Mario Valle Web

Montessori e la modernità

Buonasera!

Questo è più o meno tutto quello che conoscevo di Maria Montessori fino a qualche anno fa: la sua immagine sulle vecchie banconote da mille lire.

Del resto lavoro al Centro Svizzero di Calcolo Scientifico a Lugano dove sono ospitati alcuni dei supercalcolatori più potenti al mondo, …

… come Piz Daint che oggi (gennaio 2018) è per potenza il terzo al mondo e il primo in Europa. E dove interagisco con …

…uno speciale tipo di bambini curiosi e capaci di meravigliarsi: gli scienziati.

E allora, come mai sono qui?

Sono qui perché, prima di tutto, sono un papà che per una serie di vicende qualche anno fa aveva iscritto il figlio alla scuola Montessori di Varese. Devo dire che io e mia moglie abbiamo scelto questa scuola per un atto di fede, senza sapere praticamente nulla di Montessori.

Ma nostro figlio fin da subito ci ha stupiti dicendoci “oggi ho «giocato» con la matematica”, oppure “oggi ho fatto un lavoro di grammatica”, frasi inusuali per noi che abbiamo avuto un’esperienza scolastica tremendamente differente. Ma alla fine …

… lui era felice di andare a scuola, e a noi questo bastava. Anzi, sarebbe bastato se non avessi cominciato a trovare dei paralleli fra due mondi così distanti come quello Montessori e quello del supercalcolo, dove, all’epoca, …

… il mio lavoro consisteva nel rendere …

…visibili le montagne di numeri che producono in continuazione i supercomputer del centro di calcolo. Ecco un esempio, dove uno scienziato che studiava il magnetismo terrestre aveva simulato come questo si invertirà nei prossimi 10.000 anni. Appunto, vedere con i propri occhi come questo succede richiede rendere concreti i numeri e non solo, rendere visibile anche il campo magnetico, che è al di fuori delle nostre capacità percettive.

Ma lì alla scuola Montessori i bambini facevano esattamente la stessa cosa: rendevano visibile il concetto astratto di numero con la catena del mille e con tanti altri materiali e scoprivano i numeri tramite la lunghezza e il movimento, così come …

… vedevano le strutture del linguaggio attraverso simboli tangibili e manipolabili.

Per chi è curioso di queste mie prime scoperte e volesse saperne di più su questi paralleli, c’è un mio articolo sul Quaderno Montessori n. 100.

Poi, pian piano, studiando, leggendo, osservano e domandando, ho scoperto tanti altri aspetti che me la fanno sentire vicina e moderna e che oggi voglio condividere con voi. Il primo è stato scoprire che – mi si perdoni l’arroganza – Maria Montessori era una mia collega. Sì, perché era…

…una scienziata, una vera scienziata sperimentale che …

… è arrivata a capire tante cose sullo sviluppo e il funzionamento del cervello in assenza delle tecnologie e strumenti che oggi noi abbiamo a disposizione. Una scienziata e non…

…la figura sentimentale e un po’ sdolcinata che anni fa ci ha propinato la fiction televisiva. Lei stessa lo rivendica con un’affermazione forte e da lei inaspettata.

Una scienziata, quindi, che ha esplorato la mente del bambino osservandolo, non anteponendo una teoria e poi costringendovi dentro i fatti. No, ha osservato, sperimentato con i materiali, meditando su ciò che aveva visto e solo allora traeva delle conclusioni. In questo modo, tutte le sue idee sono ancorate nella realtà, come ogni scienziato serio dovrebbe fare. Sì, è vero, non ci sono tabelle di numeri, test statistici o grafici nei suoi libri, ma ci sono le basi scientifiche delle sue idee, solo che sono scritte in parole e non con dei numeri.

Ma non dimentichiamo che ha scritto: “Io ho solo iniziato il lavoro”, così oggi …

… c’è un numero consistente di scienziati che stanno studiando le sue idee con gli strumenti di oggi. Per esempio Angeline Lillard che …

… ha presentato le sue recentissime scoperte sull’importanza di fare un Montessori di qualità, …

… confermando ciò che era stato previsto 100 anni fa, …

… o il lavoro del professor Kevin Rathunde che studia la concentrazione nella scuola Montessori, …

… o la nostra Donatella Pecori che studia il fenomeno della normalizzazione usando telecamere ad alta velocità e producendo grafici impressionanti che alla fine dicono esattamente quello che Maria Montessori aveva scritto nei suoi libri con la lingua dei primi anni del 20° secolo.

