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Uno sguardo da scienziato al racconto cosmico “Iddio che non ha mani”

Mario Valle — 12 febbraio 2015

Pubblicato con il titolo:
Ansichten eines Wissenschaftlers zu Maria Montessoris Erzählung von Gott, der keine Hände hat

Nel libro:
Ela Eckert, Malve Fehrer (Hg.), Kosmische Erzählungen in der Montessori-Pädagogik, LIT Verlag (2015)
Bd. 14, 3. überarbeitete und ergänzte Auflage, 320 S., ISBN 978-3-643-13207-9

Edito per conto della Deutschen Montessori-Gesellschaft e.V. (Associazione Montessori Germania, affiliata all’AMI)

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Nota: Il materiale esposto segue quanto viene insegnato dall’AMI, per cui ci sono delle differenze non sostanziali con quanto presentato nei corsi dell’Opera Nazionale Montessori.

The English translation of this article is available here.

 

Mario Montessori condivise questa storia, come ricordava gliel’avesse racconta sua madre, nel numero di dicembre 1958 della rivista dell’AMI Communications. La descrisse come un “racconto cosmico” che lei presentava ai bambini per dar loro la sensazione esatta dei meravigliosi misteri della natura, creata da Dio, e per introdurli gradualmente allo studio di tutti i materiali che costituiscono il patrimonio culturale necessario alla formazione dell’uomo.

Per trasmettere questo tesoro, Maria Montessori chiedeva alla maestra di “uscire da una stanza, da una classe per recarsi nel mondo esterno, che ingloba ogni cosa…” (Dall’infanzia all’adolescenza, cap. 5). Purtroppo, ci sono cose là fuori che non possono essere raggiunte, come le stelle o il nostro passato, per cui l’insegnante deve fare appello alla fantasia del bambino per ampliare i suoi orizzonti, fornendo non semplici fatti ma grandi storie, perché “ciò che apprende deve essere interessante, deve affascinarlo. Bisogna offrirgli cose grandiose: per cominciare offriamogli il mondo” (Dall’infanzia all’adolescenza, cap. 5). Questo è esattamente ciò che trasmettono i “Racconti Cosmici”, “Favole Cosmiche” o “Grandi Lezioni”, come tali storie vengono spesso chiamate.

Per cominciare, dobbiamo renderci conto che queste “Grandi Lezioni” non sono realmente delle lezioni ma storie o favole, che danno la possibilità al bambino di esplorare e comprendere la nostra cultura e di acquisire una visione globale degli eventi cosmici. Pertanto, queste favole contengono una dose di mistero, fatti ignoti e verità conosciute, dove il linguaggio nobile attrae la fantasia e l’intelligenza del bambino che si trova, come dice Montessori, nel secondo piano di sviluppo. Le favole sono aiuti all’immaginazione perché danno ai bambini il tutto, da cui deriva ogni cosa, invece dei dettagli poiché, come sottolinea Maria Montessori, “ecco dunque un principio essenziale: insegnare i dettagli significa portare confusione. Stabilire la relazione tra le cose, significa portare la conoscenza”. Riassumendo, queste lezioni non sono un “materiale didattico” che aiuta l’insegnante a trasmettere informazioni; sono invece, come tutti gli altri materiali, un aiuto allo sviluppo e alla crescita dei bambini.

D’ora in poi mi concentrerò sulla prima storia, “Iddio che non ha mani” che offre ai bambini non solo il mondo, ma l’intero Universo. Dato questo obiettivo, non posso semplicemente giudicarla da scienziato e respingerla come una favola scritta da un esperto in racconti per l’infanzia. Al suo centro, infatti, questa storia è l’adattamento di idee scientifiche a un progetto di sviluppo ideato da una donna che, per tutta la vita, si era molto interessata alle nuove scoperte del mondo della scienza. Un atteggiamento che appare chiaro se guardiamo al periodo in cui questa storia è stata presumibilmente concepita.

Mario Montessori racconta che questa storia vide la luce in India, cioè nei primi anni del 1940. Tuttavia, credo che sia stata pensata una decina di anni prima. A quel tempo Georges Lemaître notava per primo — ed era il 1927 — che un universo in espansione può essere fatto risalire nel tempo a un singolo punto d’origine o “atomo primitivo”, come lui lo chiamava, e Edwin Hubble, due anni dopo, aveva confermato questa idea con le sue osservazioni della recessione delle galassie. Si può ipotizzare una tempistica simile anche per le idee sulla formazione della Terra, perché intorno al 1930 l’ordine di grandezza dell’età della Terra è stato finalmente determinato e sono state chiarite le fasi della formazione del nostro pianeta.

