Mario Valle Web

Il Big Bang dell’Educazione Cosmica

Ho sentito parlare di Educazione Cosmica per tanti anni, ma è stata la richiesta di commentare il racconto della nascita dell’universo che mi ha dato l’innesco per approfondire il significato di questa idea che pervade l’intero sistema educativo di Maria Montessori e ne è l’ispiratrice più profonda.

In questa ricerca, due temi che la Dottoressa ha distillato dalla sua conoscenza dei bisogni del bambino sono entrati in risonanza con la mia esperienza professionale: l’importanza dell’immaginazione e l’interconnessione fra le varie parti del sapere.

In questa chiacchierata cercherò di trasmettervi lo stupore che ho provato nel scoprire questi aspetti dell’Educazione Cosmica che tutto unisce e che, dal mio punto di vista da “outsider”, sono forse più attuali oggi di quanto lo fossero negli anni quaranta quando vide la luce il racconto che narra di “Iddio che non ha mani”.

 

Benvenuti! Io lavoro come “data scientist” in una delle istituzioni scientifiche di punta della Svizzera: il Centro Svizzero di Calcolo Scientifico a Lugano, CSCS per gli amici, dove sono quotidianamente alle prese con scienziati e con i loro calcoli e simulazioni. E fra loro ovviamente ci sono anche …

… astrofisici che studiano e simulano la nascita dell’universo.

In questa veste qualche tempo fa mi è stato chiesto dalla Deutschen Montessori-Gesellschaft, l’Associazione Montessori Tedesca, di commentare …

… il primo racconto cosmico intitolato “Iddio che non ha mani” che narra, appunto, della nascita dell’universo. Insomma, volevano uno sguardo da scienziato, da “outsider” a questo testo. …

… I miei commenti e pensieri sono stati poi inseriti in un bel libro sull’Educazione Cosmica… Se solo riuscissi a capire che cosa c’è scritto!

Però qualcosa mi sembra di aver intuito, e ve lo esporrò più avanti, cioè che questi racconti sono solo uno dei tasselli nel grande arazzo dell’Educazione Cosmica. Per quello che ho letto, in tutta l’opera di Maria Montessori il termine “cosmico” non appare con grande frequenza, tuttavia marca i momenti più significativi dell’esposizione del suo pensiero. Insomma, è un’idea che pervade e unifica tutto il progetto che oggi conosciamo sotto il nome di Metodo Montessori.

Sia ben chiaro, in questa mia esposizione non oso sostituirmi a chi conosce e vive le idee di Maria Montessori. Voglio invece condividere con voi quello che ho imparato mentre preparavo il testo pubblicato e come l’approfondire che cosa è l’Educazione Cosmica mi abbia convinto una volta di più che le idee di Maria Montessori sono attuali e rilevanti oggi anche in un campo così distante come quello del calcolo scientifico.

Come vi dicevo, fra gli utenti del centro di calcolo ci sono vari astrofisici, come il Prof. Lucio Mayer dell’Università di Zurigo che ha prodotto la prima simulazione realistica della nascita di una galassia. Non a caso, l’ha fatto sui supercomputer del CSCS.

Dovete sapere che uno dei compiti che ci si assume quando si entra a far parte di una comunità scientifica, è quello di rendersi disponibili a fare da revisori anonimi per i lavori che altri scienziati sottomettono per la pubblicazione in una rivista scientifica o la presentazione a un congresso. E anch’io dedico del tempo a questo lavoro il cui fine è sempre e solo quello di produrre buona scienza.

Capirete allora l’animo con cui mi sono messo a fare la “review” del racconto. Di come il mio lato da scienziato stava già impugnando il machete per andare giù duro…

… su quello che consideravo non scientificamente corretto. E poi gli angeli che salgono e scendono proprio non mi andavano giù!

Per fortuna mi sono accorto in tempo che stavo prendendo una scorciatoia, che stavo viaggiando col pilota automatico. Insomma, stavo applicando la mia esperienza al contesto sbagliato.

Ho fatto allora un passo indietro e sono ripartito dal considerare dove e quando è stato scritto il racconto, dall’immaginare come Maria Montessori avesse ideato il suo progetto cosmico e, soprattutto, dall’analizzare i punti di contatto fra queste idee e il mio lavoro scientifico.

