Mario Valle Web

La visione cosmica e le implicazioni per un’educazione alla nonviolenza

In piena guerra, confinata in India, Maria Montessori tiene corsi, sperimenta e osserva instancabilmente, elaborando il progetto grandioso dell’“Educazione Cosmica”. In un periodo di conflitti e divisioni ha trovato l’ardire di proporre al bambino il Mondo e l’Universo intero con tutte le loro interdipendenze e connessioni. Scriveva nel suo Come educare il potenziale umano: “Si spera che quando questo sentimento d’amore per tutti i soggetti possa essere suscitato nei bambini, le persone diventeranno più umane e le guerre brutali verranno a finire”. Oggi l’educazione cosmica è il “filo rosso” che lega tutta quanta la proposta montessoriana.

In questa chiacchierata ci concentreremo su un aspetto dell’educazione cosmica che collega i bambini di sei anni a quei bambini curiosi e capaci di meravigliarsi che sono gli scienziati. La perfetta corrispondenza tra un modo di apprendere legato a connessioni e riferimenti e la struttura del cervello umano. Non è un aspetto secondario: conoscere crea ponti tra le persone, come accade quotidianamente nel mio lavoro, dove i miei colleghi provengono da una quindicina di paesi differenti.


Buongiorno! E innanzitutto grazie per questo invito che mi ha permesso di ritrovare gli amici di “Senza Zaino” dopo cinque anni dal nostro primo incontro a Pontedera.

Scolasticamente parlando sono nato in una scuola a silos. Una scuola dove le materie erano ben separate, dove alcune materie erano più importanti di altre, dove non era assolutamente considerato tutto ciò che cadeva tra un silos e l’altro.

Una scuola che per me era un posto dove si andava, ci si sedeva, si ascoltava la maestra, si facevano delle cose, per non passare guai si faceva il minimo indispensabile per avere la sufficienza e poi si tornava a casa dove mi attendeva ciò che realmente mi interessava.

All’epoca mi entusiasmavano i viaggi spaziali. Pensate che addirittura andavo un’ora prima dal dentista per potermi sedere in sala d’aspetto a leggere Epoca con i suoi reportage su astronauti, missili e satelliti. Col tempo i miei interessi sono mutati, ma il discorso non cambia.

Continuando il mio percorso scolastico ho visto questa corsa ai silos continuare inalterata. Anche se le materie si avvicinavano sempre più ai miei interessi, continuavano a essere blocchi isolati tra loro. Ho trovato sì qualche rarissima eccezione. Ricordo il professore di analisi 2 che fra un teorema e l’altro raccontava storie sulla vita e il lavoro dei matematici. Ma erano, appunto, delle eccezioni. Oggi sicuramente molte cose sono cambiate nel panorama scolastico, ma questa è l’esperienza scolastica che ho vissuto.

A proposito di silos, non sarebbe bello poterli buttare via e invece insegnare a costruire ponti fa i saperi e poi fra le persone fin dai primi anni di scuola?

Non sarebbe bello affascinare il bambino, invece di annoiarlo, offrendogli la grandiosità e il mistero del mondo e dell’universo intero per saziare la sua sete di sapere?

Come sono arrivato a pormi queste domande, io che mi muovo fra scienziati e supercalcolatori? Come posso parlare di scuola io che non sono “dell’ambiente”? Ma andiamo con ordine.

La mia storia professionale mi ha portato al Centro Svizzero di Calcolo Scientifico a Lugano, a contatto con colleghi di più di 15 nazionalità differenti e con percorsi professionali e interessi extra-lavorativi dei più disparati, collaborando con scienziati dei rami più diversi.

Lavorando con questa gente mi sono reso conto di quanto …

… sia connessa la scienza, di quanto i vari campi del sapere si “contaminino” a vicenda. Non solo, nel mio lavoro ho scoperto che i risultati scientifici più entusiasmanti avvengano spesso al confine tra discipline diverse e di questo ne ho esperienza diretta.

Qualche anno fa ho collaborato con chimici teorici, cristallografi computazionali e scienziati sperimentali esperti delle altissime pressioni, cinesi, russi e tedeschi. Insieme abbiamo scoperto e verificato sperimentalmente un comportamento assolutamente inaspettato del sodio. Uno studio che si è guadagnato un posto sulla prestigiosa rivista Nature. Pensate, il mio contributo prendeva le mosse nientemeno che da un metodo utilizzato nelle biblioteche, nulla a che vedere con la cristallografia o la chimica.