Come scienziato, sono assolutamente impressionato da come la dottoressa Montessori ha utilizzato le più recenti conoscenze scientifiche del suo tempo per creare una storia avvincente. Tuttavia, sono altrettanto consapevole degli inevitabili errori e anacronismi scientifici che contiene.

È un dato di fatto che, da quando questa storia è stata scritta, la nostra conoscenza è cresciuta in maniera esponenziale. Per citare solo due esempi rilevanti, l’eco fossile del Big Bang, la debole radiazione cosmica di fondo che pervade l’intero Universo, è stata scoperta solo nel 1964 e ha fermamente stabilito la teoria del Big Bang come la più probabile spiegazione della sua origine. Un secondo esempio è la teoria della Tettonica a Placche, che spiega come si evolve la superficie terrestre, che è stata accettata solo nei tardi anni cinquanta.

Pertanto, qualsiasi scienziato sarebbe tentato di riscrivere la storia da zero, partendo da ciò che si sa oggi, ma penso che incorporare queste conoscenze non dovrebbe essere un lavoro da affidare solo allo scienziato. Questi dovrebbe per lo meno collaborare con qualcuno che conosce le particolari fasi di sviluppo in cui si trovano i bambini nel momento in cui viene raccontata loro questa storia; altrimenti, il risultato sarà sicuramente preciso e corretto, ma potrebbe fallire come opportunità di crescita per i bambini.

Inoltre, gli scienziati sono abituati a scrivere per i loro pari e spesso ignorano come si scrive una storia che affascini. Il metodo scientifico richiede precisione, logica e solidi riferimenti che permettano alla comunità scientifica di riprodurre e verificare le idee pubblicate, ma generare entusiasmo di solito non è uno dei suoi obiettivi.

Per aggiornare questa “Grande Lezione”, posso immaginare la creazione di una storia a due livelli: uno da presentare ai bambini e uno che promuova e aggiorni le conoscenze del docente. Come mai? Perché i bambini oggi hanno molte più fonti d’informazione rispetto a un secolo fa, e il rischio che l’insegnante non riesca a soddisfare la loro curiosità, o non sia in grado di guidarli verso i libri o i materiali adatti è di gran lunga superiore.

Ora, dopo aver indossato il camice da scienziato, posso iniziare ad analizzare la storia notando che questa ha tre obiettivi principali: 1) rispondere alla domanda “Chi è Dio”; 2) presentare la storia della nascita dell’Universo e della nostra Terra; 3) ricapitolare brevemente i più importanti concetti fisici necessari per comprendere la storia stessa.

Chi era il Creatore?

La storia è stata ideata durante l’internamento di Maria e Mario Montessori in India, come risposta alle domande “Chi è Dio?” e “Dov’è?”, che Maria aveva sentito fare a un bambino, e alle conseguenti spiegazioni della madre.

Rispondere a queste domande è stata sicuramente la principale motivazione della storia, ma al giorno d’oggi le risposte originali pongono diversi problemi, soprattutto se unite ad altri obiettivi scientifici e didattici.

Ad esempio, nella scuola d’oggi ci sono spesso allievi di differenti fedi. Pertanto, la prospettiva distintamente giudeo-cristiana della storia potrebbe offenderli o alzare inutili barriere alla loro comprensione. Di conseguenza, alcuni insegnanti non hanno mai presentato questa storia esattamente com’è stata scritta per rispettare tutte queste fedi. La soluzione più semplice cui sono arrivati è stata quella di sostituire la parola “Dio” con la parola “Vita” o “Forza Vitale” o “Grande Spirito” o “Madre Natura” quando raccontavano questa storia, una soluzione che credo non tolga nulla allo spirito della lezione.

Tuttavia, per uno scienziato non è questo il problema principale. Uno scienziato, senza che questo influenzi il suo lavoro di ricerca, può ritenere che le leggi fisiche fondamentali esistano e basta o credere che vengano da Dio. Il risultato del suo lavoro non cambia quale che sia l’alternativa prescelta. Il problema principale è, invece, il ricorso a una causa soprannaturale per spiegare fatti ignoti. Questo è accaduto per secoli e ha impedito il progresso della conoscenza che si realizza attraverso lo studio delle cause dei fenomeni. Oggi quest’atteggiamento si materializza come “Intelligent Design” o “Disegno Intelligente” e, per le nostre sensibilità moderne, proprio questa è l’impressione che trasmette la storia. Spiegare i fatti scientifici come il risultato di un disegno celeste non è assolutamente scientifico e, ne sono certo, non è questo il modo di pensare che vogliamo trasmettere ai bambini. Vogliamo, invece, che sviluppino una mente indagatrice.