Il secondo motivo, quello che come scienziato mi ha veramente convinto della modernità della proposta montessoriana, è la corrispondenza perfetta che ho trovato tra le idee Montessori e il funzionamento del cervello.

Al termine di una conferenza a Carpi (Modena) mi si avvicinò uno dei partecipanti. Mi disse che lavorava nel recupero di persone con gravi problemi neurologici e che: “Dopo tutti i corsi che ho fatto sul sistema nervoso umano e il funzionamento del cervello, posso dire che Montessori funziona perché è così che funziona il cervello umano”.

Per questo motivo trovo conferme alle idee montessoriane in studi e ricerche neuroscientifiche che nulla hanno a che fare col mondo Montessori.

Per esempio questo articolo che dimostra come l’esplorazione delle lettere con le dita nei bambini piccoli incrementa la comprensione delle lettere stesse e quindi delle parole. Non cita mai Montessori, ma un bel po’ prima del 2004 c’era già arrivata…

… lei con le sue lettere smerigliate.

Oppure il movimento. “Hanno bisogno di sfogarsi” sentenzia la nonna, “ci fanno diventare pazzi” si lamenta il genitore, “mi sgolo e loro no, non stanno mai fermi” si sfoga la maestra. Ma è proprio un’attività così reprensibile? No, assolutamente no. Il movimento è parte integrante delle nostre capacità cognitive e base dello sviluppo della mente.

In campo neuroscientifico, prima di accettare il movimento come base dello sviluppo della mente, ci sono voluti molti studi che hanno rivalutato la funzione e l’importanza delle aree motorie nella fisiologia del cervello. Studi che hanno dimostrato come “lo stesso rigido confine tra processi percettivi, cognitivi e motori finisce per rivelarsi in gran parte artificioso: non solo la percezione appare immersa nella dinamica dell’azione, risultando più articolata e composita di come in passato è stata pensata, ma il cervello che agisce è anche e innanzitutto un cervello che comprende”, come sintetizza nel libro “So quel che fai” Giacomo Rizzolatti, lo scopritore dei neuroni specchio di cui parleremo fra poco.

Assieme a lui molti scienziati hanno collegato lo sviluppo cerebrale a quello motorio: Adele Diamond per cui “lo sviluppo motorio e lo sviluppo cognitivo possono essere fondamentalmente interconnessi”, Cotterill che dimostra come “la cognizione è inestricabilmente collegata al movimento, sia in forma visibile che nascosta”, Koziol e Budding per i quali “la cognizione è realmente solo un’estensione del sistema motorio”.

Attenzione però! Non stiamo parlando di un qualsiasi movimento, né della classica ora di educazione fisica. Per Montessori, esattamente cinquant’anni prima di Rizzolatti, il movimento è base dello sviluppo della mente e nella sua proposta ha carattere autonomo, ma non è mai fine a sé stesso, perché impegna l’intera persona in un lavoro costruttivo.

In una scuola Montessori, appunto, i bambini si muovono. Quello che vedete qui è una scena abbastanza comune. Invece, in una scuola tradizionale l’insegnante avrebbe sicuramente tuonato: “Torna al tuo banco! Stai perdendo tempo e disturbi gli altri!” Ma la bambina che sta a guardare qui sta lavorando sodo, come ci dice una recente scoperta neurofisiologica, …

… quella dei neuroni specchio. Questi neuroni sono neuroni motori che si attivano quando compiamo un’azione, ma anche quando guardiamo la stessa azione compiuta da altri. Ciò significa che quando guardiamo un’azione stiamo davvero simulando la stessa azione internamente.

Per questo, in un gruppo multi-età come quello che vediamo qui, il bambino vestito di giallo sta davvero lavorando e apprendendo già solo muovendosi fra gli altri bambini.

Anche la presentazione di un materiale da parte della maestra, con lo spezzare il movimento in atti motori elementari (che Montessori chiama “analisi del movimento”), il ritmo lento e le interruzioni, è concepita proprio per facilitare il lavoro dei neuroni specchio nel catturare e acquisire un nuovo tipo di movimento.