E allora “Bam!”. Sì che c’è stato il Big Bang nella mia testa! Ma andiamo con ordine.

Mario Montessori ha scritto la storia della nascita dell’universo e della terra come ricordava gliel’avesse raccontata sua madre in India, attorno al 1940. Questa “fiaba cosmica” fu pubblicata sul numero di dicembre 1958 della rivista dell’AMI “Communications”, e a marzo dell’anno successivo, tradotta in italiano e con l’aggiunta di alcune righe di presentazione, sulla rivista dell’Opera Nazionale Montessori “Vita dell’Infanzia”.

La storia è stata concepita in India, dicevo, tuttavia credo che il lavoro di ideazione fosse già iniziato una decina di anni prima in un contesto sociale che conosceva e ammirava le scoperte della scienza.

A quel tempo Georges Lemaître notava per primo — ed era il 1927 — che un universo in espansione può essere fatto risalire nel tempo a un singolo punto d’origine o “atomo primigenio”, come lui lo chiamava, e Edwin Hubble, due anni dopo, aveva confermato questa idea con le sue osservazioni della recessione delle galassie. Si può ipotizzare una tempistica simile anche per le idee sulla formazione della Terra, un altro dei temi del racconto, perché intorno al 1930 l’ordine di grandezza dell’età della Terra era stato finalmente determinato e chiarito il meccanismo di formazione del nostro pianeta.

Come scienziato, devo dire che sono assolutamente impressionato da come la dottoressa Montessori abbia utilizzato le più recenti conoscenze scientifiche del suo tempo per creare una storia avvincente. Sono anche consapevole che lei non voleva scrivere un libro di testo o un trattato di astrofisica e che parecchie cose sono state scoperte o chiarite molto più tardi. Lo scopo che aveva in mente era ben altro.

Lo si capisce riandando al periodo trascorso in India, a Kodaikanal principalmente, dove tiene corsi, sperimenta e osserva instancabilmente, elaborando idee e intuizioni attorno a un progetto su cui meditava già da quasi dieci anni. Mother — era chiamata così Maria Montessori in India — partiva come sempre dall’osservazione del bambino, ed era consapevolmente immersa in una realtà, dove le connessioni tra la natura e l’umanità hanno tutt’altro peso rispetto a quello che vedeva in Europa.

Da tutto questo elabora l’idea di un’educazione in cui ogni bambino sia in grado di cogliere il proprio compito cosmico che è, assieme a tutti gli esseri viventi, quello di contribuire allo svolgersi ed espandersi di un progetto cosmico che tutto abbraccia.

Questo schema grandioso, queste idee approfondite e puntualizzate a Kodaikanal confluiranno poi nei libri “Educazione per un mondo nuovo” del 1946 e in “Come educare il potenziale umano”, pubblicato per la prima volta nel 1948, e infine …

…si struttureranno in quella che oggi conosciamo come Educazione Cosmica.

Attenzione! L’Educazione Cosmica non è una disciplina o una materia di studio. È una prospettiva. Non è un contenitore, è un modo di unificare tutto, di correlare fra loro tutte le materie, che trovano il loro centro nel piano cosmico. È innanzitutto una maniera di rispondere ai bisogni del bambino che poi, alle soglie dell’adolescenza, ricapitolerà tutto in una sua personale sintesi.

Ritornando ai libri, non ci troviamo una definizione da enciclopedia di che cos’è l’Educazione Cosmica ma tanti punti scritti con il suo stile consueto, come questo: “Dai a Dio ciò che è di Dio: ma ora dai all’uomo ciò che è dell’uomo. Bisogna sviluppare nel bambino un’ammirazione di questa umanità inconscia che pensa e crede di lavorare per se stessa e invece lavora per gli altri... Questo prende l’immaginazione del ragazzo, ne suscita la curiosità, ne risveglia l’interesse e noi a questo ci dobbiamo dedicare perché è il compito fondamentale.”

