Mario Valle Web

La “firma” delle idee Montessori

Inaugurazione sezione primaria Montessori — Sommo (PV) — 08 ottobre 2016

Innanzitutto grazie per questo invito e per l’opportunità che mi viene offerta di parlare di un argomento che mi sta molto a cuore: il progetto Montessori.

Innanzitutto mi presento. Io lavoro al Centro Svizzero Di Calcolo Scientifico a Lugano in mezzo ad alcuni dei supercalcolatori più potenti al mondo. Niente paura, non sono qui per parlarvi di questo, sono qui perché sono il papà di un ragazzo che ha frequentato la scuola Montessori e mi ha fatto conoscere questo mondo in maniera molto concreta attraverso quello che gli vedevo fare e raccontare.

Voglio partire proprio da qui, dall’inizio della sua storia scolastica, per questa breve esplorazione delle idee di Maria Montessori.

Al momento di iscriverlo all’asilo abbiamo scelto quello sotto casa, ovviamente. Purtroppo è capitato fra le mani di un insegnante completamente incapace di trattare i bambini. Li umiliava e li trattava male.

Quando alla fine ce ne siamo accorti, l’abbiamo tolto e abbiamo cominciato a cercare un’altra scuola. Non volevamo, infatti, che stesse a casa solo con noi adulti. Siamo arrivati alla scuola Montessori di Varese sulla fiducia. Né io, né mia moglie conoscevamo molto di Montessori. Quello che cercavamo non era un metodo didattico, volevamo una scuola che innanzitutto rispettasse Nicolò come persona e lì l’abbiamo trovata.

Ecco il primo aspetto progetto Montessori. È una “rivoluzione copernicana” dei rapporti fra adulti e bambini. È rispettare il bambino come persona. È riconoscere le meravigliose capacità della sua mente. Tutto questo ancor prima dei materiali o di quello che riempie le giornate nelle scuole Montessori.

Un genitore una volta mi disse: “Montessori è un’attitudine, non un tipo di scuola”. Voleva dire che per prima cosa è un diverso atteggiamento dell’adulto, e in particolare della maestra. Io non sono un pedagogista ma quello che mi ha colpito è che questa richiesta ha delle profonde basi neurologiche nei meccanismi nel nostro cervello.

Abbiamo nel cervello un meccanismo, il meccanismo specchio, composto da aree motorie che si attivano non solo quando facciamo un movimento con le mani, ma anche quando lo vediamo fare da altri. Insomma, replichiamo internamente ciò che vediamo fare come se lo avessimo fatto noi in prima persona.

La ricerca sui neuroni specchio ha portato per prima cosa alla rivalutazione del movimento. Non è più il cervello che comanda e l’area motoria che esegue. Il movimento è la base delle nostre capacità cognitive di più alto livello. Noi letteralmente pensiamo con le mani. A maggior ragione lo fanno i bambini. Montessori scriveva: “Quando si vigili un bambino, risulta evidente che lo sviluppo della sua mente avviene con l’uso del movimento.”

Perché parlavo dell’atteggiamento della maestra? Perché il sistema specchio del bambino riflette, entra in risonanza con quello che vede fare dalla maestra. Se la maestra ha la luna storta, il sistema specchio del bambino rispecchia quello che vede nella maestra senza un filtro intellettuale.

C’è al riguardo un testo, preparato per la allora Scuola Di Metodo e intitolato alquanto sottotono “Il memorandum della maestra”, in cui Montessori parla con toni quasi sacerdotali di questa figura e la ammonisce: “Se tu studierai la questione sociale del bambino e ti lascerai immedesimare nella nuova psico-didattica, ma non avrai lavorato a costruire in rapporto a ciò il tuo carattere, non sarai la maestra che opera alla riforma dell’umanità”.

Ecco il secondo aspetto importante: Montessori non limitava il suo orizzonte alla didattica, diceva “noi non siamo qui per insegnare”. Vuole modestamente cambiare il mondo partendo dal bambino. Una bella responsabilità per questa scuola.

È chiaro quindi che a Montessori non piaceva che si parlasse di metodo. Ripeteva “non è il mio metodo, è il metodo del bambino”. Del resto “Metodo” nasce da un equivoco editoriale. Appena Montessori arriva in America, un editore vuole pubblicare il suo libro Il Metodo della Pedagogia Scientifica applicato all’educazione infantile nelle Case dei Bambini, ma il titolo in inglese non gli piace e si inventa The Montessori method, Il Metodo Montessori. Ed ecco nato l’equivoco.