Però ora voglio tornare nel mio mondo scientifico e mostrarvi in pratica la modernità delle idee di Maria Montessori attraverso cinque esempi tratti dal mio lavoro.

Il primo aspetto riguarda il come pensano gli scienziati. Almeno quelli che conosco io non sono tutti formule e teoremi.

Pensano prima con gli occhi, interagendo e manipolando le rappresentazioni visive dei loro dati, e…

… con le mani, gesticolando per rendere visibile, concreto ciò che hanno in mente, oppure…

… cercando di renderlo visibile scarabocchiando su una lavagna. Ma tutto questo manipolare strutture astratte nella mente diviene possibile solo se prima si sono manipolate strutture concrete con le mani.

E questo è lo scopo di tanti materiali di una scuola Montessori, come questi incastri geografici. Ancora una volta questa attività ha una base neuroscientifica…

…come ha dimostrato il famoso esperimento psicologico di Shepard e Metzler che ha dimostrato che noi ruotiamo le rappresentazioni mentali come se fossero oggetti fisici. Come se ne sono accorti? In un quiz come quello della slide, dove bisogna trovare a quale oggetto della riga in basso corrisponde quello in alto, il tempo impiegato per stabilire se una coppia è formata dallo stesso oggetto è proporzionale all’angolo che c’è fra i due oggetti. (Nel problema indicato, alla configurazione in alto corrisponde l’oggetto B).

Ma il manipolare strutture concrete con le mani ha ripercussioni anche sulle capacità matematiche, come ha mostrato questo studio che lega i risultati, cioè la comprensione matematica, all’abilità nel copiare e ricostruire strutture LEGO. Perché? Perché anche un compito semplice come questo implica la capacità di manipolare strutture nella mente e la matematica è fondamentalmente questo.

Il tutto riassunto in questa bella frase di Maria Montessori. E nel mio lavoro c’è un esempio particolare di questo legame tra la mano e l’intelligenza, tra la mano e il pensiero: …

… la tecnica delle MindMaps. Io la uso spessissimo quando inizio un qualsiasi progetto, come …

…il preparare una presentazione. E non è una tecnica solo per adulti.

Una mia amica la usa con i suoi bambini delle elementari, e l’ho vista utilizzare anche con…

… bambini molto piccoli. Montessori parla di una “memoria muscolare”…

… che qui si vede in azione. Perché i bambini prendono così le aste della lunghezza e non a metà, come una valigia? Perché così si ricorderanno, usando la memoria muscolare, quanto è lungo un metro.

Oggi questa memoria viene chiamata “memoria procedurale”, e quindi abbiamo ancora un’intuizione che ha trovato basi scientifiche, per esempio, in questa ricerca.

Guardando un bambino che, concentrato, sta lavorando con un materiale Montessori a me viene da pensare che bisogna aggiornare il tradizionale invito delle nonne: …

… “pensa prima di agire!” e cambiarlo in: …

… “pensa facendo!”.

Io vedo questo pensare con le mani in azione molto spesso nel mio lavoro. Vedo scienziati che manipolano strutture matematiche come questa (è il risultato di un metodo computazionale che ho inventato io) e poi improvvisamente …

… hanno il loro momento “eureka”. Qui, per esempio, lo scienziato ha trovato una corrispondenza tra il suo modello e i risultati computazionali. Questo è stato un momento molto eccitante per me.

A proposito, questa è un'esperienza comune anche al di fuori della scuola. Hai mai visto un ragazzo leggere il manuale di istruzioni di un videogioco? No, imparano a usarlo usandolo.

Quindi, pensando con le mani, manipolando oggetti fisici per manipolare strutture mentali, tutto è stato scoperto cento anni fa da una scienziata di nome Maria.

Il secondo aspetto che trovo comunemente nel mondo scientifico è la consapevolezza che il sapere è un blocco unico.

Nella scuola invece il sapere è a silos, la cultura è spezzettata in parti separate da tagli lungo direzioni arbitrariamente scelte.

Non è così nella scienza, in cui i vari campi del sapere spesso si connettono e “contaminano” a vicenda. Nel mio lavoro ho scoperto che i risultati scientifici più entusiasmanti avvengano spesso al confine tra discipline diverse e di questo ne ho esperienza diretta.

