Mario Valle Web

Il bambino creativo nella scienza

Sono padre di un adolescente che ha frequentato la scuola Montessori di Varese e sono un “computer scientist” presso il Centro Svizzero di Calcolo Scientifico di Lugano, dove trascorro le mie giornate in mezzo a tecnologie avanzatissime lavorando con scienziati che, per fortuna, sono restati dei bambini curiosi e capaci di meravigliarsi.

Sappiamo tutti che un insegnante non può creare un genio. Ma la scuola può fornire un ambiente in cui un genio e un bambino creativo possano prosperare. Nella mia esperienza, una scuola Montessori offre esattamente questo tipo di ambiente. Qui lo dimostro analizzando alcuni tratti della creatività all’opera nel mio lavoro scientifico.


Buongiorno e grazie per l’invito!

Al Centro Svizzero di Calcolo Scientifico di Lugano lavoro con dei bambini davvero speciali: gli scienziati. Nel loro lavoro scientifico, …

… ma anche nel lavoro computazionale che faccio con i miei colleghi, mi rendo conto che il risultato visibile, che può essere un’applicazione software, un modello di simulazione o una formula matematica, è solo l’ultimo passo di un percorso che parte da un’intuizione o da una grezza immagine mentale. Nella mia esperienza mi sono accorto che, per prosperare nella scienza, abbiamo bisogno, ancor prima della conoscenza scientifica specializzata, di un insieme di qualità che, come genitori e insegnanti, difficilmente associamo alla scienza.

La prima è l’immaginazione, la creazione e la manipolazione di immagini e modelli nella nostra testa. Immaginazione…

… che spesso al centro di calcolo rendiamo visibile gesticolando o scarabocchiando su una lavagna cercando di comunicare quell’immagine astratta che abbiamo visto così chiaramente nella nostra mente.

L’immaginazione è così importante nella scienza che si racconta di uno studente di David Hilbert, il grande matematico, che smise di frequentare le sue lezioni per intraprendere la carriera di poeta. Pare che Hilbert avesse commentato: “Non ho mai pensato avesse abbastanza immaginazione per essere un matematico”.

La seconda qualità in ordine d’importanza nella mia lista è la capacità di “lasciare occasionalmente il sentiero battuto e tuffarsi nel bosco”, come disse Alexander Graham Bell, il cui percorso di vita ha incrociato quello di Maria Montessori. Tutti gli scienziati sanno che le varie discipline scientifiche non sono alberi isolati; sono una fitta foresta collegata da sentieri inaspettati, …

… dove le scoperte, il più delle volte, avvengono ai confini tra settori di ricerca o mescolando idee scientifiche improbabili. Un esempio è questo materiale che respinge l’acqua, che nasce da una connessione tra botanica, chimica e scienza dei materiali.

La mia lista continua con altre qualità importanti per un lavoro scientifico produttivo: curiosità, perseveranza, passione e così via. Nella mia esperienza, i bravi scienziati hanno bisogno di tutti questi tratti del carattere ancor prima della conoscenza specialistica del loro campo.

Per esempio, nel campo dei supercomputer in cui lavoro, non abbiamo bisogno di Mister “So Tutto Io” perché in sei mesi la conoscenza diventa obsoleta. Non abbiamo nemmeno bisogno di geni solitari, perché oggi…

… le scoperte nascono molto spesso da collaborazioni composte da centinaia o addirittura migliaia di scienziati, come è la norma al CERN.

Invece, il tipo di “genio” con cui voglio lavorare è soprattutto una persona, come Feynman e Montessori, che è stata in grado di rivoluzionare il suo angolo di scienza rimanendo però un essere umano meraviglioso.

All’inizio ho definito gli scienziati come un tipo speciale di bambini perché, a ben guardare, i bambini hanno già tutte le abilità necessarie per essere scienziati geniali: immaginazione, curiosità, perseveranza, adattabilità, passione. E poi i bambini fanno domande. I bambini non conoscono la parola “impossibile”. I bambini non hanno paura di esplorare e magari fallire. I bambini non hanno paura di sbagliare. Insomma, li possiamo definire il dipartimento “Ricerca e Sviluppo” della specie umana. In questo film, il bambino formula cinque ipotesi in due minuti su come mettere gli oggetti su quelle scatole per farle accendere, molto più di un adulto nello stesso compito.

Questo è il motivo per cui la psicologa Alison Gopnik definisce il bambino “Lo scienziato nella culla”.

Vedere questi piccoli scienziati mi spinge a chiedermi perché sia così difficile trovare queste caratteristiche negli adulti.

Nel 1968, George Land condusse uno studio in cui misurò la creatività di 1.600 bambini di età compresa tra tre e cinque anni d’età. Ha poi nuovamente testato gli stessi bambini a 10 anni e di nuovo a 15 anni. I risultati furono sbalorditivi. Come si vede nel grafico, la percentuale di persone che ha ottenuto un punteggio al livello di “genio” è diminuita dal 98% ad appena il 2% per gli adulti.

