Incontro tenuto all’Istituto Comprensivo Sabin di Segrate (MI) l’8 maggio 2024.

Cari insegnanti, buongiorno!

“Cosa fanno tutti il giorno in una sezione Montessori?” È la domanda che si pongono molti genitori e anche molti insegnanti delle altre sezioni.
Potrei chiudere qui la mia presentazione dicendovi “Andate a chiedere”, oppure, “Andate e osservate”.

Io sono un papà Montessori e non sono un insegnante. Le maestre e i maestri Montessori ne sanno molto più di me e possono rispondere alle vostre domande con gioia. Se sono qui, deduco che ci sono delle domande e delle curiosità inespresse. Per cui non fatevi problemi a domandare.

Il mio interesse per il mondo Montessori inizia quasi vent’anni fa, quando io e mia moglie decidemmo di iscrivere nostro figlio alla scuola Montessori di Varese. Iscrizione sulla fiducia, devo dire, perché di Montessori conoscevamo …

… solo la sua immagine sulla vecchia banconota da mille lire.

Ma ci bastava vedere che lui era felice di andare a scuola, imparava molto e, cosa più importante, aveva ritrovato fiducia in se stesso.
Da lì è iniziato il mio desiderio di conoscere “che cosa fanno tutto il giorno alla scuola Montessori”.
Dicevo che sono uno scienziato, sì, ma non “dell’ambiente”. Non sono, infatti, un pedagogista, …

… ma lavoro da molti anni in mezzo a questi supercomputer collaborando con …

…uno speciale tipo di bambini curiosi e capaci di meravigliarsi: gli scienziati.
Per me è stata una scoperta rendermi conto che …

… Maria Montessori era una scienziata. Sì, era una scienziata, una vera scienziata sperimentale. Una collega, oserei dire, il cui approccio scientifico si ritrova dietro ad ogni prassi e ogni materiale delle sue scuole. Una scienziata e non …

… la figura un po’ sdolcinata che ci ha proposto la fiction televisiva di qualche anno fa. E lei ci teneva a dire che non era una sentimentale romantica — addirittura rivelando che i bambini la annoiavano — ma una rigorosa investigatrice scientifica.

Detto questo, torniamo alla domanda iniziale: “Cosa fanno tutto il giorno alla scuola Montessori?”. Ma …

… attenzione!

Non sono qui a “vendere” il Montessori o, peggio, a dire che questo è meglio di quello. Un buon insegnante è una perla preziosa indipendentemente dal tipo di scuola. E le mele marce si possono trovare in ogni tipo di scuola, purtroppo.

Quando Grazia Honegger Fresco, che è stata allieva diretta di Maria Montessori, parlava delle differenze con la scuola tradizionale, sottolineava come fosse differente il modo di offrire le esperienze attraverso attività molto concrete. Ma la principale differenza riguarda la motivazione da parte del bambino sostenuta dalla possibilità di esercitare la propria libera scelta. Ascoltiamo poi Maria Montessori che …

… in “La mente del bambino” (Garzanti (2012), p. 6) scrive: “Scoprimmo così che l’educazione non è ciò che il maestro dà, ma è un processo naturale che si svolge spontaneamente nell’individuo umano; che essa non si acquisisce ascoltando delle parole, ma per virtù di esperienze effettuate nell’ambiente. Il compito del maestro non è quello di parlare, ma di preparare e disporre una serie di motivi di attività culturale in un ambiente appositamente preparato.”

“L’educazione non è ciò che il maestro dà, ma è un processo naturale che si svolge spontaneamente nell’individuo”. In altri termini l’ambiente preparato consente l’attività spontanea e quindi lo sviluppo attivo e costruttivo attraverso un processo di autoeducazione.