Qualche anno fa ho collaborato con chimici teorici, cristallografi computazionali e scienziati sperimentali esperti delle altissime pressioni, cinesi, russi e tedeschi. Insieme abbiamo scoperto e verificato sperimentalmente un comportamento assolutamente inaspettato del sodio. Uno studio che si è guadagnato un posto sulla prestigiosa rivista Nature. Pensate, il mio contributo prendeva le mosse nientemeno che da un metodo utilizzato nelle biblioteche, nulla a che vedere con la cristallografia o la chimica.

Senza andare a elencare esempi dall’empireo della scienza, ne cito solo uno di cui tutti noi abbiamo esperienza: il Velcro. L’idea della sua struttura è nata perché l’ingegnere svizzero George De Mestral era stufo di togliere i frutti uncinati della bardana dai suoi calzoni dopo la caccia. Però non ha liquidato la cosa come una scocciatura, ma ha iniziato a osservarli con attenzione e curiosità e così è nato il Velcro.

Purtroppo, come osservava Winston Churchill, la maggior parte della gente passa oltre questi collegamenti, non li vede. Forse perché non ha mai avuto un’insegnante che facesse apprezzar loro la bellezza insita nelle connessioni fra idee e concetti, che mettesse in pratica quanto scritto da Maria Montessori: …

… “Ecco quindi uno dei principi fondamentali dell’educazione: insegnare i dettagli significa portare confusione; stabilire i rapporti fra le cose significa dare conoscenza.”

Questa idea non è solo una efficace strategia didattica, è la base del “filo rosso” che lega tutta la proposta montessoriana e che si chiama …

… Educazione Cosmica. Suona molto “New Age” nevvero? Nulla di più lontano dalla realtà.

L’Educazione Cosmica non è una disciplina o una materia di studio. È una prospettiva. Non è un contenitore, è un modo di unificare tutto, di correlare fra loro tutte le materie, che trovano il loro centro in una visione cosmica. È rispondere al naturale sviluppo del bambino di 6-12 anni, alla sua fame di conoscenza, al suo bisogno di esplorare la moralità, al desiderio di agire insieme, alla tendenza verso l’immaginazione. Un bambino che poi, alle soglie dell’adolescenza, ricapitolerà tutto in una sua personale sintesi.

Quindi insegna come tutto sia collegato e interdipendente: storia e geologia, biologia ed evoluzione. Senza creare inutili barriere, come in una scuola Montessori non si creano barriere …

… fra le età e dove, per esempio, i più piccoli non hanno paura di presentare il loro lavoro ai più grandi.

Invece spesso si considera il bambino a scuola come un vaso vuoto da riempire. Di conseguenza…

… le materie seguono un schema lineare cui tutti devono attenersi: il programma. Invece…

…nella scuola Montessori i bambini stessi creano una rete di conoscenze attorno a ogni argomento che esplorano fino a che non sono soddisfatti.

In questa maniera possono vagare sulla rete delle conoscenze senza creare silos, ma invece creando connessioni tanto necessarie all’avanzamento del sapere.

La cultura a silos invece ha due nefasti effetti collaterali: primo, i silos promuovono il rifiuto delle responsabilità, il “non è compito mio”. Se non è compito mio spostare il ramo caduto, come in questa foto, vuol dire che non m’importa nulla se la linea che traccio sull’asfalto sarà meno che perfetta. Secondo, suddividere il sapere a silos non permette di valorizzare ciò che cade tra i silos. Come valutare, infatti, l’amore per la lettura oppure lo scrivere poesie?

E poi il senso della comunità.

Lo scienziato solitario chiuso nella sua torre d’avorio non esiste quasi più. Oggi la maggior parte delle scoperte sono fatte da collaborazioni di più scienziati, anche centinaia, come è normale al CERN.

Anche nella mia pubblicazione di cui parlavo hanno collaborato nove persone di tre gruppi differenti e di quattro diverse nazionalità. Ma questa è solo la punta dell’iceberg di quello che gli scienziati chiamano comunità scientifica.

In una comunità scientifica le idee si condividono non nelle conferenze in cui uno parla e gli altri cercano di catturare i punti più importanti. No, …

… le idee si scambiano attorno a un bicchiere di birra, in piedi facendo la fila per il buffet o raccolti attorno a un poster, come nella foto.

Nella scuola Montessori si impara a collaborare e a scambiarsi le idee lavorando assieme senza trovare inutili barriere.