Un metodo è un insieme organico di regole per svolgere un’attività. Mentre è importante che ci focalizziamo sul perché nel Montessori si fanno certe cose e si fanno in una certa maniera. Non sono, infatti, delle regole campate in aria o dei riti esoterici.

Harrington Emerson, padre del management scientifico, sosteneva fortemente l’importanza di un tale approccio: “Per quanto riguarda i metodi ce ne possono essere un milione e passa, ma i principi sono pochi. L’uomo che coglie i principi può scegliere con successo i suoi metodi. L’uomo che si fissa sui metodi, ignorando i principi, avrà sicuramente problemi”. Dobbiamo partire non dal metodo, dalle cose che si fanno, ma dall’analizzare perché si fanno in una certa maniera, e quali aspetti del funzionamento della mente del bambino mettono in azione. Così non avremo problemi e acquisteremo una comprensione più profonda e solida della bellezza ed efficacia di quello che si fa in questa scuola.

Un esempio? I bambini che decidono se lavorare o stare a guardare un compagno, magari più grande, che lavora. Se pensiamo al meccanismo specchio, possiamo dire che anche il bambino che sta lì a guardare sta lavorando, perché il suo sistema specchio sta ripetendo internamente quello che vede fare al suo compagno.

Quali altri aspetti sono importanti e sono, per così dire, la firma del progetto Montessori?

L’importanza dei sensi, l’importanza dell’usare le mani. Tanti neuroscienziati hanno detto e ripetuto che il movimento è la base della cognizione umana. Rizzolatti, lo scopritore dei neuroni specchio, diceva: “il cervello che agisce è anche e innanzitutto un cervello che comprende. E Montessori sottolineava: «La mano è quell’organo fine e complicato nella sua struttura, che permette all’intelligenza non solo di manifestarsi, ma di entrare in rapporti speciali coll’ambiente»

Secondo: il materiale. I materiali sono l’aspetto più visibile del progetto Montessori e purtroppo molti lo riducono solo a questo, non capiscono che Montessori è innanzitutto una rivoluzione dei rapporti fra adulti e bambini. I materiali non sono materiali didattici, non sono un aiuto alla maestra per spiegare, per essere più chiara. I materiali servono allo sviluppo del bambino. Come? Dando loro un ponte materiale fra le astrazioni che servono al loro sviluppo intellettuale e quello che possono fare le mani coinvolgendo più sensi contemporaneamente. Si vede in maniera chiarissima nel materiale matematico. La matematica è definita in maniera moderna come la scienza delle strutture e degli schemi. E cosa fanno i bambini con materiale matematico? Non lavorano con le tabelline, lavorano con strutture visibili, utilizzano il supercomputer che hanno tra gli occhi che dopo milioni di anni di allenamento riconosce a colpo d’occhio strutture e regolarità.

Un altro aspetto importante del progetto Montessori è l’importanza dell’ambiente preparato. Grazia Honegger Fresco, una delle ultime allieve dirette di Maria Montessori, lo paragonava a una tavola apparecchiata con tante proposte fra cui il bambino liberamente sceglie. Ecco che torniamo al punto di partenza, il rispetto del bambino, il bambino sceglie liberamente in prima persona, non fa passivamente quello che gli diciamo di fare. Assieme alla libertà di scelta viene il rispetto dei suoi tempi, il rispetto della sua esigenza di ripetere e ripetere. Il bambino ripete fintanto che non soddisfa una sua esigenza interna, perciò il bambino non deve lavorare a cottimo, non deve essere produttivo, deve crescere.

Ecco quindi che il materiale è alla base dell’auto formazione, il bambino cresce attraverso la sua attività, non perché l’adulto lo tira per le gambe.

Se il materiale liberamente scelto, se l’attività risponde a un’esigenza interna del bambino, questi si concentra. Montessori diceva “il bambino che si concentra è immensamente felice”. Studi recenti dello psicologo Mihály Csíkszentmihályi hanno scoperto proprio questo e hanno definito le condizioni per entrare in questo stato di concentrazione profonda. La prima è che servono regole chiare. In una scuola Montessori le regole ci sono. Poche, chiare, ma rispettate esattamente, sempre e comunque. Per esempio i materiali sono in un’unica copia. Il bambino deve aspettare che un materiale sia disponibile prima di poterlo usare. È una regola piccola ma rispettata alla lettera. Anche alla fine dell’attività il mettere via quello che si è utilizzato affinché un altro possa utilizzarlo a sua volta. Ecco, questa è anche una lezione di socialità, normale in una scuola Montessori.