“Non si acquisisce ascoltando delle parole, ma per virtù di esperienze effettuate nell’ambiente.” Perfino Einstein era d’accordo: “Apprendere significa sperimentare, il resto è solo informazione”. E infine per Piaget (L’epistemologia genetica): “La conoscenza è un processo di costruzione continua”. Il bambino assorbe dall’ambiente in modo naturale, così come fa per il linguaggio. Al bambino non interessa il risultato della sua azione: a lui interessa il processo, vuole provare e riprovare e quando lo aiutiamo siamo un ostacolo perché deformiamo l’informazione che lui avrebbe avuto se avesse agito da solo. Le attività di cui parliamo sono connesse e significative per la loro vita e per quella della comunità scolastica e del territorio. Ma soprattutto, le esperienze nell’ambiente sono legate alla libertà nello sceglierle e nel portarle a termine. Notiamo che per gli adolescenti l’ambiente preparato diviene la vita stessa.

Infine, “Il compito del maestro non è quello di parlare, ma di preparare e disporre una serie di motivi di attività culturale in un ambiente appositamente preparato.” Diceva Grazia Honegger Fresco: “dobbiamo preparare una tavola imbandita a cui il bambino può avvicinarsi e prendere ciò che gli serve” che fa eco a Maria Montessori (Come educare il potenziale umano, Cap. I): “Gli deve essere offerto un campo vasto di cultura in cui nutrirsi.” In questo ambiente l’insegnante Montessori rappresenta il fondamentale trait d’union tra bambino o adolescente e l’ambiente preparato. L’insegnante prepara l’ambiente, dà tempo al bambino, osserva e stende assieme ai bambini un decalogo di utilizzo (tempi, tipo di interattività…).
Una sintesi della proposta di Maria Montessori viene da lei stessa: “La preparazione dell’ambiente e la limitazione dell’intervento del maestro sono i due principi nei quali consiste tutta la nostra innovazione.”

Gli insegnanti Montessori vengono chiamati “Guide” e non maestri o maestre perché è il bambino che si costruisce attraverso l’ambiente maestro e la sua crescita non è dovuta al sapere che l’insegnante elargisce. In altre parole, …

… come ricorda Seymour Papert, il ruolo dell’insegnante è creare le condizioni per l’invenzione piuttosto che fornire conoscenze già pronte.

Per capire meglio perché “Il compito del maestro non è quello di parlare” ci viene in aiuto un esperimento che si avvale di questo “aggeggio”: una serie di tubi e funzioni nascoste dato al bambino.

La ricercatrice Elizabeth Bonawitz ha scoperto che, quando gli adulti istruivano i bambini su come giocare con questo giocattolo, i bambini li imitavano. Invece, se lasciati a sé stessi, i bambini erano più propensi a provare azioni diverse fino a quando non avevano scoperto tutto ciò che il giocattolo poteva fare.

Altro aspetto. Dobbiamo convincerci che l’educazione non è un processo lineare, come non lo è il progresso e la crescita delle persone. Ecco perché nella scuola Montessori sembra non si segua…

… un programma in cui le materie seguono uno schema lineare cui tutti devono attenersi. Invece…

…nella scuola Montessori i bambini stessi creano una rete di conoscenze attorno a ogni argomento che esplorano fino a che non sono soddisfatti. Del resto, …

… la vita stessa è così. La scienza, poi, è un intreccio disordinato di percorsi e campi differenti. Pertanto, la scuola non dovrebbe imporre artificialmente muri attorno alle aree della conoscenza, non dovrebbe rinchiuderle nei silos delle materie scolastiche. In una scuola Montessori, i silos non esistono, perché tutto trova posto nell’unificante…

… Educazione Cosmica, che non è una cattiva filosofia “New Age”. È capire che tutto è collegato, tutto è interconnesso e interdipendente. Un modo di affrontare il sapere che ritrovo nella scienza e nella pedagogia: …

… “Ecco dunque un principio essenziale: insegnare i dettagli significa portare confusione. Stabilire la relazione tra le cose, significa portare la conoscenza.” scriveva Maria Montessori. A volte sembra che questo modo di procedere non vada in profondità, ma così facendo ci si dimentica dell’altra grande capacità dei bambini: …

… la curiosità. Pertanto, questo modo di avvicinare il bambino alla conoscenza mostra quanto sia importante suscitare la sua curiosità, piuttosto che riempirgli la testa di dettagli, concetti e sterili informazioni.