Senza andare a elencare esempi dall’empireo della scienza, ne cito solo uno di cui tutti noi abbiamo esperienza: il Velcro. L’idea della sua struttura è nata perché l’ingegnere svizzero George De Mestral era stufo di togliere i frutti uncinati della bardana dai suoi calzoni dopo la caccia. Però non ha liquidato la cosa come una scocciatura, ma ha iniziato a osservarli con cura e curiosità e così è nato il Velcro.

Purtroppo, come osservava Winston Churchill, la maggior parte della gente passa oltre questi collegamenti, non li vede. Forse non ha mai avuto un’insegnante che facesse apprezzar loro la bellezza insita nelle connessioni fra idee e concetti.

Anch’io, nel 2006, sono inciampato su qualcosa che ha cambiato il mio modo di vedere questi nostri cuccioli, i nostri bambini. Qualcosa che mi ha portato a fermarmi, a pormi domande e a studiare con curiosità.

Chiariamo, io non sono solo uno scienziato, sono per prima cosa un papà che ha scelto la scuola Montessori per suo figlio. Ma l’ho scelta sulla fiducia. Né io, né mia moglie sapevamo che cos’era questo Montessori. Lei qualcosa aveva studiato, invece la mia era ignoranza totale, se si eccettuano quei luoghi comuni che tutti abbiamo sentito: i tavolini bassi, le perline, fanno ciò che vogliono… I motivi che ci hanno spinto a cercare una scuola diversa da quella sotto casa ci facevano desiderare solamente una scuola che per prima cosa rispettasse nostro figlio come persona. Non ci interessava proprio il metodo educativo o didattico.

Ma poi, vedendolo felice di andare a scuola e, cosa più importante, che aveva ritrovato fiducia in sé stesso, ci è venuta la curiosità di capire che cosa avesse di speciale o di diverso questa scuola. Abbiamo iniziato a partecipare a tutti gli eventi per i genitori, siamo andati all’Open Day…

…e lì ho scoperto, tra le tante cose nuove e sorprendenti, questa “striscia del tempo” che raccoglie e unifica in maniera grafica la storia, la geologia, l’evoluzione della vita e il nostro posto su questo pianeta. Mi sorprese perché al centro di calcolo mi occupavo a quel tempo di visualizzazione scientifica, …

… cioè di quei metodi che rendono visibili i numeri prodotti in quantità dai supercalcolatori, come questo studio del collasso di una stella. Le tecniche usate sono le più varie, c’è n’è perfino una che ricorda …

… da vicino quello che ho visto alla scuola Montessori.

Ma non è tanto il formato grafico che mi ha impressionato. È stato il vedere connessioni concrete, il vedere che a scuola si possono abbattere le barriere tra i silos. Ma non è stata la sola scoperta.

Ho trovato una scuola che con le sue classi aperte insegna a non creare muri, almeno fra le età e ad accettare la curiosità dei più piccoli. Ho visto usare materiali sensoriali e perciò visibili che aiutano a comunicare trasversalmente anche con chi non sa leggere.

Dove i più piccoli non hanno paura di presentare il loro lavoro ai più grandi.

Dove la collaborazione è scelta, voluta e non imposta. Dove non c’è lo stigma del copiare o dell’essere l’ultimo della classe. Dove non si sa nemmeno che cosa sia il bullismo.

Tutto questo me l’hanno presentato come Educazione Cosmica. Suona molto “New Age” nevvero? Nulla di più lontano dalla realtà.

Innanzitutto ho capito che l’Educazione Cosmica non è una disciplina o una materia di studio. È una prospettiva. Non è un contenitore, è un modo di unificare tutto, di correlare fra loro tutte le materie, che trovano il loro centro in una visione cosmica. È rispondere al naturale sviluppo del bambino di 6-12 anni, alla sua fame di conoscenza, al suo bisogno di esplorare la moralità, al desiderio di agire insieme, alla tendenza verso l’immaginazione. Un bambino che poi, alle soglie dell’adolescenza, ricapitolerà tutto in una sua personale sintesi.

L’Educazione Cosmica è quindi un filo che collega tutta la proposta montessoriana, non è una filosofia astratta o un vuoto “Peace & Love” o, peggio, un’ecologia punitiva e anemica.

