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Scuola Montessori, un bagaglio per la vita

Incontro tenuto all’Istituto Comprensivo Sabin di Segrate (MI) l’8 maggio 2024.


Cari genitori, buonasera!

Immagino tutti voi abbiate iscritto i figli alla sezione Montessori perché avete pensato che questo fosse il più bel regalo che poteste fare ai vostri figli. E con l’aiuto delle insegnanti avete pian piano scoperto che cosa facevano i vostri figli a scuola e come funzionasse questo progetto Montessori.

Tutto bellissimo, ma, man mano che passavano gli anni, vi siete cominciati a chiedere che cosa succederà dopo. Saranno pronti per una scuola differente?

E soprattutto, saranno capaci di affrontare le scuole medie?

La mia risposta è sì e in questa chiacchierata vi racconterò il mio percorso da papà Montessori, cercherò di rispondere ad alcune paure comuni che hanno i miei colleghi genitori e vedremo che sì, la scuola Montessori è un bagaglio per la vita. Cercherò di non parlare molto per rispondere alle vostre domande.

La mia storia inizia quando abbiamo iscritto nostro figlio Nicolò, poco prima dei tre anni, alla scuola materna.

Io e mia moglie convenimmo che la scelta più ovvia era …

…iscriverlo alla scuola materna comunale a due minuti di cammino da casa nostra. Purtroppo, …

… dopo un paio di settimane, nostro figlio ha iniziato a piangere e non voleva più andare a scuola. Peggio ancora, abbiamo visto il suo entusiasmo spegnersi, giorno dopo giorno.

All’inizio, eravamo convinti che fossero solo capricci. Pensavamo: “Cambierà, si abituerà al nuovo ambiente…” e così via. Invece, dopo pochi mesi, abbiamo scoperto che la sua maestra era assolutamente incapace di lavorare con i bambini, che stava letteralmente distruggendo l’autostima di nostro figlio e che, peggio ancora, non rispettava i suoi bisogni di bambino.

Dopo un’umiliazione che ha fatto traboccare il vaso, lo abbiamo portato via dalla scuola, convinti che qualsiasi altra scelta sarebbe stata meglio che continuare così. Subito abbiamo iniziato la ricerca di un’altra scuola. A questo punto non eravamo tanto interessati al metodo pedagogico, volevamo solo una scuola in cui nostro figlio fosse rispettato come persona.

Un giorno mia moglie mi disse: “Ho sentito parlare di una scuola Montessori a dieci chilometri da casa. Mi ricordo dai miei studi — lei è un’insegnante — che lì il rispetto per i bambini è al primo posto”. Va bene, andiamo a vedere.

Siamo andati e siamo rimasti letteralmente a bocca aperta per quello che vedevamo: l’ordine, i bambini sorridenti, il silenzio… Immediatamente abbiamo deciso di iscrivere lì Nicolò.

Per me questa decisione è stata un vero e proprio atto di fede perché non conoscevo nulla di Montessori. Per me Montessori era solo tavolini bassi e perline e niente di più. Per mia moglie era ancor peggio, perché lei è un insegnante di scuola tradizionale, che in qualche maniera “tradiva” la sua scelta professionale. Nonostante ciò, la decisione si era rivelata giusta, perché Nicolò quasi subito è rifiorito.

Poi, dopo la Casa dei Bambini, non era in discussione il mandarlo alla scuola primaria Montessori. Lì, quasi ogni giorno, tornava a casa con storie per noi incredibili, …

… dicendoci “oggi ho «giocato» con la matematica”, oppure …

… “oggi ho scoperto questo e quest’altro”.

E abbiamo sentito le stesse storie dai genitori dei suoi compagni di classe.

In sintesi, ci dipingeva un quadro della sua esperienza scolastica completamente diversa dalla mia. Per me la scuola era un luogo neutrale in cui andavo, facevo cose, sedevo immobile, poi tornavo a casa dove potevo fare ciò che realmente m’interessava. Invece…

… lui era felice di andare a scuola, imparava molto e, cosa più importante, aveva ritrovato fiducia in se stesso.