Tutto questo non imposto dall’esterno, ma rispondendo al naturale sviluppo del bambino di 6-12 anni, alla sua fame di conoscenza, al suo bisogno di esplorare la moralità, al desiderio di agire insieme, alla tendenza verso l’immaginazione (Camillo Grazzini sul Quaderno Montessori).

Nell’immagine ho evidenziato i due temi che mi hanno colpito nell’Educazione Cosmica: l’importanza dell’immaginazione e l’interconnessione del sapere. Analizziamoli e ci guideranno nella comprensione di queste idee così importanti in una scuola Montessori.

Il testo afferma che è compito fondamentale dell’educatore alimentare l’immaginazione del ragazzo e suscitarne la curiosità. Il come ce lo suggerisce Maria Montessori: “Ciò che [il bambino] apprende deve essere interessante, deve affascinarlo: bisogna offrirgli cose grandiose: per cominciare, offriamogli il Mondo” (Dall’Infanzia all’Adolescenza, cap. V pag. 45). Anzi, diamogli l’universo intero, perché è qui che si svolge la sua vita, ed è proprio l’universo che può fornire risposte alle sue domande più profonde.

Leggendo queste frasi mi hanno colpito due cose: primo, il capire che questa non è una strategia didattica, come del resto nulla nel progetto Montessori lo è e, secondo, ritrovarvi nobilitata l’immaginazione.

L’immaginazione non gode di buona stampa, soprattutto nella scuola. È considerata sinonimo di fantasticare, di perdersi nei propri pensieri lontano dalla realtà. Non è così. Innanzitutto non è sinonimo di fantasia. Come dice Munari: “La fantasia, l’invenzione, la creatività pensano. L’immaginazione vede”. L’immaginazione è una visione al contrario, verso l’interno. E vedere…

… sullo schermo e immaginare nella propria testa per capire, nel calcolo scientifico è immensamente vero e utile. “Using vision to think” è il motto di chi si occupa di visualizzazione scientifica. …

… Si può addirittura arrivare ad affermare, come ha fatto questo studio di design, che “pensare è disegnare nella propria mente”. …

… Ne era assolutamente convinto anche il grande matematico Hilbert che ha scritto un intero libro su “Geometria e Immaginazione”.

A maggior ragione l’educatore deve dare ciò che “prende l’immaginazione del ragazzo, ne suscita la curiosità, ne risveglia l’interesse e noi a questo ci dobbiamo dedicare perché è il compito fondamentale.”

E noi adulti? Dove sono finite queste capacità di immaginare, di sognare? Dobbiamo forse ascoltare a testa bassa la reprimenda che Fabrizio De André lanciava nella sua “Canzone per l’estate”? “Com'è che non riesci più a volare…” A nostra parziale discolpa possiamo forse dire che nessuno ci ha insegnato a farlo quando eravamo a scuola.

Il secondo tema che mi ha colpito nel grande intreccio dell’Educazione Cosmica è la risposta che questa dà alla fame di cultura e di conoscenza che il bambino manifesta a una certa età; …

… una fame che si espande in ogni direzione. Maria Montessori pensava perciò che “offrendogli la visione del tutto, si aiuterà la sua intelligenza a svilupparsi pienamente, poiché il suo interesse si diffonde verso ogni cosa, e ogni cosa è collegata alle altre e ha il suo posto nell’universo, che è al centro del suo pensiero.” (Come educare il potenziale umano, pag. 20) Ma è anche consapevole che …

… non si può dare tutto il sapere al bambino, dacché la conoscenza umana è sterminata. Per chi ama i numeri questa è stata stimata (nel 2009) in 800 Exabyte, cioè 8 seguito da venti zeri, una quantità inimmaginabilmente grande.

La soluzione offerta dalla Dottoressa parte, come sempre, dalla conoscenza del bambino. …

… Per lei bisogna dargli per prima cosa il massimo dei germi d’interesse, l’amore per la conoscenza e la curiosità. Poi, sarà lui che saprà cercare i fatti e i dettagli al momento opportuno. Per questo l’Educazione Cosmica è una prospettiva. Ma per trovare serve ordine. Per questo dobbiamo fargli scoprire l’ordine che regna nell’universo, non descrivendo, elencando e sistematizzando, ma dispiegando e comprendendo le connessioni e le relazioni che creano quest’ordine. Perché, appunto, …

… “noi non possiamo comprendere un sasso senza capire almeno qualcosa del grande sole!”

