Mario Valle Web

Montessori, il bambino, la scienza e la tecnologia

Ho scelto una scuola Montessori per mio figlio quasi come un atto di fede. A quel tempo la mia conoscenza del metodo era pressoché nulla, e avevo solo sentito parlare di piccole sedie e perline colorate. Ma il vedere mio figlio felice giorno dopo giorno mi ha incoraggiato a studiare e approfondire le idee di Maria Montessori. Quello che ho scoperto mi ha stupito sia come padre, sia come scienziato. Come padre ho sperimentato come nelle scuole Montessori i bambini siano veramente rispettati e preparati per il futuro. Come scienziato ho trovato solide basi scientifiche per tutte le idee montessoriane.

Ora che mio figlio ha completato la sua esperienza Montessori, voglio mostrare degli esempi concreti di queste scoperte nella speranza che possano convincere altri genitori che i loro timori e preoccupazioni non hanno ragione di essere e che mandare i figli a una scuola Montessori è il miglior regalo che possano fare loro.


Buongiorno e grazie per l’invito!

Sono un papà e sono qui oggi per condividere con voi le ragioni per cui ho mandato mio figlio a una scuola Montessori e i motivi per cui sono convinto che questo sia stato il più bel regalo che gli abbia mai fatto.

Per iniziare, confesso che la mia conoscenza di Montessori era quasi nulla, e …

… questo è quasi tutto quello che conoscevo di Maria Montessori fino a pochi anni fa: la sua immagine sulla vecchia banconota da mille lire.

Prima di spiegarvi come e perché sono passato dalla totale ignoranza all’essere qui sul palco a parlare delle idee di Maria Montessori, lasciate che vi racconti una storia.

La storia inizia quando abbiamo iscritto nostro figlio Nicolò, poco prima dei tre anni, alla scuola materna.

Io e mia moglie convenimmo che la scelta più ovvia era …

…iscriverlo alla scuola materna comunale a due minuti di cammino da casa nostra. Purtroppo, …

… dopo un paio di settimane, nostro figlio ha iniziato a piangere e non voleva più andare a scuola. Peggio ancora, abbiamo visto il suo entusiasmo spegnersi, giorno dopo giorno.

All’inizio, eravamo convinti che fossero capricci. Pensavamo: “Cambierà, si abituerà al nuovo ambiente…” e così via. Invece, dopo pochi mesi, abbiamo scoperto che la sua maestra era assolutamente incapace di lavorare con i bambini, che aveva letteralmente distrutto l’autostima di mio figlio e che, peggio ancora, non rispettava i suoi bisogni di bambino.

Dopo un’ultima umiliazione che ha fatto traboccare il vaso, lo abbiamo portato via dalla scuola convinti che qualsiasi altra scelta sarebbe stata meglio che continuare così. Subito abbiamo iniziato la ricerca di un’altra scuola. A questo punto non eravamo tanto interessati al metodo pedagogico, perché volevamo solo una scuola in cui nostro figlio fosse rispettato come persona.

Un giorno mia moglie mi disse: “Ho sentito parlare di una scuola Montessori a dieci chilometri da casa. Mi ricordo dai miei studi — lei è un’insegnante — che lì il rispetto per i bambini è al primo posto”. OK, andiamo a vedere.

Siamo rimasti letteralmente a bocca aperta per quello che vedevamo: l’ordine, i bambini sorridenti, il silenzio, la concentrazione… Immediatamente abbiamo deciso di iscrivere lì Nicolò.

Per me questa decisione è stata un atto di fede perché, come dicevo, per me Montessori era solo tavolini e seggioline e niente di più. Per mia moglie era ancora peggio, perché lei è un insegnante di scuola tradizionale, che in qualche maniera “tradiva” la sua scelta professionale. Nonostante ciò la decisione si era rivelata giusta, perché Nicolò quasi subito …

… è rifiorito! E noi abbiamo riguadagnato il bambino che conoscevamo.