Sì, possiamo incolpare la scuola, come fa Sir Ken Robinson in questo discorso profondo e divertente. Io, d’altra parte, voglio rimanere sul positivo chiedendo: che cosa possiamo fare per preservare lo scienziato bambino? Che cosa possiamo fare per far crescere un genio? Sappiamo tutti che, così come non possiamo forzare la crescita delle piante tirandole per le foglie, non possiamo forzare nessuno a diventare un genio.

Tuttavia, sappiamo anche che possiamo dare ai bambini un ambiente educativo che faccia crescere le loro potenzialità anche fino al livello di un genio, se il bambino ha questa capacità intrinseca.

In una scuola Montessori, vedo esattamente questo. Nessuna meraviglia che Maria Montessori fosse una scienziata.

Nelle scuole Montessori vedo coltivata la “buona” immaginazione. L’immaginazione che permette di generalizzare concetti, progettare soluzioni e cogliere la struttura invisibile delle cose, creando e manipolando modelli nella mente, non la “fantasticheria” che allontana i bambini dalla realtà per soddisfare desideri e pulsioni emotive in modo irreale. In fondo la scienza è solo mettere ordine e metodo su qualcosa che già c’è, come ricorda Feynman. L’immaginazione è il punto di partenza di ogni impresa scientifica, …

… come mostra il famoso esperimento mentale di Einstein che a sedici anni si chiedeva: “Che cosa succederebbe se cavalcassi un raggio di luce?” dando così avvio alla catena di pensieri che lo ha portato alla teoria della relatività. Questo uso dell’immaginazione è così importante per la scienza che Feynman una volta osservò che tutta la grande opera di Einstein era venuta a finire perché Einstein “aveva smesso di pensare in termini di concrete immagini fisiche ed era diventato un manipolatore di equazioni” (James Gleick, "Genio: La vita e la scienza di Richard Feynman ", p. 310).

Il primo limite dell’immaginazione è che, anche con tutta la buona volontà, se non ci sono materiali da assemblare in immagini e modelli, sarà difficile immaginare qualcosa di nuovo. Un pesce avrà difficoltà a immaginare qualcosa di diverso da un pesce alato, se tutto ciò che conosce sono pesci e farfalle che svolazzano sull’acqua. È quindi essenziale acquisire questi materiali da costruzione attraverso la cultura, attraverso l’incursione in vari campi della conoscenza, attraverso esperienze concrete, come accade ogni giorno in una scuola Montessori.

La vita è caotica. La scienza, come abbiamo visto, è un intreccio disordinato di percorsi e campi differenti. Pertanto la scuola, per far crescere futuri scienziati, non dovrebbe imporre artificialmente muri attorno alle aree della conoscenza, non dovrebbe rinchiuderle nei silos delle materie scolastiche. In una scuola Montessori, i silos non esistono, perché tutto trova posto nell’unificante…

… sfondo del Piano Cosmico. Piano che si concreta nell’Educazione Cosmica in cui le maestre Montessori mostrano al bambino l’ordine che regna nell’universo non descrivendo, elencando e sistematizzando, ma spiegando e facendo comprendere le connessioni e le relazioni che creano questo ordine, perché “non possiamo comprendere un sasso senza capire almeno qualcosa del grande sole!”. Questo atteggiamento è così fondamentale nella scienza …

… che la scienziata Maria Montessori ha condensato il suo pensiero al riguardo in una singola frase: “Insegnare i dettagli significa portare confusione. Stabilire la relazione tra le cose, significa portare la conoscenza” (Dall’infanzia all’adolescenza, p. 100).

Pertanto, questo modo di avvicinare lo scienziato bambino alla conoscenza mostra quanto sia importante suscitare la sua curiosità, piuttosto che riempirgli la testa di dettagli, concetti e sterili informazioni.

Un’altra cosa che una scuola Montessori fa per preparare i futuri scienziati è aiutarli a osservare e notare quanto accade attorno a loro, stimolati dall’esempio dei loro insegnanti che per prima cosa osservano i loro allievi.

L’ingegnere svizzero George De Mestral ci offre un esempio dell’importanza di questo tratto. Dopo essere andato a caccia, era stufo di togliere i frutti uncinati della bardana dai suoi pantaloni. Tuttavia, non liquidò questo fatto come una seccatura, invece iniziò a osservarli con attenzione e curiosità, e nacque il Velcro.

Purtroppo, come osservava Winston Churchill, la maggior parte delle persone passa oltre questi collegamenti, non li vede, perché, magari, non ha mai avuto un’insegnante che facesse comprendere loro l’importanza di trovare connessioni e collegamenti.