Perché per Montessori l’Educazione Cosmica è mostrare al bambino l’interdipendenza di tutte le forme di vita, di tutti gli ambienti terrestri, del sole, dell’acqua e dell’aria. È mostrare che siamo una sola famiglia umana con la stessa origine e gli stessi bisogni. È parlare di una solidarietà nello spazio e nel tempo che collega gli umani: nell’era della globalizzazione l’idea è di un’attualità sconvolgente. È sperimentare come la pace e la convivenza sociale possano scaturire da un fondamento molto più solido del generico “vogliamoci bene”. Basterebbe questo per contribuire al tema della giornata.

Il progetto dell’Educazione Cosmica nasce negli anni della guerra quando Maria Montessori è confinata in India. Qui tiene corsi, sperimenta e osserva instancabilmente, elaborando questo progetto su cui lavorava già da quasi dieci anni. Le sue allieve e soprattutto suo figlio Mario contribuiscono con le idee, la cultura e le suggestioni di quel grande paese.

Maria Montessori non scriveva manuali. Forse questo libro è quello che più si avvicina a un manuale. Ma nemmeno lì troviamo una definizione da enciclopedia di che cos’è l’Educazione Cosmica. Ma qui e in altri libri ci sono tanti spunti scritti con il suo stile consueto, come questo: “Dai a Dio ciò che è di Dio: ma ora dai all’uomo ciò che è dell’uomo. Bisogna sviluppare nel bambino un’ammirazione di questa umanità inconscia che pensa e crede di lavorare per sé stessa e invece lavora per gli altri... Questo prende l’immaginazione del ragazzo, ne suscita la curiosità, ne risveglia l’interesse e noi a questo ci dobbiamo dedicare perché è il compito fondamentale.” Eccoli qua i due temi che mi hanno colpito nell’Educazione Cosmica: l’importanza dell’immaginazione e l’interconnessione del sapere.

L’arma più potente per passare al bambino le idee che abbiamo visto è l’immaginazione. Maria Montessori osservava: “Ciò che [il bambino] apprende deve essere interessante, deve affascinarlo: bisogna offrirgli cose grandiose: per cominciare, offriamogli il Mondo” (Dall’Infanzia all’Adolescenza, cap. V pag. 45) più avanti nello stesso libro rincara la dose: “L’immaginazione è la grande potenza di quest’età; e, dal momento che noi non possiamo offrirgli il tutto, tocca al bambino immaginarlo. L’istruzione dei bambini dai sette ai dodici anni deve richiamare la loro immaginazione, dalla quale deve scaturire la rappresentazione della realtà. È necessario quindi essere rigorosamente esatti e precisi: l’esattezza, come il numero e come tutto ciò che è matematico, servirà a costruire questa rappresentazione della realtà. Ora, cos’è che colpisce l’immaginazione? Prima di tutto, la grandiosità, e poi il mistero. L’immaginazione è capace di ricostruire l’insieme, quando conosce il dettaglio reale.” (Maria Montessori, Dall’infanzia all’adolescenza pp. 56-57). Il mistero: potente antidoto a una società che non è più capace di meravigliarsi di nulla perché tutto è dovuto. Le fa da contraltare Antoine de Saint-Exupéry che scrive: …

… “Se vuoi costruire una nave, non radunare uomini per raccogliere il legno, distribuire i compiti e suddividere il lavoro, ma insegna alla gente la nostalgia del mare infinito.” Una bellissima strategia didattica, tra l’altro.

Dopo la meraviglia e l’immaginazione, quel punto che a me sta così tanto a cuore: il creare legami e connessioni fra i saperi.

Come facciamo, si domandava Maria in India, a dare questa visione cosmica al bambino? A fargli vedere l’ordine che vi regna? Non descrivendo, elencando e sistematizzando, ma dispiegando e comprendendo le connessioni e le relazioni che creano quest’ordine. Perché, appunto, “noi non possiamo comprendere un sasso senza capire almeno qualcosa del grande sole!” perciò…

… qui abbiamo il come e il perché: “Ecco quindi uno dei principi fondamentali dell’educazione: insegnare i dettagli significa portare confusione. Stabilire la relazione tra le cose, significa dare conoscenza.” (Dall’infanzia all’adolescenza, p. 100). Sono gli stessi motivi ribaditi in un altro libro: “Il principio fondamentale dell’educazione è la correlazione fra tutte le materie, che trovano il loro centro nel piano cosmico.” (Come educare il potenziale umano, pag. 121).

Facciamo un esempio concreto. La matematica, come linguaggio universale, ha il suo posto nell’Educazione Cosmica. Le simmetrie di questa visione dell’Alhambra di Granada sono matematica, ma c’è anche la storia dell’invasione araba della Spagna, la geografia (dov’è Granada?), l’arte, la storia delle religioni, la gastronomia (che cosa si mangia a Granada?).