Il materiale ha delle caratteristiche molto peculiari, non sono dei giocattoli, non sono stati scelti a caso, sono materiali scientificamente definiti. Per esempio ogni materiale permette l’autocorrezione. Il bambino vede da se stesso dove ha sbagliato e si corregge senza l’intervento della maestra o dell’adulto.

In questa maniera la maestra può seguire molti bambini senza impazzire, perché lavorano per conto loro. Nelle prime Case dei Bambini si parlava anche di cento bambini, cosa impensabile oggi. Non è, però, lì a girarsi i pollici perché ha un ruolo importantissimo ma completamente diverso da quello di una maestra tradizionale. Lei deve essere una guida, deve essere umile perché sa che i bambini apprendono come se lei non ci fosse. Che enorme cambiamento! Ma la maestra ha un compito fondamentale: è lei che prepara l’ambiente, è lei che osserva per capire quali sono le esigenze di ogni singolo bambino, è lei che dirige il bambino. Il famoso detto “aiutami a fare da solo” lo potremmo completare con “aiutami a fare da solo, ma mi serve un’ispirazione” dall’attività fondamentale della maestra.

Se il bambino sceglie da sé non hanno senso premi e castighi che perciò non si trovano da nessuna parte in una scuola Montessori. La Dottoressa lo scrive molto chiaramente: “Una delle cose che, in ogni modo, l’insegnante non deve fare, è di interferire per lodare, per punire o correggere errori. Se dite a uno scolaro che non sa fare una cosa, vi potrà facilmente rispondere: ‘Perché me lo dici, lo so già!’ Questa non è correzione, ma presentazione dei fatti.”

Un’altra caratteristica dell’educazione Montessori è che è un’educazione indiretta. Prendiamo le attività di vita pratica: spazzare, pulire, apparecchiare la tavola. Apparentemente sembrano attività fini a se stesse. Consideriamo però due aspetti: primo, il bambino è più interessato all’attività che al fine. Se lava venti volte lo stesso piatto lo fa perché sente l’esigenza di questa attività, non perché vuole un piatto meravigliosamente pulito. Secondo, non si rende conto che sta allenando ciò che gli serve, per esempio, per imparare a scrivere. Se vi ricordate il film Karate Kid, c’è Daniel, il ragazzo protagonista, che chiede al Maestro Miyagi di insegnargli il Karate. Il maestro, per lo sconcerto di Daniel, inizia ordinandogli: «Prima lava tutte le macchine. Poi le lucidi, con la cera. Devi dare la cera con la mano destra e la devi togliere con la sinistra. Dai la cera, togli la cera. Il respiro lo prendi con il naso e lo emetti dalla bocca. Dai la cera, togli la cera. Non dimenticare il respiro: è molto importante.» Più indiretto di così.

L’ultimo punto che mi ha colpito in questa mia esplorazione del progetto Montessori è l’idea dei quattro piani di sviluppo, di come lo sviluppo del bambino segua degli schemi non lineari ma scanditi da delle fasi molto specifiche. Studiando come si sviluppa il cervello, è invece chiarissimo. Montessori c’era arrivata senza la risonanza magnetica funzionale, senza le neuroscienze. Le attività che il cervello mette in campo per crescere: la creazione di sinapsi, la mielinizzazione, il pruning sinaptico fanno sì che ci siano dei periodi speciali, Montessori li chiamava periodi sensitivi, cui il bambino apprende il movimento, l’ordine, la parola, e così via. Lei addirittura parlava di mente assorbente, che non può non apprendere.

Al termine di una conferenza a Carpi (Modena) uno dei partecipanti mi raccontò che lavorava nel recupero di persone con gravi problemi neurologici e che: “Dopo tutti i corsi che ho fatto sul sistema nervoso umano e il funzionamento del cervello, posso dire che Montessori funziona perché è così che funziona il cervello umano”.

Sì, per me questo è il sigillo, la firma forte sulle idee Montessori: “Montessori funziona perché è così che funziona il cervello umano”. E capirle e metterle in pratica nel ruolo di maestra o di genitore, non è qualcosa che si apprende in una conferenza, o con una serie di lezioni on-line. È qualcosa che si apprende osservando e facendo.

Grazie per la vostra attenzione!