Per questo non c’è la materia “Educazione Cosmica” ma…

…ogni cosa che si propone in una scuola Montessori fa vedere concretamente al bambino come tutto sia interconnesso nell’universo e sulla nostra terra: storia, evoluzione e cultura; cioè gli viene mostrato in maniera molto concreta che c’è un’interdipendenza fra noi e il mondo naturale che ci circonda e lo si incoraggia a guardarsi attorno e a meravigliarsi.

E poi in una scuola Montessori non ci si ferma a questo.

Lì ho visto come la cornice concettuale offerta dall’Educazione Cosmica renda possibile un apprendimento non lineare, che si muove per piani, in cui il bambino allarga la sua conoscenza attorno a un tema o a un argomento che ha stimolato il suo interesse.

Nella scuola Montessori ho visto il bambino imparare a porsi domande e a fare ricerca, vera ricerca. Non la “ricerca scolastica” di buona memoria che è quasi sinonimo di copiare.

Ho visto maestre che non si consideravano depositarie del sapere ma piuttosto delle guide. Maestre che si comportavano come ci ricorda una citatissima ma sconosciuta Alexandra Trenfor: “I migliori insegnanti sono quelli che ti mostrano dove guardare, ma non ti dicono che cosa vedere”.

Come contraltare ho visto, vissuto e vedo nella scuola tradizionale bambini costretti ognuno nel proprio banco, senza nemmeno guardarsi, anzi isolati nella competizione per avere i voti più alti.

Una scuola dove i bambini sono considerati dei vasi vuoti da riempire, …

…che devono immagazzinare nozioni secondo la progressione degli argomenti del programma, da cui non si può deviare.

Una scuola dove le materie non hanno punti di contatto, ma hanno una gerarchia d’importanza che le separa e dove anche i libri sono rigorosamente specializzati.

Perfino l’orario scolastico riflette questa suddivisione. Era così nel 1936 a Orschwir in Alsazia…

…ed è così oggi, anche se l’orario non è più scritto a mano con bella grafia, ma lo compone un computer.

Insomma, una scuola dove il sapere è a silos, dove la cultura è spezzettata in parti separate da tagli lungo direzioni arbitrariamente scelte.

Oltre a creare divisioni, i silos hanno due nefasti effetti collaterali: primo, non permettono di valorizzare ciò che cade tra i silos. Come valutare, infatti, l’amore per la lettura oppure lo scrivere poesie?

Secondo, i silos promuovono il rifiuto delle responsabilità, il “non è compito mio”. Se non è compito mio spostare il ramo caduto, come in questa foto, vuol dire che non m’importa nulla se la linea che traccio sull’asfalto sarà meno che perfetta.

E allora che cosa possiamo fare in concreto per lottare contro questo andazzo?

Facciamo un balzo indietro negli anni. In contemporanea al lavoro di Maria Montessori in India, nel 1945, il direttore dell’Office of Scientific Research and Development del governo americano, Vannevar Bush, scrisse un articolo ancor oggi citatissimo: “As We May Think” che si traduce in “Come potremmo pensare”. Uno scritto visionario, un vero squarcio sul futuro.

In quelle pagine Bush racconta e immagina invenzioni che avrebbero aiutato non il braccio, ma la mente. Macchine che avrebbero liberato l’uomo dai compiti mentali ripetitivi. Arriva addirittura a immaginare i moderni calcolatori che già vedeva come base della scienza e tecnologia del futuro. Una storia interessantissima che potete trovare nella presentazione: “Dal Memex all’Educazione Cosmica”.

Purtroppo si rende conto che le macchine da sole non bastavano. Intuisce che c’è bisogno di un cambio più profondo nell’uso della conoscenza.

“C’è una montagna crescente di ricerche” scrive nell’articolo “ma vi è una crescente consapevolezza che oggi ci stiamo impantanando man mano che la specializzazione si estende”.