Cosa possiamo fare per non sprecare questo potere dei bambini? Maria Montessori osservava: “Ciò che [il bambino] apprende deve essere interessante, deve affascinarlo: bisogna offrirgli cose grandiose: per cominciare, offriamogli il Mondo” (Dall’Infanzia all’Adolescenza, p. 45). Non limitiamoci nelle esperienze che proponiamo loro pensando che non possano capire. Hanno, ripeto, dei poteri e delle capacità che troppo spesso ignoriamo. E non limitiamoci alle fiabe …

… a cui Maria Montessori era contraria perché: “Offrendo invece al bambino la storia dell’universo, noi gli diamo da ricostruire con la fantasia qualche cosa che è mille volte più stimolante e misterioso di qualsiasi fiaba”.

Questa è una scena che non vedrete mai in una scuola Montessori. Il perché ce lo dice chiaramente Maria Montessori: …

… “…una delle cose che, in ogni modo, l’insegnante non deve fare, è di interferire per lodare, per punire o correggere errori. Se dite a uno scolaro che non sa fare una cosa, vi potrà facilmente rispondere: «Perché me lo dici, lo so già!» Questa non è correzione, ma presentazione dei fatti.” Il perché questo non funziona ce lo rivela uno …

… studio dell’MIT. Lì hanno messo in piedi un esperimento per determinare che cosa ci motiva veramente. Hanno promesso una ricompensa monetaria per ogni attività completata. Qual è stato il risultato? Se il compito era puramente meccanico, allora lo schema funzionava: più soldi ottenevano risultati migliori. Ma non appena il compito ha richiesto un impegno cognitivo, più soldi hanno prodotto minori risultati.

Un fenomeno simile accade nel mio mondo. Nel mondo accademico tendiamo a usare il cosiddetto software FOSS (Free Open Source Software) che spesso è migliore e più avanzato di quello commerciale, oltre a essere gratuito. Questi software sono scritti da persone che ci lavorano al di fuori del loro lavoro retribuito e non ricevono denaro per questo lavoro. Quindi cosa li motiva a produrre pezzi di ingegneria così perfetti?
Il film continua …

… mostrando quali sono i veri motivatori: autonomia, maestria e scopo.
Gli sviluppatori di software libero non hanno un capo. Decidono da soli di lavorare su questo software perché si considerano i migliori nel loro campo e vogliono che gli altri li riconoscano per la loro maestria. Non ultimo, il software che sviluppano ha uno scopo chiaro ed è spesso utilizzato dagli sviluppatori stessi per il loro lavoro.
E cosa vedo in una scuola Montessori?

Bambini che scelgono in autonomia il lavoro da fare. Bambini che provano e riprovano fino a che non si sentono i maestri della catena del mille.

Bambini che non fanno le cose “per finta”. Se fanno una torta, fanno una vera torta.

Sappiamo che per il bambino giocare ed esplorare è un vero e proprio lavoro con cui apprende quello che serve dal mondo. E noi tendiamo a sottovalutarlo o a vedere solo gli aspetti scomodi, come le sue “esperienze significative” in cui torna bagnato e sporco fino al midollo. Oppure quando torna a casa da scuola e alla nostra domanda “Cosa hai fatto a scuola?” risponde “Niente”.

Maria Montessori nel testo “Introduction on the Use of Mechanical Aids” ci ricorda che: “Il bambino impara attraverso la sua propria attività, e se gli viene data la possibilità di imparare attivamente sviluppa il suo carattere e la sua personalità”. E, invece, …

… un problema della scuola, ma anche dei genitori, è che usiamo troppe parole con i bambini. Montessori se ne era accorta: “Vi è un altro fatto interessante: i bambini non possono concentrare l’attenzione sulle parole, mentre è loro molto facile concentrarla su un oggetto” (Educazione e pace, p. 122). Questa logorrea educativa blocca le capacità dei bambini.

Invece di fiumi di parole si fanno rivivere la testuggine romana o smontare un PC.

Nella scuola Montessori si impara a collaborare e a scambiarsi le idee lavorando assieme senza creare inutili barriere.

In fin dei conti la famosa vignetta non è lontana dalla realtà.