Vale la pena ricordare che, probabilmente, era stato Mario a scegliere il titolo di questa fiaba perché il suo sapore “sensazionalistico” è più in linea con il suo carattere che con quello di sua madre.

L’origine dell’Universo

Le conoscenze che abbiamo acquisito da quando la favola è stata concepita dipingono un’immagine più precisa, corretta e, aggiungo, coinvolgente di quello che probabilmente è accaduto.

La storia del nostro Universo iniziò attorno a 13.800 milioni di anni fa, quando un “atomo primitivo” incredibilmente caldo e denso — gli scienziati stanno ancora scervellandosi per capire quello che effettivamente era — ha iniziato a espandersi a un ritmo esplosivo in un evento giustamente chiamato Big Bang.

Da dove era venuto questo seme energetico? Di sicuro i bambini se lo domanderanno, ma la scienza non può dare una risposta al riguardo perché, contrariamente alla nostra intuizione, il seme iniziale non era apparso in uno spazio vuoto e buio preesistente che si era originato in qualche altro modo. Non c’era niente prima del Big Bang. Non c’era il tempo e non c’era lo spazio. Per la scienza, chiedere che cosa c’era prima del Big Bang è come chiedere che cosa si trova a nord del polo nord. Sì, ci sono delle teorie speculative, ma sono tali fino a quando gli scienziati non riusciranno a escogitare un modo per metterle alla prova. Con un’immagine molto imprecisa, la nascita dell’universo è simile alla formazione di una bolla in una pentola d’acqua in ebollizione: prima che inizi a esistere non c’è alcuno spazio vuoto. So che questo è un concetto difficile da comprendere, ma è un chiaro esempio di come la precisione non favorisce il coinvolgimento del bambino nella storia tanto quanto può farlo un’esplosione nel buio. Invece potremmo aggiungere, e questo sicuramente cattura la mente del bambino, che con strumenti molto sensibili gli scienziati ancora “sentono” l’eco del Big Bang come una debole radiazione che pervade l’intero Universo.

Ancora più difficile da capire è quello che è accaduto un tempo infinitesimale dopo il Big Bang: l’inflazione cosmica. In un attimo inconcepibilmente breve, questo processo ha raddoppiato le dimensioni dello spazio almeno novanta volte, rendendolo immenso ed estremamente uniforme. Dopo questa corsa, lo spazio ha continuato la sua espansione a un ritmo più tranquillo. L’inflazione cosmica è stata una necessaria aggiunta alla teoria del Big Bang per spiegare, per esempio, perché zone ai due estremi dell’Universo abbiano la stessa temperatura e perché le stelle non siano raggruppate tutte nello stesso posto, ma distribuite quasi uniformemente nello spazio. Sarebbe stato impossibile per la dottoressa Montessori incorporare l’inflazione cosmica nella fiaba, perché questa teoria ha visto la luce nel 1980, ma per noi includerla può essere molto semplice e potrebbe aggiungere un tocco drammatico alla storia dell’universo primordiale.

Tornando alla fiaba, quando dice “sia fatta la luce” è corretto, perché il seme iniziale conteneva tutto sotto forma di energia, e “luce” potrebbe essere interpretato qui come pura energia. Tuttavia, i fisici ci dicono che, contrariamente a quanto suggerisce la nostra intuizione, questo “atomo primitivo” era troppo caldo per brillare. Questa non è l’unica proprietà che la nostra mente trova difficile comprendere. Anche i livelli di energia e temperatura sono oltre la nostra immaginazione. Gli esempi che la storia riporta sono solo delle pallide metafore che cercano di ricondurre tali livelli a fenomeni noti.

Fino a questo punto, la storia non è molto lontana dall’essere corretta. Sfortunatamente qui, per semplificare la spiegazione di quanto accaduto, vi è una dichiarazione molto imprecisa. La storia dice che la nube calda iniziale conteneva tutti gli elementi necessari per dare vita a stelle, pianeti ed esseri viventi. Invece, il Big Bang non ha prodotto quantità significative di elementi oltre a idrogeno ed elio. Per essere precisi, l’energetica nube in espansione era inizialmente una “zuppa” di energia e particelle in movimento, che si scontravano, combinandosi e annichilendosi l’un l’altra con la luce intrappolata all’interno di questa danza. Poi, nei primi tre minuti di questo potente caos, si sono formati i primi nuclei atomici di idrogeno ed elio. Tuttavia, per avere gas stabili, dobbiamo aspettare altri 380.000 anni, un intervallo che è un battito di ciglia su scala cosmica, ma un tempo molto lungo per noi. Dopo questa fase interessante e caotica, quando l’Universo aveva circa tredici milioni di anni, ha iniziato ad assomigliare all’universo che conosciamo oggi, fatta eccezione per un dettaglio: questo universo neonato non aveva stelle, solo buio riempito da immense nubi di gas freddo.