Bene. Potrei fermarmi qui. La storia che ho presentato, e molte altre esperienze simili, dovrebbero convincervi che Montessori è il miglior regalo che potete fare ai vostri figli e figlie e che ci si può fidare di Montessori, anche se non capite esattamente che cosa significhi.

Finita la scuola Primaria non c’era possibilità di continuare il percorso Montessori alle medie, per cui ci siamo trasferiti a Lugano vicino al mio ufficio …

… e lo abbiamo iscritto alla scuola media del quartiere. Per noi è stato un doppio salto: scuola tradizionale e scuola svizzera. Al primo colloquio con l’insegnate di classe la prima sorpresa: “Pensavo Nicolò fosse un po’ strano…”. Mamma sgomenta. “…nell’intervallo sta in disparte a osservare”. Logico, lo ha imparato alla scuola Montessori: prima si osserva e poi si agisce. E poi i primi anni ha quasi vissuto di rendita perché molte cose del programma le aveva già studiate prima. Ma poi è successo qualcosa di particolare?

Nulla di particolare. Certo, non è stata una passeggiata, ma per motivi non collegati al Montessori, ma al meccanismo dei livelli che esiste nella scuola svizzera. Al liceo è andato benissimo ed è riaffiorato tutto quanto gli aveva trasmesso la scuola Montessori. Pensate che l’insegnante di matematica ci ha detto: “Quando spiego, mi rendo conto che Nicolò la matematica la vede”.

Ora studia cinema al Conservatorio Internazionale Scienze Audiovisive (CISA) di Locarno. Ha trovato la sua strada che è indipendente dai sogni che noi genitori ci erano fatti, ma così deve essere.

Quindi, cari genitori, i vostri figli sono ben equipaggiati per affrontare la vita al di fuori della scuola Montessori. Credeteci e supportateli.

Certo, non credo di aver spazzato via tutte le paure che albergano nei vostri cuori. Proviamo a elencare le più ovvie: …

… i voti, i compiti in classe, le interrogazioni. Il dover seguire un programma e non poter scegliere cosa approfondire. E poi, ma se gli mancano le competenze? Grazia Honegger Fresco, che è stata allieva diretta di Maria Montessori, scriveva: …

“Diverso è invece il passaggio alle Medie: soprattutto se hanno cominciato dal Nido Montessori, allenati alla libera scelta responsabile fin da piccoli, sono più forti e consapevoli. Hanno ormai acquisito senso di responsabilità nel modo di lavorare e di agire con gli altri, capacità di autoregolarsi, di criticare e di collaborare.

D’altro canto nell’ultimo anno della Primaria Montessori si cerca di prepararli a fronteggiare la diversità che li aspetta: il sistema dei voti, delle gare, delle interrogazioni e soprattutto l’impossibilità di scegliere. Per arrivare a ciò nella scuola Montessori si ritiene indispensabile fortificare i bambini facendoli vivere in un ambiente non ansiogeno, non arrivista e giudicante almeno nei primi anni.”

A parte l’aspetto operativo delle maestre che, nell’ultimo anno della Primaria Montessori, cercano di prepararli a fronteggiare la diversità che li aspetta, la scuola ritiene indispensabile fortificare i bambini facendoli vivere in un ambiente non ansiogeno, non arrivista e giudicante. Così facendo sono allenati alla libera scelta responsabile, sono più forti e consapevoli. Hanno acquisito senso di responsabilità nel modo di lavorare e di agire con gli altri, capacità di autoregolarsi, di criticare e di collaborare.

In uno dei suoi ultimi corsi, Maria Montessori aveva condensato queste idee sullo sviluppo della persona nel cartellone del “bulbo” che rappresenta lo sviluppo del bambino come un fiore la cui parte fra zero e sei anni è il bulbo che dà stabilità alla pianta.

Va bene, ma cosa accadrà a questi bambini quando si accorgeranno che la vita non è così? A parte il fatto che, anche se la vita fosse solo così, non è detto che non possano cercare di cambiarla, è una cattiva pratica pensare che più frustrazione serva per prepararli alla vita.