Allora cosa fa la maestra Montessori tutto il giorno? Osserva i suoi bambini, che non vuol dire solo guardarli. Osserva come uno scienziato osserva il suo esperimento. Del resto, lo faceva Maria Montessori che ha esplorato la mente del bambino osservandolo, non anteponendo una bella teoria costruita a tavolino e poi costringendovi dentro i fatti. No, ha osservato, ha sperimentato vari materiali, meditando poi su ciò che aveva visto e solo a quel punto traeva delle conclusioni. In questo modo, tutte le sue idee e le sue proposte sono ancorate alla realtà, come ogni scienziato serio dovrebbe fare. Permettetemi un riferimento letterario.

Douglas Adams, nel ciclo letterario “Guida galattica per gli autostoppisti” fa dire a Wonko, l’Equilibrato: “Prima bisogna vedere, poi pensare, e infine verificare sperimentalmente. Ma è sempre necessario, innanzitutto, vedere. Altrimenti si vede solo ciò che ci si aspetta di vedere. La maggior parte degli scienziati si dimenticano di questo.” (Douglas Adams, Addio, e grazie per tutto il pesce, p. 475 del ciclo completo). Sarà pure un’opera di fantasia, ma contiene la pura verità. Se non osserviamo, se non comprendiamo i bisogni di quello specifico bambino, non riusciremo a guidarlo nella sua crescita.

I materiali. Molti identificano l’educazione Montessori con i materiali. Niente di più sbagliato. Primo perché ciò che identifica il Montessori è il mettere il bambino al centro dell’azione educativa. Secondo, perché crescendo il bambino avrà sempre meno bisogno di questo ponte materiale verso l’astrazione. Montessori definisce chiaramente il suo materiale come “materiale sensoriale di sviluppo” perché è innanzitutto un aiuto allo sviluppo del bambino e non un sussidio didattico a supporto dell’insegnante per rendere più comprensibili ed efficaci le sue lezioni. Sono materiali che hanno una base scientifica, sono integrati fra loro e si usano in una certa maniera. Sono convinto che Montessori, se fosse vissuta oggi, avrebbe considerato così anche il materiale tecnologico e, come ci ricordava Grazia Honegger Fresco, “avrebbe usato la tecnologia secondo le modalità di tutti gli altri materiali: libera scelta, individualizzazione, autocorrezione e così via”. …

… Quindi penso sia importante prima di fare voli pindarici o porre domande tanto per fare, capire le idee che stanno dietro…

… tutti i materiali e tutte le prassi educative che troviamo in una scuola Montessori.

Mi sono occupato per tanti anni di visualizzazione scientifica, ovvero delle tecniche e strumenti per trasformare i numeri prodotti dai supercalcolatori in immagini e modelli che il ricercatore potesse assorbire attraverso i sensi. Per esempio, la ricercatrice Ute Röhrig, ha simulato il comportamento della proteina precursore dell’Alzheimer perché voleva capire come si assemblasse in fibrille mortali per i neuroni.
Ma in tutto questo vedere per capire, che differenza c’è con quello che fanno i bambini in una scuola Montessori?

Lì fanno esattamente lo stesso. Materializzano le astrazioni. Vedono quanto è lungo il mille, …

… oppure rendono visibile un qualcosa che per me è sempre stato ostico: l’analisi grammaticale.

E se usano il materiale in modo non canonico? Montessori diceva che ciò deve essere incoraggiato, se il materiale non è usato in maniera distruttiva (le aste numeriche come spade, per esempio). Ecco, nel Montessori non c’è la rigidità che i suoi detrattori sostengono. C’è serietà. Questa foto mi piace tantissimo soprattutto per lo sguardo di questa bimba. Uno sguardo che …

… ci fa capire come la pedagogia Montessori non miri unicamente all’ordine e al rispetto delle regole, ma cerchi sempre il delicato equilibrio tra rigore e libertà.

Ora veniamo ai luoghi comuni sul Montessori. Secondo me il primo in ordine di importanza è: …

… I bambini fanno quello che vogliono. Non è vero. È non capire che cosa è la libera scelta.

Come disse uno studente Montessori: “Qui non facciamo quello che vogliamo, ma vogliamo quello che facciamo!” Un riassunto semplice e chiaro.