Il tempo passa e queste nubi iniziano a collassare attorno ai semi creati dall’inflazione cosmica, cioè ai punti in cui la materia era un po’ più densa delle aree circostanti. Qui è la gravità e non, come scritto nella storia, il raffreddamento delle nubi il meccanismo che le fa contrarre. Per gli scienziati questi germi sono ancora visibili come piccole disomogeneità nella debole radiazione cosmica di fondo.

Circa 550 milioni di anni più tardi, le nubi in contrazione raggiunsero densità così alte che la loro temperatura risalì al livello che avevano un microsecondo dopo il Big Bang. Questa condizione innescò di nuovo le reazioni nucleari cosicché, alla fine, iniziarono a brillare le prime stelle.

E gli altri elementi? Il ferro, l’oro, l’acqua, le rocce — cioè la silice — citati nella favola? Sono stati sintetizzati nel nucleo delle stelle, dove le reazioni nucleari che le alimentano sono in grado di fondere insieme elementi più leggeri. Queste stelle, dopo aver consumato tutto il gas disponibile, esplosero come supernove, restituendo gli elementi appena creati alle immense nubi di gas dalle quali nasceranno nuove stelle. Gli scienziati pensano che questo processo si sia ripetuto tre volte nella vita dell’universo per produrre la varietà dei materiali necessari per costruire il nostro mondo e noi stessi. In un senso molto concreto, siamo “figli delle stelle”, siamo fatti di “polvere di stelle”. Questo concetto, che manca nella storia originale, potrebbe diventare un’immagine iconica che ci ricorda il nostro profondo legame con il resto dell’Universo e con tutti gli esseri viventi, le stelle e le montagne.

La nascita del Sistema Solare

Ora concentriamo la nostra attenzione su una di queste nubi al collasso che diventerà, dopo nove miliardi di anni, vale a dire, circa quattro miliardi e mezzo di anni fa, il nostro Sistema Solare. Questa nube era composta non solo da idrogeno ed elio primordiale, ma anche da tutti gli elementi sintetizzati dalle vecchie stelle, che il freddo dello spazio cosmico ha condensato in polvere e piccoli cristalli di ghiaccio.

Questa immensa nube di gas e polvere non era statica. Ruotava e si contraeva. Dopo circa cinquanta milioni di anni, man mano che questa nebulosa si riduceva di dimensioni e ruotava sempre più velocemente come una pattinatrice che rotea più rapidamente quando avvicina le braccia al corpo, ha cominciato ad appiattirsi in un disco. Il suo centro è crollato rapidamente su se stesso e la compressione lo ha riscaldato fino ad accendere la fusione nucleare e così una calda, densa protostella ha iniziato a splendere. Con il tempo, questa stella si è evoluta ed è diventata il nostro Sole.

Nel frattempo, nella parte esterna del disco, la gravità ha fatto sì che la materia iniziasse a condensare intorno a piccole perturbazioni di densità e a particelle di polvere, suddividendolo in anelli concentrici. Qui frammenti di polvere e detriti hanno cominciato a raggrupparsi e a fondersi assieme formando aggregati sempre più grandi. All’inizio del Sistema Solare potrebbero essere stati presenti centinaia di questi frammenti che poi si sono fusi tra loro o sono stati distrutti, lasciando una moltitudine di corpi che sarebbero diventati la nostra Terra, gli altri pianeti, asteroidi, comete, e la misteriosa fascia di Kuiper di corpi ghiacciati che circonda tutto il sistema. Questo esercito continua a girare e girare intorno al Sole come faceva la nuvola da cui hanno avuto origine.

Anche in questo caso è la gravità, la forza fisica che governa la struttura del nostro Universo, che ha modellato il Sistema Solare e i singoli pianeti e continua a dirigere le loro orbite e i loro moti di rivoluzione. Ciò che è realmente scioccante è che solo una piccola parte degli effetti gravitazionali dell’Universo sono dovuti alla materia visibile. Il resto è causato da una specie ipotetica di materia che non può essere vista con i telescopi, ma rappresenta la maggior parte della massa esistente. Gli astronomi la chiamano materia oscura, ed è uno dei più grandi misteri dell’astrofisica moderna.

