Presentazione al BLA BLA Festival il 20 ottobre 2024.
Veniamo, appunto, a noi educatori. Che cosa vorremmo conoscere? Vorremmo avere un’idea di cosa c’è dentro la scatola nera dell’IA e soprattutto vorremmo capire se è veramente intelligente come dicono e se dobbiamo temere che un giorno finisca per superarci. Vorremmo poi farci un’idea dei pericoli e delle opportunità che l’IA può offrire, soprattutto in campo educativo. Ecco perché siamo qua.
Iniziamo scoperchiando un pochino la scatola nera dell’IA.
Le reti neurali prendono ispirazione dalle reti di neuroni che compongono il nostro cervello. Una rete neurale è composta da nodi, i neuroni appunto, connessi fra loro. Quando tutti gli input a un neurone soddisfano una certa funzione, questi genera un output che, moltiplicato per un fattore detto peso, andrà all’ingresso di un’altra serie di neuroni. In una rete neurale ci sono vari strati di neuroni (layer), come in figura, che possono diventare tantissimi e collegati in maniere più esotiche quando si parla di Deep Learning (DL). Questa non è l’unica possibile disposizione dei neuroni, ma solo la più nota.
Sistemi di questo tipo, che vengono raggruppati sotto la denominazione di Machine Learning (ML), li troviamo dappertutto: nel traduttore di Google, nei filtri per lo spam, nei sistemi che ci raccomandano prodotti da acquistare, nelle auto a guida autonoma, eccetera. Insomma, questa forma di IA è ormai entrata nella nostra quotidianità senza far rumore.
Risposte che spesso non hanno senso e che vengono chiamate “allucinazioni” (per non dire di peggio). Del resto, stiamo parlando di un sistema statistico che cerca correlazioni, ma che non comprende il senso di quello che gli viene chiesto.
Ecco che diventa di primaria importanza il porre domande corrette e con quante più possibili informazioni di contesto. È nata addirittura una nuova professione, quella di “prompt engineer” che sa come preparare un prompt che risponda alla domanda dell’utente riducendo per quanto possibile la quantità di non senso generato.

Il problema per noi non è tanto quando il non senso è ovvio, ma quando la risposta viene data con sicurezza e appare coerente e credibile anche se è intrinsecamente sbagliata. Come mi è capitato mentre cercavo una citazione di Maria Montessori. ChatGPT si è inventato un capitolo che non esiste in un libro esistente e un testo che non si trova da nessuna parte. Tralasciamo poi le informazioni mancanti alla fine. Altri sistemi sono più onesti, come Gemini che mi dice che non ha trovato una fonte specifica e mi consiglia come potrei procedere.
Ecco, allora, un primo suggerimento per il nostro futuro lavoro con le IA: insegnare lo spirito critico, insegnare a non spegnere il cervello e accettare supinamente qualsiasi cosa generata dalla macchina.
Le allucinazioni non sono l’unico problema di cui soffrono i sistemi di IA generativa. Spesso riportano fatti non aggiornati, hanno pregiudizi e generano discorsi d’odio, razzisti o pieni di misoginia, che derivano, purtroppo, dal materiale che hanno ingerito che è stato creato da umani.
Agire in modo intelligente non significa essere intelligenti. La lavastoviglie di casa lava i piatti meglio di me e, nonostante ciò, non è intelligente checché ne dicano le pubblicità. Le IA scompongono e ricompongono i dati che hanno ingurgitato mostrando correlazioni dove noi non riuscivamo a vedere niente, ma non creano nulla.
Allora, cos’è l’intelligenza?
Per Jean Piaget: “L’intelligenza non è ciò che si sa, ma ciò che si fa quando non si sa”. Intelligenza è saper cambiare e adattarsi. Se vogliamo invece una definizione più formale: “L’intelligenza è una funzione mentale che, tra l’altro, comporta la capacità di ragionare, pianificare, risolvere problemi, pensare in maniera astratta, comprendere idee complesse, apprendere rapidamente e apprendere dall’esperienza. Non riguarda solo l’apprendimento dai libri, un’abilità accademica limitata, o l’astuzia nei test. Piuttosto, riflette una capacità più ampia e profonda di capire ciò che ci circonda – «afferrare» le cose, attribuirgli un significato, o «scoprire» il da farsi.” (Da Wikipedia).
Un libro che ho letto recentemente (Jeff Hawkins, “Mille cervelli in uno”) dedica un capitolo al futuro dell’intelligenza artificiale in cui mette in chiaro che queste non saranno mai come gli esseri umani perché mancano di alcune caratteristiche. La prima caratteristica mancante è la corporeità e il movimento. “Come abbiamo già visto, per imparare occorre muoversi. Per apprendere un modello di un edificio dobbiamo percorrerlo andando da un ambiente all’altro. Per imparare a usare un nuovo attrezzo dobbiamo tenerlo in mano, girarlo da una parte e dall’altra, guardarlo ed esaminarne diverse parti con le dita e gli occhi”. Quindi come educatori, riportiamo in auge l’uso delle mani e il movimento per i nostri piccoli.