In fin dei conti la famosa vignetta non è lontana dalla realtà.

E io rido quando leggo di un professore di Harvard che ha scoperto il “peer learning”, la collaborazione fra studenti per migliorare l’apprendimento. Professore! Sei arrivato con cento anni di ritardo!

Altro aspetto: il ruolo dei premi e dei riconoscimenti.

Questa è una scena che non vedrete mai in una scuola Montessori. Il perché ce lo dice chiaramente Maria Montessori: …

… “una delle cose che, in ogni modo, l’insegnante non deve fare, è di interferire per lodare, per punire o correggere errori. Se dite a uno scolaro che non sa fare una cosa, vi potrà facilmente rispondere: «Perché me lo dici, lo so già!» Questa non è correzione, ma presentazione dei fatti.” Idee rafforzate da uno …

… studio dell’MIT. Lì hanno messo in piedi un esperimento per determinare che cosa ci motiva veramente. Hanno promesso una ricompensa monetaria per ogni attività completata. Qual è stato il risultato? Se il compito era puramente meccanico, allora lo schema funzionava: più soldi ottenevano risultati migliori. Ma non appena il compito ha richiesto un impegno cognitivo, più soldi hanno prodotto minori risultati.

Un fenomeno simile accade nel mio mondo. Nel mondo accademico tendiamo ad usare il cosiddetto software FOSS (Free Open Source Software) che spesso è migliore e più avanzato di quello commerciale, oltre a essere gratuito.

Questi software sono scritti da persone che ci lavorano al di fuori del loro lavoro retribuito e non ricevono denaro per questo lavoro. Quindi cosa li motiva a produrre pezzi di ingegneria così perfetti?

Il film continua …

… mostrando quali sono i veri motivatori: autonomia, maestria e scopo.

Gli sviluppatori di software libero non hanno un capo. Decidono da soli di lavorare su questo software perché si considerano i migliori nel loro campo e vogliono che gli altri li riconoscano per la loro maestria. Non ultimo il software che sviluppano ha uno scopo chiaro ed è spesso utilizzato dagli sviluppatori stessi per il loro lavoro.

E cosa vedo in una scuola Montessori?

Bambini che scelgono in autonomia il lavoro da fare. Bambini che provano e riprovano fino a che non si sentono i maestri della catena del mille.

Bambini che non fanno le cose “per finta”. Se fanno una torta, fanno una vera torta.

Se collaborano con il ristorante tre stelle di fianco alla loro scuola, preparano dei piatti che andranno in sala da veri avventori che li avevano ordinati.

E infine l’aspetto che mi ha sempre stupito: la concentrazione.

La concentrazione è la prima cosa che si nota entrando in una scuola Montessori.

Qualche anno fa Mihály Csíkszentmihályi, uno psicologo di origini ungheresi, ha iniziato a studiare questa condizione di profonda concentrazione che ha chiamato “Flow”. Ma, caro professore, le bastava …

… visitare una scuola Montessori per trovare tutto il suo lavoro condensato in quattro righe da Maria Montessori: …

… “La prima premessa per lo sviluppo del bambino è la concentrazione. Il bambino che si concentra è immensamente felice.” Per fortuna un suo allievo, …

… il già citato Kevin Rathunde, si è messo a studiare la concentrazione in queste scuole.

Quali sono le condizioni per entrare nel “Flow”? In primo luogo, per entrare in questo stato ci devono essere regole chiare. E che cosa si trova in una scuola Montessori? Regole chiare!

In secondo luogo, è necessario un feedback immediato e chiaro sul punto in cui ci si trova nel lavoro scelto. E questo è esattamente ciò che offre il materiale Montessori. Ad esempio, nel lavoro di infilo delle perle, la lunghezza della stringa è esattamente ciò che serve, così il bambino vede a colpo d’occhio a che punto si trova nel suo lavoro.

Ma la condizione più importante per entrare in “Flow” è che la difficoltà del compito (i puntini rossi) dovrebbe essere bilanciata o appena sopra le capacità della persona.

In questa maniera la persona entra nel cosiddetto “canale del Flow” perché, …

… se il compito è troppo facile, si annoia (1). Se troppo difficile entra in ansia (2). Se invece la difficoltà è ben bilanciata, rimane nel “canale del Flow” (3) e può entrare in tale stato di concentrazione.