E poi le regole ci sono, poche, chiare ma condivise da tutti e strettamente seguite. Anche i materiali parlano di regole, …

… fin dal nido. Per questo non mi stupisce vedere questo bambino del nido rimettere in ordine da solo i materiali che ha usato.

Altro luogo comune. La scuola Montessori è per ricchi. A parte il fatto che le sezioni Montessori nella scuola pubblica dicono esattamente il contrario, queste scuole nomadi in Kenya dovrebbero farci cambiare idea facilmente.

Altro luogo comune: non sarà che la scuola Montessori produce bambini che non vivono nel mondo reale? E legata a questa “brillante” idea una convinzione: pensare che i bambini abbiano bisogno di competitività e delle frustrazioni del mondo che li attende.

Un’insegnante Montessori liquida questo luogo comune con: “«La scuola tradizionale è il mondo reale» è una delle cose più ignoranti che abbia mai sentito. È reale, se hai intenzione di lavorare in un cubicolo per il resto della tua vita, e questo è quanto”. La vera “vita reale” ha bisogno di altre capacità: comunicazione, cooperazione, creatività, immaginazione. Non frustrazione.

Un’altra preoccupazione: Montessori sembra vecchio e non adotta le nuove tecnologie. I materiali non sono al passo con i tempi, sono vecchi e non evolvono.
Prima di rispondere a questa preoccupazione, ponetevi la vera domanda, la questione fondamentale: che cosa vogliamo che divengano i nostri figli? Vogliamo degli schiaccia-bottoni che utilizzano la tecnologia, ma non la conoscono? Pensate che l’indagine “Tech Habits 2016” della Samsung, ha scoperto, tra l’altro, che “l’87% degli italiani usa termini legati alla tecnologia pur non avendo minimamente idea di ciò di cui si sta parlando.”

Queste persone pensano che accettare acriticamente qualsiasi tecnologia digitale nella scuola la renda automaticamente moderna. Penso invece che la tecnologia che viene usata senza cambiare il sistema scolastico, come far usare il tablet come un quaderno o un vecchio libro di testo, non serve e non educa. Gli americani chiamano la tecnologia introdotta così “una matita da mille dollari”: utile, ma costosa e molto limitata.

A scuola di mio figlio c’era il computer, ma i ragazzini non facevano la fila per utilizzarlo. La fila era invece davanti …

…a questa vecchia macchina da scrivere meccanica. Perché? Forse perché si vedeva che cosa succede quando premevano un tasto. E allora, non è la tecnologia che conta, ma ciò che soddisfa e nutre la loro curiosità.

E poi, nessuno vieta di sperimentare con le tecnologie, basta che siano delle occasioni di sviluppo e non didattiche e che rispettino le fasi di sviluppo del bambino. Del resto, Montessori diceva “Io ho solo iniziato il lavoro”.

Un ultimo luogo comune che è forse un’aspettativa fuori luogo: la scuola Montessori farà di mio figlio un genio? Potrebbe essere, ma non è questo l’obiettivo della scuola …

… perché: “Obiettivo primario dell’educazione Montessori è quello di preparare il bambino completo a raggiungere il suo pieno potenziale in tutte le aree della vita”. Dici poco!

Sappiamo che possiamo dare ai bambini un ambiente educativo che faccia crescere le loro potenzialità anche fino al livello di un genio, se il bambino ha questa capacità intrinseca. In una scuola Montessori, ho visto esattamente questo. Nessuna meraviglia che Maria Montessori fosse una scienziata.

Eccoci tornati al punto centrale. Invece di considerare il Montessori come un metodo didattico come altri, consideriamolo per quello che è, è la scoperta del bambino e delle sue magnifiche capacità.

Capacità che appartengono al bambino e non sono affatto la conseguenza di un metodo di educazione.

Ho trovato tutto questo riassunto in modo intelligente in quello che un genitore una volta mi disse: “Montessori è un’attitudine, non un tipo di scuola”.

E veniamo alle paure dei genitori, che tratteremo più diffusamente questa sera. A mio avviso derivano tutte da una mancanza di controllo sul figlio. Non ci sono voti, non ci sono compiti a casa e non raccontano, perché per loro è normale quello che fanno a scuola.