Sa che bisogna rendere più facilmente accessibile, per il bene di tutti, la montagna di risultati scientifici disponibili. Ma sa anche che non si può rimanere ancorati alle vecchie classificazioni da biblioteca e alla specializzazione spinta se si vuole andare avanti.

Ecco, ancora una volta i concetti che sono alla base dell’Educazione Cosmica. Lasciamo però Bush e le sue proposte visionarie per sgombrare il campo dalle inevitabili osservazioni riguardo alla necessità della specializzazione.

Mi si dice che la specializzazione è indispensabile, data la quantità stratosferica di conoscenze che ci circondano. Ma non è questa che contesto, il male è la specializzazione che chiude la mente, quella che porta Bush a dire: “Ci stiamo impantanando man mano che la specializzazione si estende”. Quello che intendo dire lo tratteggia efficacemente lo scrittore Robert Heinlein nel libro “Lazarus Long l’immortale”: “Un essere umano deve essere in grado di cambiare un pannolino, pianificare un’invasione, macellare un maiale, guidare una nave, progettare un edificio, scrivere un sonetto, tenere la contabilità, costruire un muro, aggiustare un osso rotto, confortare i moribondi, prendere ordini, dare ordini, collaborare, agire da solo, risolvere equazioni, analizzare un problema nuovo, raccogliere il letame, programmare un computer, cucinare un pasto saporito, battersi con efficienza, morire valorosamente. La specializzazione va bene per gli insetti”.

Mi piacerebbe una scuola che lavorasse alla formazione di un uomo così, piuttosto che limitarsi a tentare di trasmettere tutto lo scibile di un campo arbitrariamente ristretto. Tra l’altro nel mio campo la conoscenza tecnica specializzata diviene obsoleta nel giro di sei mesi.

Per questo la Dottoressa vedeva un altro ruolo per l’educazione, ruolo addirittura formalizzato negli statuti di tante scuole Montessori in giro per il mondo: …

… “Obiettivo primario dell’educazione Montessori è preparare il bambino completo a raggiungere il suo pieno potenziale in tutte le aree della vita”.

Ma come si fa a coniugare la formazione del bambino con l’offrirgli la visione del tutto, la conoscenza di cui ha bisogno?

Qui abbiamo il come e il perché: “Ecco dunque un principio essenziale: insegnare i dettagli significa portare confusione. Stabilire la relazione tra le cose, significa portare la conoscenza.” Sono gli stessi motivi ribaditi nel libro “Come educare il potenziale umano”: “Il principio fondamentale dell’educazione è la correlazione fra tutte le materie, che trovano il loro centro nel piano cosmico.” (Come educare il potenziale umano, pag. 121)

Si può anche dire che il Piano Cosmico riflette la struttura e il funzionamento della nostra mente. È per questo motivo che Mother insiste nel ricordarci come la conoscenza sia soprattutto relazione, non montagne di nozioni appiccicate in qualche maniera.

Riflettete. Quante persone prima di Newton avevano visto mele cadere e quante avevano visto la Luna girare attorno alla Terra? Innumerevoli, ma solo lui aveva collegato i due fatti deducendo che erano causati dallo stesso fenomeno, la gravità.

Gli stampi mobili erano stati concepiti da un fabbro cinese di nome Pi Sheng attorno all’anno mille e tra i vignaioli del Reno il torchio esisteva da innumerevoli anni. Ma solo Gutenberg vide che si potevano unire queste due tecnologie e trasformare la stampa in un motore di comunicazione di massa.

Non sempre, però, si può stare seduti sotto un albero a meditare o vivere la vita movimentata di un Gutenberg. Gli insegnanti possono invece fare qualcosa di molto concreto e lo fanno all’interno del quadro concettuale dell’Educazione Cosmica: quando è possibile danno non il singolo concetto, ma i due estremi del collegamento.

Per esempio possono parlare di aritmetica e di antichi sistemi di numerazione, e quindi di storia e culture differenti dalla nostra. È quello che si fa nella scuola Montessori, dove la matematica non è solo formule, ma è innanzitutto un esempio di creazione della mente umana, come racconta Irene Fafalios in questo vecchio numero del Quaderno Montessori. Pure Ernst Mayr, importante biologo evoluzionista, è convinto che “la scienza si impara meglio nel contesto della storia”. E la Dottoressa aggiungeva che “il bambino è meno interessato ai fatti che al modo in cui essi sono stati scoperti.” (Come educare il potenziale umano, pag. 96). Guarda guarda, concetti che si ritrovano nelle idee dell’Educazione Cosmica e che si applicano a meraviglia al racconto cosmico che ho analizzato.