C’è un articolo di Alfie Kohn intitolato: “Getting Hit on the Head Lessons” (Lezioni su come essere colpiti sulla testa) che vi consiglio di leggere (vi posso mandare la traduzione se me la chiedete) se volete vedere dove porta questa “brillante” idea e se volete deprimervi vedendo lo stato tragico dell’educazione, perlomeno negli Stati Uniti.

Il titolo deriva da un vecchio sketch dei Monty Python in cui l’insegnante colpisce in testa lo studente con un grosso martello. Quando lo studente indietreggia e grida, l’istruttore dice: “No, no, no. Tieni la testa così, e fai ‘Waaah!’, riproviamo”. E gli assesta un altro colpo. Esattamente come fanno le persone che chiedono più frustrazione a scuola! La tesi dell’articolo è proprio questa: i politici e i pianificatori giustificano le cattive pratiche educative come preparazione per più dello stesso, mentre stanno proponendo solo cattive pratiche educative.

Simile è la seconda preoccupazione: non sarà che la scuola Montessori produce bambini che non vivono nel mondo reale? E legata a questa “brillante” idea una convinzione: penso che i bambini abbiano bisogno di competitività e delle frustrazioni del mondo che li attende.

Come disse un’insegnante Montessori: “«La scuola tradizionale è il mondo reale» è una delle cose più ignoranti che abbia mai sentito. È reale, se hai intenzione di lavorare in un cubicolo per il resto della tua vita, e questo è quanto”. La vera “vita reale” ha bisogno di altre capacità: comunicazione, cooperazione, creatività, immaginazione. Non frustrazione.

L’ultima preoccupazione è forse un’aspettativa fuori luogo: la scuola Montessori farà di mio figlio un genio? Potrebbe essere, ma non è questo l’obiettivo della scuola …

… perché: “Obiettivo primario dell’educazione Montessori è quello di preparare il bambino completo a raggiungere il suo pieno potenziale in tutte le aree della vita”. Dici poco!

E sappiamo che possiamo dare ai bambini un ambiente educativo che faccia crescere le loro potenzialità anche fino al livello di un genio, se il bambino ha questa capacità intrinseca. In una scuola Montessori, ho visto esattamente questo. Nessuna meraviglia che Maria Montessori fosse una scienziata.

Da ultimo, cari genitori, smettiamo di fare film mentali sul futuro dei nostri figli. Aiutiamoli, stiamogli vicini, facciamogli conoscere che cosa potranno fare nel futuro, ma non irregimentiamoli dentro ai nostri sogni. Osservateli come fanno le insegnanti Montessori a scuola per capire quali sono i loro bisogni, non i nostri.

Finalmente una domanda che non è una paura: Ma ci sono scuole medie Montessori? Sì certo!

A Milano una rete di quattro istituti ha sperimentato come si può applicare la proposta Montessori in queste scuole.

Certo, non si parla più di materiali di sviluppo come alla primaria, ma le idee di base sono le stesse. Oggi dal punto di vista ufficiale si può chiedere l’istituzione di una sezione Montessori come avete fatto per il vostro istituto comprensivo.

È certo che Maria Montessori non ha avuto tempo di strutturare la sua proposta per questa fascia d’età, ma ha lasciato tante idee nei suoi scritti interpretate poi in tante proposte diverse in giro per il mondo. A marzo 2018 avevo organizzato un convegno a Milano proprio per mettere a confronto queste esperienze estere con quanto si sta facendo in Italia.

Finora abbiamo visto un po’ il lato negativo del dopo scuola Montessori, ma queste sono proprio le caratteristiche che servono agli innovatori, a quelli che cambieranno il mondo.

Un articolo intitolato “Come pensano gli innovatori?” osserva che: “Un certo numero di imprenditori innovativi hanno anche frequentato scuole Montessori, dove hanno imparato a seguire la loro curiosità”. E poi …

“Crediamo anche che gli imprenditori più innovativi siano stati molto fortunati a essere cresciuti in un’atmosfera dove il porre domande era incoraggiato”. Ecco, convinciamoci che quello che succede a scuola e in famiglia avrà un impatto fortissimo sulle loro capacità di innovare. Esempi?