Poi, dopo la Casa dei Bambini, non era in discussione il mandarlo alla scuola primaria Montessori. Lì, quasi ogni giorno, tornava a casa con storie incredibili, …

… dicendoci “oggi ho «giocato» con la matematica” oppure “abbiamo lavorato con la grammatica” e altre frasi che ci riempivano di stupore.

E abbiamo sentito le stesse storie dai genitori dei suoi compagni di classe.

In sintesi, ci dipingeva un quadro della sua esperienza scolastica completamente diversa dalla mia. Per me la scuola era un luogo neutrale in cui andavo, facevo cose, sedevo immobile, poi tornavo a casa dove potevo fare ciò che realmente mi interessava. Invece…

… lui era felice di andare a scuola, imparava molto e, cosa più importante, aveva ritrovato fiducia in sé stesso.

Ecco, io non lavoro con I bambini, non sono un insegnante né un pedagogista. Ma lavoro con uno speciale tipo di bambini: gli scienziati, …

… perché anch’io sono uno scienziato e lavoro presso il Centro Svizzero di Calcolo Scientifico a Lugano, dove sono ospitati alcuni dei più potenti …

… supercomputer del mondo. Come Piz Daint che oggi (maggio 2018) è per potenza il terzo al mondo e il primo in Europa.

Ma torniamo agli scienziati. Lo scienziato si pone domande e con fredda logica cerca le risposte. Invece quello che mi raccontava mio figlio e quello che vedevo nella sua scuola…

…era un territorio sconosciuto dove sorgevano più domande che risposte. Perché questi studenti sono così felici e così concentrati? Come possono delle perle colorate insegnare l’aritmetica? Perché lavorano senza computer? Così…

… ho cominciato a frequentare tutte le presentazioni organizzate per i genitori, …

… a leggere libri, in particolare quelli di Maria Montessori, a visitare i siti delle scuole Montessori — ce ne sono innumerevoli sul web — e così sono arrivato a capire alcune cose che voglio condividere con voi e che sono la ragione del mio entusiasmo per le idee di Maria Montessori.

Primo motivo: Maria Montessori era una scienziata, una collega – perdonatemi l’arroganza – e una vera scienziata sperimentale. Non perché le hanno dato una laurea honoris causa…

…ma perché lo ricorda nei suoi libri ogni piè sospinto: «ho provato», «ho fatto un esperimento» e così via.

Non era quindi la figura un po’ romanzata che ci ha proposto la fiction televisiva. E lei ci teneva a dire che non era una sentimentale, addirittura rivelando che i bambini la annoiavano, ma una rigorosa investigatrice scientifica. E ci teneva ad aggiungere che i suoi risultati non derivano da una bella teoria definita a tavolino, ma da un lavoro scientifico sperimentale.

E proprio come ha fatto lei, che ha pazientemente raccolto dati per mesi e mesi prima di annunciare una scoperta. Certo, non aveva gli strumenti scientifici che abbiamo noi oggi, …

… ma non dimentichiamo che ha pure scritto: “Io ho solo iniziato il lavoro”, così oggi possiamo contare innanzitutto sul lavoro delle maestre Montessori che vivono quotidianamente queste idee, e poi …

… su un numero consistente di scienziati che stanno studiando le idee di Maria Montessori con gli strumenti che ora abbiamo a disposizione. Per esempio Angeline Lillard che …

… abbiamo avuto la fortuna di poter ascoltare qui in Italia, dove ha presentato i risultati delle sue ricerche sugli effetti a lungo termine dell’educazione Montessori…

…confermando i risultati che sono stati anticipati più di cento anni fa.

Già nel 2006 aveva pubblicato un articolo sulla prestigiosa rivista Science (questo articolo e la sua traduzione in italiano si trovano sul mio sito).