Del resto se ne parla anche nel libro “Psicoaritmetica”, dove questo allargare gli orizzonti si mostra far bene anche alla matematica stessa. Non è solo un unire utilitaristico per spiegare meglio una materia. È insegnare a ragionare in un certo modo. E se qualcuno mi dice che ci sono troppe conoscenze da trasmettere …

… ribadisco che apprendere non è riempire i dischi dei miei supercalcolatori di simboli astratti. Il supercalcolatore accumula, non apprende (in generale) e il bambino non è un disco di computer (o un vaso) vuoto da riempire.

Per Montessori bisogna dare al bambino il massimo dei germi d’interesse, l’amore per la conoscenza e la curiosità. Poi, sarà lui che saprà cercare i fatti e i dettagli al momento opportuno. Vogliamo citare Rodari? Scrive in “Scuola di Fantasia”: “Se noi intendiamo «le basi» che la scuola deve consegnare al bambino, al giovane, al ragazzo, in senso quantitativo, noi ci mettiamo nella condizione di quel bambino descritto da sant'Agostino mentre sta tentando di vuotare l'oceano con un secchiello. Lo stesso è la nostra scuola che dà al bambino un pochino di aritmetica, un pochino di geografia, un pochino di storia. Gli dà dei secchielli di questo oceano, ma queste non sono più «basi» oggi. Oggi le basi non devono più essere quantitative, devono essere qualitative, cioè al bambino noi non possiamo consegnare l'oceano un secchiello alla volta, però gli possiamo insegnare a nuotare nell'oceano e allora andrà fin dove le sue forze lo porteranno, poi inventerà una barca e navigherà con la barca, poi con la nave…” (Gianni Rodari, “Scuola di Fantasia”, p. 42).

Ecco, significa dare un diverso modo di ragionare piuttosto che secchielli di nozioni.

Consideriamo un altro fatto. La nostra memoria è una memoria associativa, non una memoria lineare come quella di un computer. Più agganci ha, più le sarà facile incasellare e ricordare nuovi concetti. Ce lo fanno vedere chiaramente le “Mind Map” in cui il fatto di scrivere, i colori, le frecce, i disegni aiutano a creare nuove idee, a riassumere un libro o a capire un concetto rendendo visibili i collegamenti.

I collegamenti nascono più facilmente quando ascoltiamo una storia. Nell’Educazione Cosmica si usano molto questi cartelloni, cosiddetti “impressionistici”, che non vogliono trasmettere un concetto scientifico in maniera precisa, vogliono piuttosto stimolare la curiosità e l'interesse per il mistero nascosto anche in una legge fisica. Perché funzionano? Perché noi siamo “cablati per le storie”. Il nostro cervello è abituato da anni e anni di evoluzione ad apprendere più facilmente da una storia, magari raccontata attorno al fuoco, che da un elenco di fatti. Del resto gli scienziati antichi lo sapevano bene e scrivevano dialoghi, come Galileo, non pagine di formule e teoremi. Per farvi capire l’importanza delle storie, ne ho trovata una che può far intravvedere a noi adulti, che cosa è una “Grande Lezione”, come sono chiamate le presentazioni che la maestra Montessori fa ogni tanto a tutti i suoi allievi assieme.

La racconta Edgar Morin, nel suo libro “Una testa ben fatta”, che durante un banchetto al castello Beychevelle un autorevole enologo domandò a Michel Cassé che cosa vedesse un astronomo nel suo bicchiere di Bordeaux. Questi rispose: “Vedo la nascita dell’Universo perché vedo le particelle che vi si sono formate nei primi secondi. Vedo un Sole antecedente il nostro poiché i nostri atomi di carbonio si sono forgiati in seno a quell’astro che è esploso. Poi quel carbonio si è legato ad altri atomi in quella sorta di pattumiera cosmica, i cui detriti, aggregandosi, formeranno la Terra. Vedo la composizione delle macromolecole che si sono assemblate per far nascere la vita. Vedo le prime cellule viventi, lo sviluppo del mondo vegetale, l’addomesticazione della vite nei paesi mediterranei. Vedo i baccanali e i festini. Vedo la selezione dei vitigni, una cura millenaria attorno alle vigne. Vedo infine lo sviluppo della tecnica moderna che oggi permette di controllare con strumenti elettronici la temperatura della fermentazione nelle cantine. Vedo tutta la storia cosmica e umana in questo bicchiere di vino e, beninteso, anche la storia specifica del Bordolese” (Edgar Morin, Una Testa Ben Fatta, Raffaello Cortina Editore, pag. 33).