Come si sarà comportata la maestra di Larry Page e Sergej Brin nei loro confronti? Come si sarà sentita quando hanno creato Google? Loro due non sono però gli unici innovatori usciti da scuole Montessori. Da queste scuole è uscita gente che non solo ha trovato lavoro, ma ne ha pure creati di nuovi. Motivo in più per riconoscere le meravigliose capacità del bambino e avere fiducia in lui, come sicuramente avrà fatto quella maestra Montessori. Oppure…

… il pioniere dei videogiochi Will Wright, per cui Montessori fu un “amplificatore d’immaginazione” che lo ha preparato per la creazione di The Sims, SimCity, Spore e Super Mario Brothers. “SimCity nasce direttamente da Montessori… Si tratta di puro apprendimento al tuo proprio ritmo”. E poi …

… Jeff Bezos, il fondatore di Amazon, che vi ha riversato quanto appreso alla scuola Montessori.

Gabriel García Márquez che racconta con gratitudine della sua maestra Rosa Elena Fergusson con cui “studiare era una cosa meravigliosa come giocare a essere vivi.” …

… Ma se siamo stanchi di vedere esempi sono nel campo imprenditoriale e tecnologico, ecco un’altra ex-allieva Montessori, Julia Child. Cuoca, famosa tanto per il suo fantastico senso dell’umorismo quanto per le sue abilità culinarie, che ha attribuito alla sua educazione Montessori la nascita del suo amore per la scoperta, per il lavorare con le mani e la sua continua ricerca dell’eccellenza senza mai stancarsi di imparare nel vero senso montessoriano.

Maria Montessori era una visionaria, non si limitava a risolvere un problema educativo contingente e men che meno ad addestrare una qualche capacità operativa.

Lei vedeva il dispiegarsi del potere interiore del bambino attraverso l’attenzione e il rispetto dell’adulto come l’unica maniera per salvare l’umanità, visto che il cambiare gli adulti si era rivelato pochissimo efficace. E se questo non è educare per il futuro non so proprio che cosa possa esserlo.

Grazie per la vostra affettuosa attenzione!

 

Riferimenti utili

Le domande frequenti su Montessori (le cosiddette FAQ)mariovalle.name/montessori/faq.html
Mario Valle, “La pedagogia montessoriana e le nuove tecnologie”, Il leone verde (2017)mariovalle.name/montessori/libro-nuove-tecnologie
Mario Valle, “Le tecnologie digitali in famiglia: nemiche o alleate?”, Il leone verde (2021)mariovalle.name/montessori/libro-tecnologia-e-famiglia
Alex Soojung-Kim Pang, “Dipendenza Digitale”, Edizioni LSWR (2015)www.edizionilswr.it/libri/dipendenza-digitale/
Fondazione Mondo Digitale, “Tinkering coding making per bambini dagli 8 agli 11 anni”, Erickson (2020) www.erickson.it/it/tinkering-coding-making-per-bambini-dagli-8-agli-11-anni. Ci sono altri 3 volumi della serie che coprono dai 4 ai 13 anni.
Latitude, “Robots Inspire New Learning & Creativity Possibilities for Kids”, (2012, gennaio).latd.com/blog/study-robots-inspire-new-learning-creativity-possibilities-kids
Alison Gopnik, Andrew N. Meltzoff, Patricia K. Kuhl, “Tuo figlio è un genio. Le straordinarie scoperte sulla mente infantile”, Dalai Editore (2008)www.mondadoristore.it/Tuo-figlio-e-genio-Alison-Gopnik-Andrew-N-Meltzoff-Patricia-K-Kuhl/eai978886073213 È la traduzione italiana di “The Scientist in the Crib: What Early Learning Tells Us About the Mind”
Bret Victor, “A Brief Rant on the Future of Interaction Design”worrydream.com/ABriefRantOnTheFutureOfInteractionDesign
S. Druga, R. Williams, C. Breazeal, and M. Resnick, “‘Hey Google is it OK if I eat you?’: Initial Explorations in Child-Agent Interaction,” in Proceedings of the 2017 Conference on Interaction Design and Children (IDC ’17), New York, NY, USA: ACM, 2017, pp. 595–600doi: 10.1145/3078072.3084330
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