Oppure il lavoro del professor Kevin Rathunde che studia la concentrazione nella scuola Montessori, …

… o quello, per ritornare in Italia, della dottoressa Donatella Pecori che studia la normalizzazione utilizzando filmati ad alta velocità e producendo grafici impressionanti che alla fine non fanno che confermare i risultati raccolti nei libri di Maria Montessori.

Il secondo motivo, quello che come scienziato mi ha veramente convinto, è la corrispondenza perfetta che ho trovato tra le idee Montessori e il funzionamento del cervello.

Al termine di una conferenza a Carpi (Modena) mi si avvicinò uno dei partecipanti. Mi disse che lavorava nel recupero di persone con gravi problemi neurologici e che: “Dopo tutti i corsi che ho fatto sul sistema nervoso umano e il funzionamento del cervello, posso dire che Montessori funziona perché è così che funziona il cervello”.

Sì, questo è un argomento forte per scegliere un’educazione Montessori: “Montessori funziona perché è così che funziona il cervello”.

Ora voglio mostrarvi alcuni esempi di questa corrispondenza, solo alcuni, perché un’intera conferenza non sarebbe sufficiente a coprire tutto.

Partiamo dal bisogno di muoversi che hanno tutti i bambini. “Hanno bisogno di sfogarsi” sentenzia la nonna, “ci fanno diventare pazzi” si lamenta il genitore, “mi sgolo e loro no, non stanno mai fermi” si sfoga la maestra. Ma è proprio un’attività così reprensibile? No, assolutamente no. Il movimento è parte integrante delle nostre capacità cognitive e base dello sviluppo della mente.

C’è voluto molto tempo in campo neuroscientifico, prima di accettare il movimento come base dello sviluppo della mente, ci sono voluti molti studi che hanno rivalutato la funzione e l’importanza delle aree motorie nella fisiologia del cervello. Studi che hanno dimostrato come “lo stesso rigido confine tra processi percettivi, cognitivi e motori finisce per rivelarsi in gran parte artificioso: non solo la percezione appare immersa nella dinamica dell’azione, risultando più articolata e composita di come in passato è stata pensata, ma il cervello che agisce è anche e innanzitutto un cervello che comprende”, come sintetizza nel libro “So quel che fai” Giacomo Rizzolatti, lo scopritore dei neuroni specchio di cui parleremo fra poco.

Assieme a lui molti scienziati hanno collegato lo sviluppo cerebrale a quello motorio: Adele Diamond per cui “lo sviluppo motorio e lo sviluppo cognitivo possono essere fondamentalmente interconnessi”, Cotterill che dimostra come “la cognizione è inestricabilmente collegata al movimento, sia in forma visibile che nascosta”, Koziol e Budding per i quali “la cognizione è realmente solo un’estensione del sistema motorio”.

Quasi esattamente 50 anni prima di Rizzolatti, Montessori affermava la stessa identica finalità del movimento. E se la prendeva con una scuola che lo confina nell’ora di ginnastica. A maggior ragione, oggi, domandiamoci in una scuola che vuol essere al passo con i tempi…

…dov’è il movimento. Ci sarà pure tanta tecnologia, ma il movimento essenziale allo sviluppo manca totalmente.

Secondo aspetto. Guardiamo a come si sviluppa il cervello di un bambino. Questo filmato mostra come cambia un cervello tra i 4 e i 20 anni. Le varie aree non si sviluppano tutte allo stesso momento. Se uniamo questi diversi ritmi di crescita agli altri due fenomeni che sono fondamentali per lo sviluppo del cervello del bambino, che sono quello della sinaptogenesi e della conseguente potatura …

… delle connessioni fra neuroni e quello della mielinizzazione…

… delle fibre nervose che cambia la loro velocità di trasmissione da 0.25 m/s a 70-80 m/s, allora capiremo questo grafico.

Questo grafico, prodotto da un gruppo di neuroscienziati che nulla hanno a che fare col Montessori, mostra l’esistenza di periodi speciali, chiamati periodi sensitivi, nello sviluppo del cervello infantile. Ma già nel 1949 Montessori parlava di …

… periodi sensitivi, per lei “un treno che passa a quell’ora” e che deve essere preso attraverso le esperienze che il bambino può fare liberamente sull’ambiente.