In questo punto, vi è un’idea molto in linea col “Piano Cosmico” che vale la pena trasmettere ai bambini. Sul web ci sono incredibili immagini astronomiche che mostrano questi dischi di polvere attorno a stelle distanti e sistemi planetari che si stanno formano. Durante la visione di queste immagini, i bambini saranno felici di percepire un universo vivo e dinamico in cui non siamo speciali o unici, ma condividiamo la nostra sorte con tantissimi “Sistemi Solari” simili al nostro.

Per spiegare il Sole rovente e la Terra primordiale ancora liquefatta e fusa, la storia prende una scorciatoia, postulando per entrambi lo stesso meccanismo, cioè la nuvola primordiale estremamente calda, come causa delle temperature del Sole e della Terra. A parte il fatto che la nube primordiale era molto fredda, è necessario distinguere ciò che dà energia al Sole da quello che inizialmente ha fuso i corpi planetari. Le stelle sono alimentate dalle reazioni nucleari che “bruciano” gli atomi di idrogeno, fondendoli assieme per creare nuovi elementi e nel contempo rilasciando energia; invece, i corpi planetari sono riscaldati dalla compressione. È come parlare del motore dell’automobile, che è caldo perché produce la propria energia, e della pompa di bicicletta che diventa calda quando si comprime l’aria all’interno. Il parallelo non è del tutto corretto, ma potrebbe trasmettere l’idea della differenza essenziale che c’è tra l’origine delle energie interne del Sole e dei pianeti.

L’alba della Terra

Come abbiamo visto, la Terra si formò insieme al resto del Sistema Solare ed è solo di pochi milioni di anni più giovane del Sole. Terra e Sole non si sono formati da due gocce come dice la storia, ma da una sola immensa nube in tempi diversi.

I geologi chiamano Adeano l’era geologica che copre il primo mezzo miliardo di anni di vita della Terra. Questo nome deriva da Ade, il dio greco degli inferi, in riferimento alle condizioni infernali che la Terra attraversava in quel momento: il pianeta si era appena formato ed era ancora molto caldo con una superficie parzialmente fusa ed era soggetto a frequenti collisioni con altri corpi del neonato Sistema Solare. Tra l’altro si pensa che una gigantesca collisione all’inizio di quest’epoca sia stata responsabile dell’inclinazione dell’asse terrestre e della formazione della Luna.

In quel periodo la Terra era come un’immensa pentola in ebollizione che mescolava vigorosamente i suoi elementi costitutivi, più che un bicchiere in cui si separano olio e acqua come recita la storia. Se questo fosse l’unico meccanismo in azione in quel momento, la superficie terrestre dovrebbe essere composta oggi solo da elementi leggeri, come il litio, senza traccia di piombo e uranio. Tuttavia, la storia qui è parzialmente corretta perché ferro e nichel sono effettivamente affondati verso il centro della Terra donando al nostro pianeta il suo campo magnetico.

Nel corso dei successivi 160 milioni di anni, l’esterno del pianeta si raffreddò, formando una crosta solida, simile alla pellicina che si forma sul latte quando viene bollito e lasciato raffreddare. La storia riporta correttamente i meccanismi che hanno raffreddato la superficie terrestre: la dissipazione del calore verso lo spazio interplanetario freddo e l’evaporazione della pioggia primordiale. Ciò che manca è che questi meccanismi sono stati bloccati fino a quel momento dall’enorme quantità di anidride carbonica che avvolgeva la Terra proteggendola dallo spazio esterno e contribuendo così alla sua temperatura rovente. Adesso, però, gli oceani appena formati hanno iniziato a sequestrare questo gas sotto forma di calcare permettendo così al calore di disperdersi nello spazio esterno, come racconta la storia.

Questa crosta galleggia — e lo fa ancor oggi — su un mare interno di rocce fuse. All’interno della crosta, pennacchi di materiale caldo hanno trovato vie per raggiungere la superficie provocando un vulcanismo estremo. Oltre al magma, questi vulcani hanno rilasciato gas che probabilmente hanno creato l’atmosfera primordiale, che però non conteneva quasi per niente ossigeno e sarebbe stata tossica per l’uomo e le forme di vita più moderne. Il vulcanismo ha anche arricchito l’atmosfera di vapore acqueo che poi si è condensato e ha creato la prima pioggia.