Inoltre, rispetto alla nostra intelligenza, ad oggi i modelli che usano le IA sono statici, mentre noi impariamo dai nostri errori. Poi, le IA non hanno emozioni, potente motore per la nostra cognizione.
Certo, lo sviluppo delle IA è tumultuoso e qualcuna di queste limitazioni verrà superata prima o poi, ma per ora …
Quando si presenta un nuovo prodotto bisogna generare sorpresa, ammirazione, superare le aspettative, presentare le novità in modi inaspettati. Appunto, l’effetto “WOW!”. E questo lo sanno fare egregiamente i grandi attori del mondo IA. Come sempre dobbiamo esercitare un sano spirito critico, non entrare in “modo zombie” spegnendo il cervello. In fondo le IA Generative non sono degli oracoli.
Se non contrastiamo questo effetto, il rischio è che ci facciamo influenzare dalla macchina, come analizzato in una ricerca dal titolo piuttosto buffo: “Ehi Google, va bene se ti mangio?” che esplora come i bambini reagiscono di fronte a un assistente vocale come Alexa o Siri. La ricerca mostra che per i bambini al di sotto dei dieci anni l’idea che un assistente vocale sia una macchina non è chiarissima. I bambini tendono a sovrastimare le capacità delle macchine perché, quando vedono un robot capace di fare qualcosa in maniera infinitamente più veloce di loro, è facile rimanerne impressionati. I più piccoli potrebbero quindi rischiare di farsi influenzare nei loro comportamenti dai consigli di una macchina tanto quanto si farebbero influenzare dai consigli di un adulto. E questo temo accada anche a noi, persone cosiddette mature.
Certo, si pensa che l’applicazione più concreta dell’IA nell’educazione sarà quella di creare tutor intelligenti che permettano una personalizzazione dell’apprendimento rendendo l’IA un assistente dell’insegnante, non un sostituto. Oppure, come ho visto fare, utilizzare l’IA per creare il piano per un ciclo di lezioni. Un altro approccio è quello sperimentale: provare a inserire l’IA nell’insegnamento, lavorare con i discenti per capire dove aiuta e dove diventa un ostacolo, stabilire dei punti fermi, come chiarire fin da subito gli aspetti etici dell’IA. È quanto mette bene in evidenza …
Comunque la vogliamo girare, dobbiamo, prima di ogni competenza tecnologica, acquisire la capacità di cui parla Alvin Toffler nel suo libro “Lo Shock del Futuro”: “Gli analfabeti del ventunesimo secolo non saranno quelli che non sanno leggere e scrivere, ma quelli che non saranno in grado di imparare, disimparare e imparare di nuovo”. Perché, …
… come scriveva Eric Hoffer: “In un’epoca di cambiamenti drastici quelli che apprendono erediteranno il futuro. I dotti di solito si trovano ben equipaggiati per vivere in un mondo che non esiste più.” (“Reflections on the Human Condition”, 1973). Vedervi qui mi dice che voi siete fra quelli che apprendono.
Queste considerazioni che stiamo vedendo apparentemente non toccano l’utilizzo delle IA nell’educazione, ma, nonostante ciò, sono a mio avviso delle lezioni fondamentali per navigare queste tecnologie e renderle veramente educative.
Ritornando al campo di nostro interesse, la prima considerazione da fare riguarda il saper porre le domande giuste. Chi fa domande rimarrà in corsa, chi dà solo risposte sparirà, surclassato dalle IA. Picasso sintetizzava tutto ciò nella famosa frase: “I computer sono inutili. Possono solo darti risposte” che ricorda un’altra famosa citazione, attribuita a Lady Ada Lovelace, la prima programmatrice della storia, che affermava: “La Macchina Analitica [di Charles Babbage] non ha alcuna pretesa di dare origine a nulla. Può fare tutto ciò che sappiamo ordinargli di eseguire”. Dobbiamo quindi essere curiosi e sviluppare le nostre conoscenze per riuscire a creare i giusti “prompt”.
Secondo il grande statistico John Tukey (che tra l’altro ha coniato tanti termini ora di uso comune come bit e software): “L’unico meccanismo per suggerire domande è esplorare”. Che vuol dire, appunto, fare esperienze, essere curiosi, crearsi una cultura.