Ma qui, in che periodo sensitivo sono questi bambini? Non stiamo forse interferendo con lo sviluppo della loro mente? Passiamo a un altro esempio di interrelazione fra le scoperte neuroscientifiche e le idee di Maria Montessori.

Che cosa succederebbe in una classe tradizionale vedendo una scena del genere? La maestra richiamerebbe la bambina “sfaccendata”, la manderebbe al suo posto e le ingiungerebbe di non perdere tempo e lavorare anche lei.

Questo in una scuola Montessori non succede, perché in realtà la bambina che guarda solamente in realtà sta lavorando come la sua compagna …

… in virtù di un meccanismo del nostro cervello, quello dei neuroni specchio.

Questi neuroni, scoperti da Giacomo Rizzolatti e colleghi a Parma, sono neuroni motori che si attivano sia quando compiamo un’azione, sia quando la vediamo compiere da qualcun altro.

Così la bambina che guarda sta in realtà simulando internamente quello che vede fare dall’altra bambina, lavorando anche lei allo stesso materiale, anche se solo mentalmente.

Un’intuizione della Dottoressa? Credo di sì.

E così giudicherete con altro occhio situazioni come questa e giungerete alla conclusione che certe regole, come quella della presenza dei materiali in singola copia, aiutano l’apprendimento per imitazione.

Anche la presentazione di un materiale da parte della maestra è pensata, con l’analisi del movimento, la lentezza e le pause, proprio per facilitare il lavoro dei neuroni specchio nel catturare e fare proprio un movimento nuovo.

Con certa tecnologia, dove sono i gesti da imitare? Ridurli a tap e swipe toglie al bambino una poderosa forma di apprendimento.

La concentrazione è qualcosa che sconvolge chi visita una scuola Montessori per la prima volta. Vedono i bambini completamente immersi in quello che stanno facendo, …

… una condizione attivamente cercata che è distillata in quattro righe negli scritti di Maria Montessori: “La prima premessa per lo sviluppo del bambino è la concentrazione. Il bambino che si concentra è immensamente felice” (La mente del bambino, pag. 271).

Alle stesse conclusioni era arrivato nel dopoguerra il professor Mihály Csíkszentmihályi che ha studiato questa condizione di profonda concentrazione che ha chiamato “Flow”, assieme alle condizioni necessarie per entrare in questo stato, i suoi effetti e benefici.

C’è da dire che lui e i suoi studenti poi hanno iniziato a studiare il flow nelle scuole Montessori. Io ho avuto la fortuna di incontrare uno dei suoi allievi, il Prof. Kevin Rathunde, alla conferenza “Montessori e le Neuroscienze” tenutasi a Brescia nell’ottobre del 2014.

Interessante, ma quali sono le condizioni per entrare nel “Flow”? In primo luogo, per entrare in questo stato ci devono essere regole chiare. E che cosa si trova in una scuola Montessori? Regole chiare!

In secondo luogo, è necessario un feedback immediato e chiaro sul punto in cui ci si trova nel lavoro scelto. E questo è esattamente ciò che offre il materiale Montessori. Ad esempio, nel lavoro di infilo delle perle, la lunghezza della stringa è esattamente ciò che serve, così il bambino vede a colpo d’occhio a che punto si trova nel suo lavoro.

Ma la condizione più importante per entrare in “Flow” è che la difficoltà del compito (i puntini rossi) dovrebbe essere bilanciata o appena al di sopra delle capacità della persona.

In questa maniera la persona entra nel cosiddetto “canale del Flow” perché, …

… se il compito è troppo facile, si annoia (1). Se troppo difficile entra in ansia (2). Se invece la difficoltà è ben bilanciata, rimane nel “canale del Flow” (3) e può entrare in tale stato di concentrazione.