Come accade alla superficie di un lago ghiacciato, questa crosta si è spaccata in placche che si muovono, si scontrano e si deformano. Questi movimenti hanno modellato la superficie della Terra, creando catene montuose dove le placche si urtavano e degli oceani dove si separavano. A mio parere, il quadro che questo meccanismo dipinge è molto più dinamico e interessante dell’affermare che la Terra diventò rugosa come una “mela rimasta in una credenza”. Nel corso delle ere, la superficie della Terra è stata modellata dalla tettonica a placche, ma anche dall’erosione delle rocce, dovuta alle prime piogge e all’acqua corrente, che ha contribuito a creare i paesaggi che conosciamo oggi.

Ci sono moltissimi dettagli che possono essere aggiunti alla storia della Terra primordiale per accendere l’entusiasmo nei bambini. Ad esempio, siamo in grado di descrivere come i continenti che conosciamo oggi siano stati uniti in un unico super-continente chiamato Pangea circa 180 milioni di anni fa. Questo fatto può essere visualizzato prendendo il Sud America e l’Africa dagli incastri geografici e mostrando la corrispondenza approssimativa dei bordi dei due continenti.

Da questo momento in poi la Terra era in grado di sostenere la vita, fino a che i primi esseri viventi apparvero tra 3,8 e 3,5 miliardi di anni fa, ma questa è un’altra (grande) storia.

Le leggi fisiche

La storia tratta non solo dell’origine della Terra e dell’Universo, ma anche altri importanti concetti, iniziando da quello di legge fisica che è rappresentata come un mandato che non può essere ignorato o aggirato.

La storia, con il suo ritornello “Obbedisco!”, trasmette l’importanza di queste leggi come fondamento di ogni cosa nell’Universo e giustamente afferma che, se riduciamo tutto ciò che accade intorno a noi, come una farfalla in volo su di un fiore, ai suoi meccanismi essenziali, troviamo una qualche forma di legge fisica. Gli scienziati chiamano quest’approccio “riduzionista”, approccio che tenta di spiegare ogni fenomeno fisico riducendolo ai primi principi.

Si tratta di un modo di pensare che funziona, ma dobbiamo anche essere consapevoli che il più delle volte, “More is different”, “Il di più è un’altra cosa”, come titola un famoso articolo del premio Nobel per la fisica Philip Anderson. Cioè, non sempre siamo in grado di spiegare le cose riportandole alle leggi fondamentali quando la complessità aumenta. Ad esempio, se prendiamo 46 Kg di ossigeno, 13 Kg di carbonio, 7 kg di idrogeno, due di azoto e due di altri elementi non possiamo formare di nuovo un adulto che pesa 70 Kg. Qui c’è qualcosa di più. È l’organizzazione e l’interconnessione di elementi che dà loro una struttura completamente differente quando aumentano le dimensioni. Si noti che non abbiamo bisogno di invocare ipotesi non scientifiche o entità esterne per spiegare la nascita della complessità nell’Universo.

Insieme a questi effetti di auto-organizzazione, non dobbiamo dimenticare che ciò che accade dipende anche dal caso, da eventi che sono, appunto, casuali e non pianificati. La storia tratta questo di sfuggita quando menziona il caos e un po’ si contraddice quando afferma: “Non c’era nessun dettaglio che Egli non avesse pianificato”. Un esempio che chiarisce il ruolo del caso è la distribuzione delle galassie nell’universo che dipende dalle imprevedibili, piccole differenze di concentrazione della materia rimaste dopo che l’inflazione cosmica aveva omogeneizzato la sua primordiale distribuzione caotica.

La chimica e gli stati della materia

La storia dipinge un quadro realistico e corretto della struttura della materia con i suoi atomi costituenti, la chimica dei composti con il riferimento a elementi che si attraggono o respingono l’un l’altro, e i diversi stati della materia con la loro dipendenza dalla temperatura.

Se vogliamo essere precisi, dobbiamo aggiungere il “plasma” come quarto stato della materia; uno stato che si trova all’interno delle scariche elettriche, dei fulmini e delle stelle, ma questa conoscenza non è utile ai bambini per comprendere l’argomento. Invece, ciò che vale la pena chiarire è che, oltre gli esempi semplicistici riportati nella storia, ci sono liquidi che scorrono così lentamente da sembrare solidi (come il vetro o il catrame), solidi che galleggiano sopra i liquidi (come la pomice) e gas così densi che si depositano al suolo (come il mortale monossido di carbonio).