Ma la paura più grande per i genitori di una scuola Montessori è il dopo, ovvero le medie. Ma di questo ne parleremo questa sera con i genitori.

Parlando di paure, arrivo a una nota dolente: le paure dei colleghi che portano a incomprensioni e attriti. Se pensiamo al bene del bambino, queste paure scompariranno. Se ci sforziamo di conoscere, queste paure scompariranno.

In questa luce, l’insegnante scompare come somma autorità e diventa veramente una guida. Una guida che insegna non solo con le parole, ma con l’intera persona.

la poetessa Maya Angelou scriveva: “Ho imparato che la gente si dimentica quello che hai detto, la gente si dimentica quello che hai fatto, ma la gente non potrà mai dimenticare come li hai fatti sentire.” e la maestra Montessori mette sempre il bambino al centro della sua azione, e questo il bambino lo capisce e lo ricorda. Maria Montessori scrisse …

… il memorandum della maestra con un incipit che è una sferzata di motivazione: “Se tu studierai la questione sociale del bambino e ti lascerai immedesimare nella nuova psico-didattica, ma non avrai lavorato a costruire in rapporto a ciò il tuo carattere, non sarai la maestra che opera alla riforma dell’umanità.” Mica poco!

E soprattutto, care maestre, schiena dritta e sguardo fiero! Anche se oggi la vostra professione è attaccata da più parti e poco apprezzata, non dovete sentirvi in soggezione perché siete “la maestra che opera alla riforma dell’umanità.”

Maria Montessori vedeva il dispiegarsi del potere interiore del bambino attraverso l’attenzione e il rispetto dell’adulto come l’unica maniera per salvare l’umanità, visto che il cambiare gli adulti si era rivelato pochissimo efficace. E se questo non è educare per il futuro non so proprio che cosa possa esserlo.

Grazie per la vostra affettuosa attenzione!
| Le domande frequenti su Montessori (le cosiddette FAQ) | mariovalle.name/montessori/faq.html |
| Mario Valle, “La pedagogia montessoriana e le nuove tecnologie”, Il leone verde (2017) | mariovalle.name/montessori/libro-nuove-tecnologie |
| Mario Valle, “Le tecnologie digitali in famiglia: nemiche o alleate?”, Il leone verde (2021) | mariovalle.name/montessori/libro-tecnologia-e-famiglia |
| Alex Soojung-Kim Pang, “Dipendenza Digitale”, Edizioni LSWR (2015) | www.edizionilswr.it/libri/dipendenza-digitale/ |
| Fondazione Mondo Digitale, “Tinkering coding making per bambini dagli 8 agli 11 anni”, Erickson (2020) | www.erickson.it/it/tinkering-coding-making-per-bambini-dagli-8-agli-11-anni. Ci sono altri 3 volumi della serie che coprono dai 4 ai 13 anni. |
| Latitude, “Robots Inspire New Learning & Creativity Possibilities for Kids”, (2012, gennaio). | latd.com/blog/study-robots-inspire-new-learning-creativity-possibilities-kids |
| Alison Gopnik, Andrew N. Meltzoff, Patricia K. Kuhl, “Tuo figlio è un genio. Le straordinarie scoperte sulla mente infantile”, Dalai Editore (2008) | www.mondadoristore.it/Tuo-figlio-e-genio-Alison-Gopnik-Andrew-N-Meltzoff-Patricia-K-Kuhl/eai978886073213 È la traduzione italiana di “The Scientist in the Crib: What Early Learning Tells Us About the Mind” |
| Bret Victor, “A Brief Rant on the Future of Interaction Design” | worrydream.com/ABriefRantOnTheFutureOfInteractionDesign |
| S. Druga, R. Williams, C. Breazeal, and M. Resnick, “‘Hey Google is it OK if I eat you?’: Initial Explorations in Child-Agent Interaction,” in Proceedings of the 2017 Conference on Interaction Design and Children (IDC ’17), New York, NY, USA: ACM, 2017, pp. 595–600 | doi: 10.1145/3078072.3084330 |
| The size of the World Wide Web | www.worldwidewebsize.com |
| Il Centro Svizzero di Calcolo Scientifico (CSCS) | www.cscs.ch |
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