Che cosa succede al riguardo in una scuola Montessori?

La maestra propone un lavoro, vede che è troppo semplice e il bambino inizia ad annoiarsi; ne propone un altro che invece è un po’ troppo difficile. Alla fine ne suggerisce uno che è adatto alle capacità e agli interessi del bambino che così può concentrarsi ed entrare in “Flow” e, come conseguenza, essere “immensamente felice”.

Come fa l’insegnante ad arrivare a questo risultato? Osservando attentamente ogni bambino. In questo compito la maestra agisce come uno scienziato, che mette alla prova ipotesi su che tipo di aiuto potrebbe essere più utile a questo particolare bambino o se questi è pronto per nuove sfide. Non è un compito facile, ma ci vuole allenamento per diventare uno scienziato. Per questo io ammiro le brave maestre Montessori. Per me sono delle reali …

… “Wonder women”. Delle maestre ben formate, che amano il loro lavoro, che mettono sempre il bambino al centro, sono l’ingrediente essenziale affinché la scuola Montessori possa aiutare il bambino completo a raggiungere il suo pieno potenziale in tutte le aree della vita.

Ma già, parlando di modernità delle idee di Maria Montessori, c’è sempre qualcuno che obietta che nelle scuole Montessori non c’è tecnologia e che quindi è vecchia e arretrata.

Non è vero. La scuola Montessori è perfettamente adatta a preparare i nostri futuri adulti per un domani dove la tecnologia la farà da padrone. Questo discorso però ci porterebbe molto lontano, ma potrebbe essere argomento di un futuro incontro.

Nel frattempo troverete molto materiale nel mio libro “La pedagogia Montessori e le nuove tecnologie”. Libro cui Grazia Honegger Fresco ha scritto una bella prefazione. Solo un pensiero.

Quando guardo i colleghi che ho attorno al lavoro, in quel piccolo squarcio sul futuro che è il centro di calcolo, che cosa vedo?

Non vedo persone che sanno tutto, anche perché nel mio campo la conoscenza tecnica diviene obsoleta nel giro di sei mesi. Questi, come dice Hoffer, …

… saranno ben attrezzati per affrontare un mondo che non esiste più. La Linea Maginot era perfettamente preparata per un futuro che non si è verificato, anzi, sappiamo tutti come è andata a finire. Con altre parole …

…la Dottoressa sosteneva esattamente lo stesso, che bisogna dare ai nostri piccoli “una capacità di adattamento flessibile e pronta”.

Però prima domandiamoci che cosa vogliamo divengano i nostri figli o allievi. Vogliamo che divengano…

… degli “schiaccia bottoni” che utilizzano la tecnologia, ma non la conoscono?

Pensate che l’indagine “Tech Habits 2016” della Samsung, ha scoperto, tra l’altro, che “l’88% degli italiani usa termini legati alla tecnologia pur non avendo minimamente idea di ciò di cui si sta parlando”. Terribile.

Per me è quindi molto più importante una scuola che…

… afferma che l’“obiettivo primario dell’educazione Montessori è preparare il bambino completo a raggiungere il suo pieno potenziale in tutte le aree della vita” in modo che …

… il singolo bambino “…avesse piuttosto la testa ben fatta che ben piena”. Se non è modernità questa…

Grazie per l’attenzione!

 

Riferimenti utili

Angeline Lillard, “Montessori: The Science behind the Genius”www.montessori-science.org
Le domande frequenti su Montessorimariovalle.name/montessori/faq.html
Le ricerche di Adele Diamondwww.devcogneuro.com
Kevin Rathunde, “Montessori education and optimal experience: a framework for new research”www.montessori-namta.org/PDF/rathundeframework.pdf
Angeline Lillard e Nicole Else-Quest, “Evaluating Montessori Education”, Science, Vol. 313, September 29th 2006, p. 1893–1894, DOI: 10.1126/science.1132362Traduzione italiana: mariovalle.name/montessori/scienceitaliano.pdf
Mario Valle, “Supercalcolatori e superbambini”, il Quaderno Montessori, 2008, n. 100, pp. 9–15mariovalle.name/montessori/supercalcolatori-e-superbambini.pdf
Mario Valle, “La pedagogia Montessori e le nuove tecnologie”, Il leone verde (2017)mariovalle.name/montessori/libro-nuove-tecnologie
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