La matematica, come linguaggio universale, ha quindi il suo posto nell’Educazione Cosmica. Ci mancherebbe altro! Le simmetrie di questa visione dell’Alhambra sono matematica, ma c’è anche la storia dell’invasione araba della Spagna, la geografia, l’arte, la storia delle religioni, la gastronomia. …

…Del resto se ne parla anche nel libro “Psicoaritmetica”, dove questo allargare gli orizzonti si mostra far bene anche alla matematica stessa.

Creare connessioni vuol dire anche utilizzare più di un canale sensoriale nell’apprendimento. Non bisogna dare solo il concetto astratto, ma anche farlo arrivare attraverso le mani, i colori, l’ambiente, le emozioni. Queste vie creeranno agganci sensoriali ed emotivi che aiuteranno nuove idee e nuovi concetti a connettersi a quelli appena appresi.

Un simile modo di procedere ci sembra così normale e pacifico quando osserviamo dei bambini in una scuola Montessori che ci dimentichiamo la profondità delle idee su cui si basano le attività che svolgono.

Connettere non vuol dire uniformare o incidere nella pietra. Ogni disciplina ha il suo linguaggio e i suoi modi di procedere, ma nelle scuole Montessori queste differenze non portano alla creazione di silos perché i materiali sensoriali unificano i diversi linguaggi, come qui matematica e grammatica. Unificano perché i materiali di sviluppo si muovono sempre entro la cornice concettuale del Piano Cosmico, e perché sono materiali sensoriali e di sensi noi ne abbiamo un insieme solo.

Nel mio ambiente scientifico vedo come questo punto abbia conseguenze molto forti: vedo queste immagini e le capisco, anche se non conosco la matematica che le ha generate o non parlo la stessa lingua dello scienziato che vi ha lavorato.

Collegamenti non solo intellettuali, ma innanzitutto umani, che nascono dal collaborare sullo stesso lavoro, per esempio.

Per me creare connessioni vuol dire interagire con scienziati di diverse discipline e proporre e trovare collegamenti, spesso inaspettati, tra la loro e la mia conoscenza nei progetti su cui collaboriamo.

Al CSCS ho lavorato con chimici, biologi, cristallografi, geofisici, e ogni volta ho visto nascere le scoperte più interessanti sul confine tra discipline diverse o quando si mescolavano saperi da settori distanti della scienza. Così mi è capitato …

…in questa ricerca, pubblicata sulla prestigiosa rivista scientifica Nature, risultato della collaborazione di tre distinti gruppi, nove persone di quattro nazionalità diverse e con diverse competenze scientifiche.

O come tante altre scoperte all’apparenza banali, come quella del Velcro. Questo metodo di chiusura è stato concepito dall’ingegnere svizzero George De Mestral, appassionato di caccia e stufo, una volta tornato a casa, di togliere i frutti di bardana attaccati alla giacca. Ma non era solo stufo, era anche curioso. Ed era un ingegnere.

Questo modo di lavorare non si impara però dall’oggi al domani e non si insegna all’università. Anzi, come diceva Churchill: “La maggior parte degli uomini inciampa su grandi scoperte. Ma molti di loro si rialzano e se ne vanno”. Ecco quanto è importante che venga insegnato a vedere la connessione tra tutte le cose quando i bambini sono ricettivi a questi temi.

Un esempio chiaro e lampante dell’intreccio tra le conoscenze ce lo danno i miliardi di pagine del web. Queste non sono solo pagine legate da link, sono un’immensa rete di conoscenze collegate e intrecciate. Sono un’interminabile serie di ponti tra argomenti e discipline diverse, dove sta a noi essere attenti a cogliere, come fece Newton, legami e correlazioni tra la mela e la Luna.

