavori. Questo rispetto si concreta nel tenere da conto i tempi del bambino, le sue aspirazioni e desideri guidandolo, non addestrandolo. Questo è il motivo perché le idee di Montessori sono rilevanti oggi più che le tecniche.

Ho trovato tutto questo riassunto in modo intelligente in quello che un genitore una volta mi ha detto: “Montessori è un’attitudine, non un tipo di scuola”.

Ma cosa serve ai nostri futuri adulti? Per rispondere a questa domanda ho osservato i miei colleghi. Ammetto che è un campione piuttosto piccolo e peculiare, ma può essere un assaggio di quelle caratteristiche che la scuola e l’educazione dovrebbero fornire.

Innanzitutto non vedo attorno a me geni o furiosi matematici ma persone normali provenienti da svariate culture — arriviamo da una quindicina di nazioni differenti — che hanno sempre voglia di imparare e non pretendono di sapere già tutto, anche perché nel mio campo la conoscenza tecnica diviene obsoleta nel giro di sei mesi. Chi crede di sapere tutto, come dice Hoffer, …

… sarà ben attrezzato per affrontare un mondo che non esiste più. La Linea Maginot era perfettamente preparata per un futuro che non si è verificato, anzi, sappiamo tutti come è andata a finire. Con altre parole …

…la Dottoressa sosteneva esattamente lo stesso, cioè che bisogna dare ai nostri futuri adulti “una capacità di adattamento flessibile e pronta”.

Così la scuola Montessori potrà raggiungere l’alto obiettivo …

… di “preparare il bambino completo a raggiungere il suo pieno potenziale in tutte le aree della vita” in modo che …

… il singolo bambino “…avesse piuttosto la testa ben fatta che ben piena”. Se non è modernità questa…

Grazie per l’attenzione!

 

Riferimenti utili

Angeline Lillard, “Montessori: The Science behind the Genius”www.montessori-science.org
Le domande frequenti su Montessorimariovalle.name/montessori/faq.html
Le ricerche di Adele Diamondwww.devcogneuro.com
Kevin Rathunde, “Montessori education and optimal experience: a framework for new research”www.montessori-namta.org/PDF/rathundeframework.pdf
Angeline Lillard e Nicole Else-Quest, “Evaluating Montessori Education”, Science, Vol. 313, September 29th 2006, p. 1893–1894, DOI: 10.1126/science.1132362Traduzione italiana: mariovalle.name/montessori/scienceitaliano.pdf
Mario Valle, “Supercalcolatori e superbambini”, il Quaderno Montessori, 2008, n. 100, pp. 9–15mariovalle.name/montessori/supercalcolatori-e-superbambini.pdf
Mario Valle, “La pedagogia Montessori e le nuove tecnologie”, Il leone verde (2017)mariovalle.name/montessori/libro-nuove-tecnologie
Il convegno “L’adolescente e la sua scuola”Gli atti possono essere richiesti all’Opera Nazionale Montessori e sono pubblicati nella rivista Vita dell’Infanzia, Marzo-Aprile 2018
Centro Svizzero di Calcolo Scientifico (CSCS)www.cscs.ch
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