All’interno di questa trattazione fondamentalmente corretta, vi è purtroppo un concetto piuttosto confuso. La storia identifica il “peso” dei materiali con il loro “peso specifico” o “densità”. Questo è sbagliato perché potrei avere un blocco molto pesante di leggera schiuma da imballaggio e un pezzo di piombo piccolo e leggero, ma se prendo lo stesso volume di entrambi, allora sì che sento la differenza. Una semplice correzione risolverebbe il problema: nelle parti della storia in cui è scritto “peso”, basterebbe mettere “il peso dello stesso volume”.

I materiali a supporto del racconto

Ci sono cinque cartelloni impressionistici e varie dimostrazioni che, anche se non propriamente parte della storia, sono state aggiunte nel corso degli anni dagli insegnanti come un aiuto alla presentazione di questa “Fiaba Cosmica”.

I cartelloni impressionistici fanno appello alla fantasia dei bambini per dar loro un’idea di processi che non possono essere visti. Sono mostrati nel momento corrispondente dell’esposizione della storia e l’insegnante li lascia a disposizione dei bambini in modo che possano esaminarli in seguito, ma non dà spiegazioni in questa fase, perché è la loro immaginazione che deve lavorare.

I cartelloni impressionistici sono:

  1. Il Sole e la Terra
  2. La danza degli elementi
  3. L’era dei vulcani
  4. La disposizione finale delle rocce e delle acque
  5. La famiglia del Sole (da presentare in seguito)

A parte il cartellone numero due, con i suoi angeli che salgono e scendono, gli altri sono scientificamente accurati. Il dibattito invece si incentra sul livello di aderenza alla realtà richiesto alle immagini che accompagnano la storia. Oggi ci sono moltissimi filmati dei risultati di simulazioni grafiche, ricostruzioni artistiche e immagini dello spazio che illustrano la nascita dell’Universo, delle stelle, delle galassie e della Terra. Ad esempio, la simulazione del “Millenium Project” creata dal Max Planck Institut presenta con molti dettagli l’aspetto spugnoso dell’Universo, ma non lascia molto spazio all’immaginazione.

Tornando al secondo cartellone, potremmo correggerlo semplicemente utilizzando la terminologia corretta: parlare di “fotoni” e “molecole di acqua” invece di “angeli” credo sia altrettanto affascinante, senza nulla togliere all’esattezza scientifica.

I cartelloni uno e cinque hanno un secondo obiettivo: aiutare i bambini a sviluppare un’immagine mentale della dimensione relativa del Sole e della Terra e delle distanze tra i pianeti del Sistema Solare. Questo è a mio parere un punto molto importante. I bambini devono acquisire un’idea delle quantità menzionate nel racconto, altrimenti queste rimangono parole astratte senza senso. Per esempio, il testo originale menziona solo la velocità della luce, un fatto che presentato isolatamente sarà con ogni probabilità ignorato dagli ascoltatori.

A questo punto, come può un bambino formarsi l’immagine mentale di un anno-luce, unità di distanza comunemente utilizzata dagli astronomi? E poi, come può concepire la scala dei tempi cosmici? Già un anno è molto per lui, per cui come può concepire un milione o un miliardo di anni? Si stima che il numero di stelle dell’universo visibile sia 1 seguito da 29 zeri; come possono i bambini immaginare un tale numero così incredibilmente grande? Per risolvere questo problema, in alcune varianti di questa favola trovate sul web, svariati esempi sono stati aggiunti per trasmettere ai bambini il senso di queste quantità collegandole a cose che essi conoscono, come le automobili che viaggiano su una strada che collega la Terra al Sole.

Insieme alla storia ci sono sei dimostrazioni legate al suo contenuto:

  1. Solidi, liquidi e gas (gli stati della materia)
  2. Simpatie e antipatie tra elementi (le forze di attrazione)
  3. Il movimento dei liquidi (il modello della loro struttura interna)
  4. La reazione al calore di solidi differenti (il calore e gli stati della materia)
  5. Liquidi leggeri e pesanti (liquidi che si stratificano in funzione della densità)
  6. Il vulcano (simulazione immaginifica)

Ci sono anche due dimostrazioni che verranno presentate in seguito:

  1. Il freddo (temperatura relativa)
  2. Le forze centrifughe (secchio d’acqua fatto ruotare)

Tutte le dimostrazioni sono affascinanti e sicuramente stimolano l’interesse del bambino. La quinta dimostrazione, anche se interessante in se stessa, riguarda una parte della storia che abbiamo visto non essere del tutto corretta. La seconda potrebbe essere resa più attraente utilizzando piccoli magneti che possono mostrare attrazione e repulsione, oppure l’attrazione elettrostatica di un palloncino strofinato sulla lana o semplicemente la fusione di piccole gocce di olio sulla superficie dell’acqua. È interessante notare che la simulazione del vulcano richiede reagenti specifici per produrre non solo il flusso di “lava”, ma anche l’odore di zolfo di un vero e proprio vulcano.