Girare sul Web per me è spesso come andare in libreria, ci vai per cercare un libro ben preciso ed esci con tutt’altro che ha stuzzicato la tua curiosità.

Allora, invece di guardare al Web con sospetto e paura, insegniamo a esplorarlo e a cogliere i suggerimenti che ci arrivano da cose che non stavamo cercando. Diamo insomma spazio a quella che viene chiamata “serendipity”. Abbiamo mai provato a scrivere una ricerca a caso su Google e scorrerne l’elenco dei risultati? Ci è mai balzato all’occhio qualcosa di inaspettato?

Lena Wikramaratne, che era con Mother a Kodaikanal, in un’intervista in cui raccontava la genesi dell’Educazione Cosmica (Montessori: perché no? pag. 177), si lamentava che: “Oggi gli adulti insegnano. Non esplorano. Non scoprono.” Questo vale sia nel guidare a esplorare il Web, sia nell’uscire dall’aula ed esplorare per lo meno le aiuole vicino al portone della scuola.

Per sintetizzare quanto detto fin qui, vi consiglio di guardarvi la presentazione dell’autore Matt Ridley al TEDGlobal 2010. Matt, con una similitudine un po’ goliardica, mostra come nel corso della storia il motore del progresso umano sia stato l’incontro e l’accoppiamento di idee per farne nascere di nuove. Non è importante quanto siano in gamba gli individui, dice, quel che conta è l’intelligenza condivisa. Guarda caso ancora si parla di connessioni fra idee e fra persone.

Strettamente collegato all’interconnessione di tutto, abitanti dell’universo e conoscenze, è il concetto operativo di contesto.

Sciascia, nel suo romanzo “Il contesto”, annotava: “Un fatto è un sacco vuoto”. Una nozione, un avvenimento, un’idea devono essere ancorati, cioè collegati e connessi, all’ambiente che sta loro attorno affinché acquisiscano consistenza.

La foglia studiata sul libro di testo è foglia senza contesto, scollegata da tutto. Quella foglia è soltanto un’astrazione.

Mentre la foglia studiata andando nel bosco è foglia nel suo contesto. Vuol dire che ha attorno rumori, suoni, odori e sensazioni che amplificano la percezione e forniscono un ancoraggio per ricordare con facilità anche i dettagli più astratti.

Il contesto può addirittura cambiare quello che percepisco e apprendo di un fatto.

Per esempio il “fatto” qui è una B. Ne sono sicuro. …

… Aggiungo il contesto e questo conferma la mia percezione. Non solo, mi fornisce anche dei nuovi particolari: ora so che la B fa parte di una sequenza ordinata di lettere. …

… Se però il contesto fosse differente, di colpo il fatto che percepisco si trasforma e diviene indubitabilmente un 13.

E poi c’è il contesto creato dall’ambiente preparato delle scuole Montessori. Per esempio, vi siete mai chiesti perché i lavori vengono svolti su di un tappetino? Non solo per comodità e cura dei materiali, ma soprattutto perché lo spazio delimitato fornisce un contesto ben preciso all’utilizzo del materiale scelto.

Non da ultimo è proprio il contesto dato dall’ambiente dell’India, dove c’è un rispetto profondo per ogni forma vivente, che ha probabilmente facilitato la nascita del Piano Cosmico così com’è stato immaginato da Maria Montessori lì a Kodaikanal.

Torniamo al racconto cosmico “Iddio che non ha mani”. Leggendolo mi sono reso conto che questo non è e non deve essere un trattato scientifico. È e deve rimanere innanzitutto una storia. Per gli esseri umani le storie sono state per millenni il metodo principale per trasmettere la conoscenza. Non solo perché non esistevano i libri e YouTube, ma perché noi umani siamo “cablati per le storie”. …

… Le storie sono da sempre il modo naturale con cui condividiamo informazioni ed esperienze, la narrazione ci permette di capire meglio noi stessi e gli altri e non ultimo, le storie stimolano l’immaginazione e le emozioni.

Se ci pensate una bella storia la vedete letteralmente nella mente perché si mette in moto l’immaginazione. E questo gli scienziati del passato lo sapevano. Raccontavano le loro scoperte come una storia o un dialogo, non con una pagina piena di formule. E così ha fatto Maria Montessori che, appunto, era una scienziata.