Ecco. Tutto questo, i collegamenti, l’immaginazione, l’interdipendenza e tutta l’Educazione Cosmica contribuisce a creare quella “società per coesione” di cui parla Maria Montessori e che si vede così chiaramente in ogni scuola Montessori degna di questo nome. Non solo le interconnessioni tra i viventi e le comuni origini della famiglia umana possono essere la base per una società non violenta. Consideriamo, infatti, che una società di ignoranti è facile preda della violenza, per cui riandiamo…

… alle parole che Dante mise in bocca a Ulisse nella Divina Commedia: “Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza”. Ecco perché finora ho insistito tanto sull’aspetto cognitivo e intellettuale di questa visione cosmica.

Qui però c’è un problema potenziale, il rischio di separare la parte alta dell’essere umano, il pensiero e il raziocinio, dalla parte animale, i muscoli e il movimento. No. Per Montessori il fine dell’educazione è preparare l’essere umano completo. Non c’è dualità mente-corpo. Anzi, il movimento è la base della cognizione. Ce lo ricordano le neuroscienze.

Studi che hanno dimostrato come “lo stesso rigido confine tra processi percettivi, cognitivi e motori finisce per rivelarsi in gran parte artificioso: non solo la percezione appare immersa nella dinamica dell’azione, risultando più articolata e composita di come in passato è stata pensata, ma il cervello che agisce è anche e innanzitutto un cervello che comprende”, come sintetizza Giacomo Rizzolatti, lo scopritore dei neuroni specchio.

Questa divisione è così assurda che si accomuna a quella di chi, per comprendere come funziona un essere umano, lo suddividesse negli elementi chimici che lo compongono. Ditemi, che c’è di differente da quel che fa una scuola che pretende di lasciar fuori la fantasia e l’immaginazione e si concentra solo sulle nozioni? Montessori non è tenera con tale scuola: “In generale gli educatori riconoscono l’importanza della fantasia, ma la vorrebbero coltivare a parte, separatamente dall’intelligenza, proprio come vorrebbero separare quest’ultima dalle attività manuali: sono i vivisezionisti della personalità umana.” (Come educare il potenziale umano, p. 30)

Ecco, appunto. Finora abbiamo parlato in positivo dell’unità del sapere, ma quali sono i rischi e le conseguenze di una suddivisione innaturale fra i saperi e uno spezzettare l’essere umano?

Primo, i silos promuovono il rifiuto delle responsabilità, il “non è compito mio”. Se non è compito mio spostare il ramo caduto, come in questa foto, vuol dire che non m’importa nulla se la linea che traccio sull’asfalto sarà meno che perfetta. E non mi importerà nulla dei miei simili che transiteranno per quella strada. Si parte da qui per arrivare alle migliaia di scienziati …

… che hanno lavorato allo sviluppo della bomba atomica. Non giudico la scienza o la rettitudine di queste persone. Quello che mi ha colpito è che molti di loro sono stati spinti fuori dall’orticello della loro specializzazione dallo scoppio delle bombe atomiche e solo allora si sono resi conto delle conseguenze delle loro ricerche e …

… sono corsi ai ripari fondando il movimento Pugwash per il disarmo nucleare i cui ispiratori, Einstein e Bertrand Russell, scrissero nel loro famoso manifesto del 1955: “Ci appelliamo come esseri umani ad altri esseri umani: ricordate la vostra umanità e dimenticate il resto.” Un buon programma, magari da iniziare in giovane età.

Ma c’era qualcuno che, benché coinvolto in tutto questo sconquasso, cercò di guardare lontano. Vannevar Bush, direttore durante la guerra dell’Office of Scientific Research and Development del governo americano, ufficio che aveva coordinato gli sforzi bellici di ben 6000 scienziati, cominciò a chiedersi che cosa si potesse fare per risolvere questi terribili problemi che, sia detto per inciso, anche lui aveva contribuito a creare. Così, nel luglio del 1945, poco prima dell’ultimo sussulto tragico della guerra con le bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki, raccolse la sua visione e le sue idee…

…nell’articolo: “As We May Think” che si traduce in “Come potremmo pensare”. Uno scritto visionario, un vero squarcio sul futuro. Un pezzo ancor oggi citatissimo.