Tutto ciò è profondamente umano, come ci ricorda …
Bene. Guardiamo ora a come noi e i piccoli che ci sono affidati agiamo. A noi adulti interessa il risultato delle nostre azioni e di come sia stata efficiente la loro esecuzione. Al contrario, al bambino non interessa il risultato della sua azione: a lui interessa il processo, vuole provare e riprovare finché viene soddisfatta una sua esigenza interiore. Ecco, allora, che focalizzarsi solo sui risultati (compiti e voti) piuttosto che sui processi di apprendimento, rischia di automatizzare pratiche educative cattive anche con la migliore tecnologia. In altre parole, se stiamo valutando l’IA nell’educazione, dovremmo focalizzarci su ciò che migliora l’apprendimento, non sul fatto di avere più materiale prodotto o essere alla moda. Perfino Einstein era d’accordo: “Apprendere significa sperimentare, il resto è solo informazione”.
Se ora torniamo a considerare come vengono addestrate le reti neurali, vediamo che…
… è proprio difficile instaurare questo stato di concentrazione profonda. Peccato perché, scriveva Montessori, “La prima premessa per lo sviluppo del bambino è la concentrazione. Il bambino che si concentra è immensamente felice.” E questo vale anche per gli adulti.
Ecco, abbiamo visto alcuni aspetti dell’educazione che, pur sembrando lontanissimi dall’IA, reputo necessari affinché l’uso di questi sistemi nell’educazione non vada a detrimento di quest’ultima.
| ChatGPT | chatgpt.com |
| Claude | claude.ai |
| Gemini | gemini.google.com/app |
| HuggingChat | huggingface.co/chat |
| Midjourney | www.midjourney.com |
| Dall-E | www.dall-efree.com |
| Will Robots Take My Job? | willrobotstakemyjob.com |
| Jeff Hawkins, “Mille cervelli in uno — Nuova teoria della mente”, Il Saggiatore (2022) | www.ilsaggiatore.com/libro/mille-cervelli-uno |
| Mauro Crippa, Giuseppe Girgenti, “Umano, poco umano — Esercizi spirituali contro l’intelligenza artificiale”, PIEMME (2024) | www.edizpiemme.it/libri/umano-poco-umano |
| Gerd Gigerenzer, “Perché l'intelligenza umana batte ancora gli algoritmi”, Raffaello Cortina Editore (2023) | www.raffaellocortina.it/scheda-libro/gerd-gigerenzer/perche-lintelligenza-umana-batte-ancora-gli-algoritmi-9788832855029-3889.html |
| S. Druga, R. Williams, C. Breazeal, and M. Resnick, “‘Hey Google is it OK if I eat you?’: Initial Explorations in Child-Agent Interaction,” in Proceedings of the 2017 Conference on Interaction Design and Children (IDC ’17), New York, NY, USA: ACM, 2017, pp. 595–600 | doi: 10.1145/3078072.3084330 |
| Quora Answers, “L’intelligenza artificiale supererà quella umana?” | it.quora.com/L-intelligenza-artificiale-superer%C3%A0-quella-umana |
| Alberto Puliafito, “Guida pratica per resistere all’effetto wow sull’intelligenza artificiale”, Internazionale (22.05.2024) | www.internazionale.it/notizie/alberto-puliafito/2024/05/22/chatgpt-40-intelligenza-artificiale-effetto-wow |
| Mutlu Cukurova, “The Interplay of Learning, Analytics, and Artificial Intelligence in Education”, arXiv (2024) | discovery.ucl.ac.uk/id/eprint/10191279 |
| Hamsa Bastani et al., “Generative AI Can Harm Learning”, The Wharton School Research Paper (2024) | ssrn.com/abstract=4895486 |
| UNESCO, “AI competency framework for teachers” (2024) | unesdoc.unesco.org/ark:/48223/pf0000391104 |
| Sina Alemohammad et al., “Self-Consuming Generative Models Go MAD”, arXiv (2023) | arxiv.org/pdf/2307.01850 |
| AI News, “I modelli linguistici più grandi e recenti mentono di più”, (2024) | ainews.it/i-modelli-linguistici-piu-grandi-e-recenti-mentono-di-piu |
| L’IA come nuovo tutor per gli studenti | www.scuolafutura.toscana.it/home/lia-come-nuovo-tutor-per-gli-studenti |
| Machine Learning for Kids | machinelearningforkids.co.uk |
| Daniel Morrow, “Excerpts from an Oral History Interview with Steve Jobs” | americanhistory.si.edu/comphist/sj1.html |
| Mario Valle, “La pedagogia montessoriana e le nuove tecnologie”, Il leone verde (2017) | mariovalle.name/montessori/libro-nuove-tecnologie |
| Mario Valle, “Le tecnologie digitali in famiglia: nemiche o alleate?”, Il leone verde (2021) | mariovalle.name/montessori/libro-tecnologia-e-famiglia |
| Il Centro Svizzero di Calcolo Scientifico (CSCS) | www.cscs.ch |
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