Mario Valle Web

Perché la matematica scolastica è noiosa e così poco interessante?

I ragazzi non amano la matematica, è un dato di fatto. La considerano troppo lontana dai loro interessi e avulsa dalla realtà e perciò poco interessante. La maggior parte dei ragazzi, così spavaldi e apparentemente sicuri in altri campi, si reputa inadeguata, come se il capire la matematica dipendesse da un fattore genetico. Alla lunga questo atteggiamento rinunciatario finisce per innescare un circolo vizioso che alimenta lo scoraggiamento ed ingigantisce le difficoltà.

Ma non è tutta colpa degli studenti. È soprattutto colpa di come viene insegnata la matematica: le lezioni sono un’accozzaglia di formule senz’anima, formule da applicare meccanicamente, con troppa enfasi sul “come” e pochissima sul “perché”. Libri di testo più adatti a un matematico, che ha bisogno di rigore, che ad uno studente, che deve capire e apprezzare. Libri con errori che lo studente non sa vedere e che lo fanno impazzire convincendolo di non aver capito nulla, quando invece il problema non è suo, ma del testo. Il puro nozionismo, i problemi artificiosi, l’acquisizione e la ripetizione mnemonica di regole e di concetti appaiono generalmente agli alunni come qualcosa di noioso, imposto dall’alto per obbligo scolastico, e non come un’attività che li possa attrarre e arricchire. La matematica diventa così una lunga serie di tunnel attraverso le difficoltà tecniche della materia con insegnanti da sopportare per potere alla fine sperare di essere promossi. In questo scenario desolato Paul Lockhart, nel suo libro Contro l’ora di matematica, sostiene addirittura che ciò che manca nell’insegnamento della matematica a scuola è proprio la matematica.

I programmi scolastici, spesso non sincronizzati con i tempi degli studenti, hanno pure loro un effetto deleterio sull’apprendimento della matematica. Programmi che impongono concettualizzazione ed astrazione al momento sbagliato, quando la mente dell’alunno non è ancora pronta, programmi troppo sistematici quando invece gli alunni, soprattutto i più piccoli, non sono sistematici nell’apprendimento, programmi che pretendono troppo rigore su cose non essenziali, tanto che che punirebbero addirittura dei matematici conosciuti perché questi non utilizzavano le notazioni della matematica ufficiale.

Guardando ai contenuti si ignora il lavoro molto umano di generazioni di matematici, con le loro debolezze, difficoltà e lotte e si presentano invece presenta teoremi e dimostrazioni come piovuti dal cielo. Si trascurano cioè quelle conoscenze ed abilità che servono in tanti campi della vita, come la creatività o l’immaginazione.

Insomma, una scuola che spesso non capisce il mondo dei ragazzi. Una scuola che dice: “Studia che la matematica ti servirà”, scordandosi che i ragazzi vivono nel presente. Una scuola che demonizza videogiochi, MP3 e cartoons invece di capirli ed utilizzarli per quello che sono, esempi di uso vivo della matematica.

Aggirare l’ostacolo

Ci sono due scuole di pensiero che cercano di trovare un modo per superare queste difficoltà: una promuove modi per far vedere a cosa serve la matematica sperando di suscitare l’interesse dello studente, l’altra invece punta ad eliminarla del tutto e rifondarla sul modello dell’insegnamento dell’arte, riportando cioè la matematica allo stato di pura ricerca e piacere intellettuale. A mio avviso entrambi gli approcci hanno i loro limiti, uno è troppo blando e l’altro troppo radicale, mentre penso che l’approccio migliore sia invece cercare di guardare oltre la scuola. Non cercare di riformare od aggiustare piccole cose nel contesto scolastico attuale, ma inserire la matematica scolastica, in un contesto più ampio.

Certo, la matematica è un costrutto intellettuale che non può essere acquisito con l’esperienza o con i sensi. Ma si può preparare la mente e stimolare l’interesse, motivando insegnanti e studenti attraverso casi concreti che mostrino cosa “serve” tutta la fatica della matematica. Non è questione di proporre esempi concreti solo per far comprendere concetti astratti, che tra l’altro verrebbero limitati dalla concretezza dell’esempio, è far vedere e apprezzare la bellezza del panorama della matematica avvicinandola da angoli inusuali.

Un primo esempio di questo approccio ce lo propone Maria Montessori che pone la matematica nel contesto più ampio della crescita della persona. Nel suo progetto ha considerato sempre la matematica una via logica e sostanziale allo sviluppo psichico e non ha mai proposto un “metodo didattico”. Infatti, un lavoro come il suo “Psicoaritmetica” nasce osservando il modo mentale di procedere dei bambini e approfondendo la base conoscitiva della matematica, i cui elementi possono essere tratti dalle esperienze quotidiane.

Per me la prospettiva che proporrò non sarà quella pedagogica o di un matematico di professione, ma sarà basata sull’esperienza di chi, come me, deve aiutare ricercatori specializzati nel loro settore a trarre un senso dai numeri prodotti dalle simulazioni che fanno girare sui supercalcolatori qui al centro. Mi sono accorto, infatti, che ci sono molti aspetti della matematica che uso e che non vengono nemmeno accennati a scuola, ma soprattutto ho scoperto che per aiutare gli scienziati devo mettere in moto delle strategie creative che possono essere d’aiuto per far amare la matematica stessa e cha sono utilizzate dai matemtici che poi vengono studiati.

Certo, è una prospettiva specifica, quella della matematica computazionale, ma penso che alla matematica nel senso proprio della parola ci si arriva se si prepara la mente e si trasmette entusiasmo, e questi spunti ed esempi possono aiutare in questo senso.


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