“C’è una montagna crescente di ricerche” scrive nell’articolo “ma vi è una crescente consapevolezza che oggi ci stiamo impantanando man mano che la specializzazione si estende”. La soluzione? Il fisico David Deutsch, nel suo libro La trama della realtà, sostiene che sì, la conoscenza di fatti specifici diventa inevitabilmente specializzata, ma la comprensione no, per niente. Per comprendere qualcosa, diceva, dobbiamo cercare l’unificazione della conoscenza. Anche la proposta di Bush va in questa direzione, sebbene in forma più tecnologica.

Parla di specializzazione, con un taglio sorprendente, anche un’altra scienziata, Maria Montessori …

… in un discorso tenuto al Bureau International d’Éducation a Ginevra nel 1932: “Sembra singolare e non consono ai nostri tempi, in cui è così vivo il culto della «specializzazione», io sia chiamata a parlare della pace; della pace che, se fosse elevata a disciplina, nessuna ve ne sarebbe di più alta, poiché da essa dipende la vita stessa del popolo e forse il progredire o lo sparire di tutta la nostra civiltà. È singolare infatti che non esista una scienza della pace sviluppata, almeno nei suoi caratteri esterni, come quella della guerra, per quanto si riferisce agli armamenti e alla strategia.” (Educazione e Pace, Edizioni ONM, 2004, p. 3).

Con tutto quello che abbiamo visto oggi, forse possiamo costruire questa scienza della pace. Io sono convinto che se insegno a costruire ponti che uniscano il sapere ad arcipelago in cui siamo sempre più immersi.

Se rendo partecipi i miei bambini e ragazzi, i miei “abitanti del futuro” dell’unità e interdipendenza del tutto. Se trasmetto loro la comune origine e i comuni bisogni della famiglia umana cominciando dal rispetto per i compagni più piccoli. Se presento la storia senza dividerla fra buoni e cattivi, senza giudicare, ma facendo capire la fragilità umana. Se in questa visione cosmica educo l’uomo completo, allora sì che avrò creato una duratura scienza della pace.

Impegniamoci quindi ad andare oltre le ovvietà superficiali e i luoghi comuni e a sforzarci di capire la risposta cosmica e universale che Maria Montessori dava ai bisogni del bambino in quel grande arazzo che è l’Educazione Cosmica.

Concludo con un grande ringraziamento a chi mi ha aiutato a comprendere questa Visione Cosmica che Maria Montessori ha donato a tutti e a chi ogni giorno si sforza di renderla reale nella propria scuola.

Grazie!

 

Riferimenti utili

Y. Ma, M. Eremets, A. R. Oganov, Y. Xie, I. Trojan, S. Medvedev, A. O. Lyakhov, M. Valle, and V. Prakapenka, Transparent dense sodium, Nature, vol. 458, pp. 182-185, March 14, 2009.www.nature.com/nature/journal/v458/n7235/full/nature07786.html
V. Bush, As We May Think, The Atlantic, July 1945www.theatlantic.com/magazine/archive/1945/07/as-we-may-think/303881
M. Montessori, “Dall’Infanzia all’Adolescenza”, FrancoAngeli (2009)www.francoangeli.it/Ricerca/Scheda_libro.aspx?ID=17138
M. Montessori, “Come educare il potenziale umano”, Garzanti (2007)www.garzanti.it/libri/maria-montessori-come-educare-il-potenziale-umano-9788811679196
M. Montessori, “Psicoaritmetica”, Edizioni ONM (2000)http://www.operanazionalemontessori.it/index.php?option=com_content&task=view&id=417&Itemid=48
M. Montessori, “Educazione e Pace”, Edizioni ONM (2004)www.operanazionalemontessori.it/index.php?option=com_content&task=view&id=76&Itemid=48
G. Rodari, “Scuola di Fantasia”, Einaudi (2014)www.einaudi.it/libri/libro/gianni-rodari/scuola-di-fantasia/978880620570
D. Deutsch, “La trama della realtà”, Einaudi (1997)www.einaudi.it/libri/libro/david-deutsch/la-trama-della-realt-/978880614227
E. Morin, “Una Testa Ben Fatta”, Raffaello Cortina Editore (2000)www.raffaellocortina.it
G. Rizzolatti, C. Sinigaglia, “So quel che fai. Il cervello che agisce e i neuroni specchio”, Raffaello Cortina Editore (2006)www.raffaellocortina.it
Pugwash Conferences on Science and World Affairspugwash.org
MindMaps alla scuola Montessorimariovalle.name/montessori/mindmaps.html
Centro Svizzero di Calcolo Scientifico (CSCS)www.cscs.ch
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