Fin dall’inizio, visitando varie scuole Montessori, sono rimasto sorpreso di trovare un tipo di scuola che non giudica, in cui errori e fallimenti non sono solo tollerati, sono apprezzati e celebrati come aiuto alla crescita e all’apprendimento. Se vogliamo sentire più spesso dagli adulti la risposta che diede Thomas Edison durante lo sviluppo della lampadina: “Non ho fallito. Ho solamente provato 10.000 metodi che non hanno funzionato”, devi iniziare a rendere i bambini amici del “Signor Errore”. Si deve cambiare la scuola e dire che non tutte le domande hanno una risposta “giusta” e che non è vero che se non riuscite a trovare la risposta, allora siete necessariamente pigri o stupidi.

Se proprio vogliamo convincerci, consideriamo che ci sono moltissimi gadget tecnologici che per funzionare hanno bisogno di un segnale di errore, come l’umile termostato domestico, o i sistemi di intelligenza artificiale che hanno bisogno di commettere errori per apprendere.

Ultimo aspetto, ma non meno importante, della preparazione di uno scienziato riguarda il ruolo del movimento e dei sensi. Sebbene il lavoro computazionale e la scienza siano per lo più attività sedentarie e intellettuali, sono anche processi fisici, come riporta James Gleick riferendosi al modo di pensare di Richard Feynman. Qualcosa di simile lo vedo nei miei colleghi e ricercatori del centro di calcolo che pensano scribacchiando, camminando o facendo sport. Per tutti loro…

… rendere le idee e le informazioni astratte tangibili o almeno visibili come immagini e strutture su uno schermo è estremamente importante per riuscire a ragionare sul loro argomento di ricerca. Nel centro di supercalcolo, cerchiamo di aiutarli a rendere …

…fenomeni astratti visibili, come ad esempio l’inversione del campo magnetico terrestre mostrata qui, allo stesso modo di come i materiali Montessori “materializzando le astrazioni” dei numeri o delle categorie grammaticali.

Mi domanderete “e la tecnologia a scuola? Non è importante per un futuro scienziato?” È importante, ma deve venire dopo immaginazione, curiosità, passione e perseveranza. Il perché lo sintetizza bene questo titolo: “Non abbiamo bisogno di insegnare ai nostri bambini come programmare, abbiamo bisogno di insegnar loro come sognare”. E allora sì che la programmazione, come molti altri ausili tecnologici, diverranno qualcosa che è bello imparare perché rendono possibile dare una forma concreta ai sogni. Di questo parlo estesamente nel mio libro “La pedagogia Montessori e le nuove tecnologie”.

È il momento di tirare le fila.

Ogni scuola Montessori prepara i bambini a sfruttare tutte le loro potenzialità. Se alcuni di loro diverranno dei geni, tanto meglio. In ogni caso, per tutti i bambini l’educazione Montessori sarà un “amplificatore d’immaginazione”, come ricorda il pioniere dei videogame Will Wright, e ogni scuola Montessori…

… sarà un luogo che risveglia la curiosità, come scrisse Gabriel García Márquez.

Nella sua scuola, cosa avrà fatto la maestra Rosa Elena Fergusson per far crescere un Premio Nobel? Scommetto che non ha fatto nulla di speciale, oltre ad essere semplicemente un’insegnante Montessori appassionata, seria e competente, …

… come sicuramente lo sono tante maestre Montessori qui in Italia e nel mondo. Grazie.

 

Riferimenti utili

Johan Bollen et al., Clickstream Data Yields High-Resolution Maps of Science, PLOS ONE 4(3): e4803 (2009) doi.org/10.1371/journal.pone.0004803
Lotuseffekt an Lotusblatt im Botanischen Garten der Ruhr Universität Bochum www.youtube.com/watch?v=fZyf5LI8WII
Superhydrophobic www.youtube.com/watch?v=Gdi9ze6kiT0
Alison Gopnik: cosa pensano i bambini? (L’estratto inizia al minuto 12:14) www.ted.com/talks/alison_gopnik_what_do_babies_think
Alison Gopnik alisongopnik.com
George Land: Evidence that children become less creative over time (and how to fix it) www.ideatovalue.com/crea/nickskillicorn/2016/08/evidence-children-become-less-creative-time-fix
Ken Robinson: la scuola uccide la creatività? www.ted.com/talks/ken_robinson_says_schools_kill_creativity
Tim Harford: tentativi, errori e il ‘complesso di Dio’ www.ted.com/talks/tim_harford
Mario Valle, “La pedagogia Montessori e le nuove tecnologie”, Il leone verde (2017) mariovalle.name/montessori/libro-nuove-tecnologie
Il Centro Svizzero di Calcolo Scientifico (CSCS) www.cscs.ch
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