Altre dimostrazioni potrebbero essere aggiunte, se necessario, ma penso che il loro numero non debba sminuire l’esposizione della storia, altrimenti l’immaginazione del bambino non può lavorare a causa delle distrazioni frequenti. Ad ogni modo, due aggiunte interessanti sono quelle della corrispondenza del bordo dei continenti per mostrare i movimenti delle placche, e l’altra in cui, spingendo una contro l’altra due spugne da cucina, si mostra come si sollevano le montagne dove si scontrano le placche della crosta terrestre.

Riassumendo, possiamo dire che i cartelloni impressionistici aiutano l’immaginazione a penetrare nella storia, gli esempi cercano di facilitare la comprensione dei concetti astratti collegandoli al mondo dei bambini, e le dimostrazioni li affascinano accendendo il loro interesse per la storia stessa.

Per terminare questa sezione, non dimentichiamo che l’effetto sull’immaginazione di questi materiali viene amplificato se la storia è presentata in modo teatrale con luci soffuse, voce impostata e mescolando immagini e dimostrazioni con il testo.

Conclusione

L’obiettivo di questa “Grande Lezione” è quello di presentare l’origine dell’Universo e della Terra come un passo necessario per preparare il terreno all’apparizione del genere umano. La storia trasmette questa cavalcata epica facendo appello alla fantasia del bambino e offrendogli idee e immagini affascinanti e grandiose.

La struttura e il gusto di questa fiaba sono perfette per i bambini di 5–6 anni, che sono affascinati dai misteri e dalla mitologia, e perciò non si preoccupano molto se le spiegazioni non sono totalmente scientifiche. Invece, dopo i 6 anni, i bambini vogliono fatti scientifici e richiedono una trattazione realistica di questo periodo della vita dell’Universo.

Data questa situazione e questi obiettivi, la storia originale non avrebbe potuto essere diversa, ma al giorno d’oggi un aggiornamento è necessario. In primo luogo perché, a causa delle nuove conoscenze che abbiamo acquisito, dobbiamo aggiornare e correggere alcuni errori e anacronismi della storia originale. Questo ci dà anche l’opportunità di aggiungere alcune affascinanti scoperte moderne. In secondo luogo, i bambini di oggi hanno molte più fonti d’informazione di quante ne avessero settant’anni fa, quindi la storia non li dovrebbe confondere presentando fatti inesatti. In terzo luogo, poiché ora ci sono altre sensibilità e vincoli, si richiedono attori soprannaturali più neutri, anche se questo tradisce la motivazione originale della storia. Infine, perché abbiamo la possibilità di aiutare i bambini ad acquisire il senso delle dimensioni delle varie grandezze fisiche coinvolte. Questo non era un obiettivo della storia originale, ma sarebbe un peccato sprecare quest’opportunità di aiutare la mente matematica del bambino.

Tuttavia, un’eventuale riscrittura della storia non deve sacrificare alcuni punti imprescindibili. In primo luogo, la nuova storia dovrebbe continuare a essere una favola e non un libro di testo scientifico pieno di dettagli. In secondo luogo, si dovrebbe continuare a fare appello all’immaginazione del bambino dandogli una visione d’insieme della storia antica dell’Universo.

Naturalmente, questi vincoli si estendono anche ai materiali di supporto che dovrebbero continuare a bilanciare realismo e dettagli mantenendo il loro ruolo d’innesco per l’immaginazione del bambino.

Da un punto di vista operativo, possiamo immaginare uno o più scienziati che lavorano in collaborazione con persone che conoscono il processo di sviluppo dei bambini secondo Montessori. Insieme con la storia, questo gruppo dovrà produrre anche un breve riassunto scientifico, completo di un elenco di risorse iconografiche e testuali, sulla storia dell’Universo fino a che la vita apparve sulla Terra. Infine, dei piccoli aggiustamenti dovrebbero essere fatti anche ai materiali di supporto, come specificato nella sezione precedente.

Riassumendo, è una buona cosa analizzare e rinfrescare questa favola cosmica cercando una maggiore precisione scientifica, ma non bisogna dimenticare il bambino per cui “ciò che apprende deve essere interessante, deve affascinarlo”. Io, come scienziato, trovo naturale trasmettergli le grandi idee che ho sempre trovato nella scienza, perché “bisogna offrirgli cose grandiose: per cominciare offriamogli il mondo” e poi l’Universo intero.