Ci servono le storie perché non siamo esseri razionali alla maniera di Spock il Vulcaniano, tutto testa e niente emozioni. L’apprendimento e la crescita personale coinvolgono l’intero nostro essere, mente e corpo, raziocinio, immaginazione e fantasia. Invece, quello che spesso accade a scuola lo descrive ancora una volta la Dottoressa: “In genere gli educatori riconoscono l’importanza della fantasia, ma la vorrebbero coltivare a parte, separatamente dall’intelligenza, proprio come vorrebbero separare quest’ultima dalle attività manuali: sono i vivisezionisti della personalità umana.” (Come educare il potenziale umano, pag. 30)

E così i racconti cosmici, con tutte le correzioni e ammodernamenti che possiamo pensare, devono innanzitutto stimolare la curiosità e l’amore per la conoscenza e per il nostro mondo come poeticamente sintetizza Antoine de Saint-Exupéry. E qui chiudiamo il cerchio ritornando alle basi dell’Educazione Cosmica: “Ciò che [il bambino] apprende deve essere interessante, deve affascinarlo: bisogna offrirgli cose grandiose: per cominciare, offriamogli il Mondo”.

Vorrei concludere con un aneddoto tratto dal libro di Edgar Morin “Una Testa Ben Fatta”. Un aneddoto che credo non stonerebbe in una spiegazione di che cos’è l’Educazione Cosmica. …

…Edgar Morin racconta che durante un banchetto al castello Beychevelle un autorevole enologo domandò a Michel Cassé che cosa vedesse un astronomo nel suo bicchiere di Bordeaux. Questi rispose: “Vedo la nascita dell’Universo perché vedo le particelle che vi si sono formate nei primi secondi. Vedo un Sole antecedente il nostro poiché i nostri atomi di carbonio si sono forgiati in seno a quell’astro che è esploso. Poi quel carbonio si è legato ad altri atomi in quella sorta di pattumiera cosmica, i cui detriti, aggregandosi, formeranno la Terra. Vedo la composizione delle macromolecole che si sono assemblate per far nascere la vita. Vedo le prime cellule viventi, lo sviluppo del mondo vegetale, l’addomesticazione della vite nei paesi mediterranei. Vedo i baccanali e i festini. Vedo la selezione dei vitigni, una cura millenaria attorno alle vigne. Vedo infine lo sviluppo della tecnica moderna che oggi permette di controllare con strumenti elettronici la temperatura della fermentazione nelle cantine. Vedo tutta la storia cosmica e umana in questo bicchiere di vino e, beninteso, anche la storia specifica del Bordolese”. (Edgar Morin, Una Testa Ben Fatta, Raffaello Cortina Editore, pag. 33)

Ecco c’è tutto: storie, immaginazione, connessioni e contesto.

Impegniamoci quindi ad andare oltre le ovvietà superficiali e a sforzarci di capire la risposta che Maria Montessori dava ai bisogni del bambino in quel grande arazzo che è l’Educazione Cosmica.

Grazie per la vostra affettuosa attenzione!

 

Riferimenti utili

Uno sguardo da scienziato al racconto cosmico “Iddio che non ha mani”mariovalle.name/montessori/la-fiaba-cosmica-e-lo-scienziato.html
Il libro: “Kosmische Erzählungen in der Montessori-Pädagogik” www.lit-verlag.de/isbn/3-643-13207-9
Centro Svizzero di Calcolo Scientifico (CSCS)www.cscs.ch
Intervista al Prof. Lucio Mayer riguardo alla sua simulazione della formazione di una galassiawww.youtube.com/watch?v=GYtBQR2oI4U
Il filmato completo della simulazione della formazione di una galassiawww.youtube.com/watch?v=VQBzdcFkB7w
The Opte Project: la mappa del Webwww.opte.org
Matt Ridley: quando le idee fanno sessowww.ted.com/talks/matt_ridley_when_ideas_have_sex
Le dimensioni del World Wide Webwww.worldwidewebsize.com
Le dimensioni della conoscenza umanaen.wikipedia.org/wiki/Exabyte
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