Lo stesso identico concetto lo troviamo nel lavoro di Vygotskij che parlava invece di porsi nella Zona di Sviluppo Prossimale del bambino, quella zona in cui una “frustrazione ottimale” gli permette di concentrarsi e apprendere.

Come fa l’insegnante ad arrivare a questo risultato? Osservando attentamente ogni bambino. In questo compito la maestra agisce come uno scienziato, che mette alla prova ipotesi su che tipo di aiuto potrebbe essere più utile a questo particolare bambino o se questi è pronto per nuove sfide. Non è un compito facile, ma ci vuole allenamento per diventare uno scienziato.

Questo e molto altro lo troverete nel mio libro “La pedagogia Montessori e le nuove tecnologie”. Libro cui Grazia Honegger Fresco ha scritto una bella prefazione.

Tutto questo però non deve farci perdere di vista l’idea più rivoluzionaria di Maria Montessori: …

… “I bambini sono esseri umani ai quali è dovuto rispetto, superiori a noi per la virtù della loro innocenza e per le più grandi possibilità del loro futuro”. Questo rispetto viene prima dei materiali, prima della routine della scuola, prima delle presentazioni dei lavori. Questo rispetto si concreta nel tenere da conto i tempi del bambino, le sue aspirazioni e desideri guidandolo, non addestrandolo. Questo è il motivo perché le idee di Montessori sono rilevanti, più che le tecniche.

Invece spesso non consideriamo il bambino per quello che è. Addirittura in questo ascensore americano si deve ricordare che anche i bambini contano come persone.

Ho trovato tutto questo riassunto in modo intelligente in quello che un genitore una volta mi ha detto: “Montessori è un’attitudine, non un tipo di scuola”.

Sì, i genitori. Quelli che ho conosciuto — ed io stesso — spesso hanno dei dubbi e non capiscono che cosa succede nella scuola Montessori. Io, come genitore, ho cercato di aiutare i miei colleghi e ho scoperto un fatto interessante: tutti i genitori hanno esattamente le stesse preoccupazioni. Per questo motivo …

… ne ho raccolte un po’ e, con l’aiuto di Grazia Honegger Fresco, ho cercato di dare delle risposte. È possibile trovare questa raccolta sul mio sito sia in italiano che in inglese. Quali sono i dubbi più popolari?

Di gran lunga la prima preoccupazione è: che cosa succederà dopo la scuola Montessori?

Nulla.

Mio figlio ha addirittura vissuto di rendita i primi due anni di scuola media per merito della preparazione che ha ricevuto nella scuola Montessori. Passando alle medie non accade nulla, perché i bambini sono stati aiutati a esercitare la libera scelta responsabile fin dall’infanzia e quindi sono più forti e più consapevoli del loro ambiente. Hanno acquisito un senso di responsabilità nel modo di lavorare e di agire con gli altri, la capacità di regolarsi da soli, di ragionare in maniera critica e di cooperare. D’altra parte, nell’ultimo anno della scuola primaria Montessori gli insegnanti cercano di prepararli ad affrontare la diversità che li attende: il sistema dei voti, la competizione, i test e soprattutto l’impossibilità di scegliere. Per questo nella scuola Montessori, per rafforzare i bambini, è essenziale farli vivere in un ambiente non competitivo, non giudicante e non ansiogeno almeno nei primi anni.

Secondo dubbio molto popolare: nella scuola Montessori i bambini fanno quello che vogliono?

Capiamoci, la disponibilità di un bambino a essere attivo, a lavorare intensamente è collegata strettamente al poter fare scelte libere tra le tante offerte dell’ambiente, senza che l’adulto gli dica ogni momento che cosa fare.

Inoltre, il bambino o il ragazzo, insieme alla libera scelta, si assumono la responsabilità per l’uso dei materiali. Questi non devono essere rovinati, devono essere rimessi a posto alla fine dell’uso e devono essere utilizzati in maniera congruente. Poche regole, ma rigorosamente seguite con responsabilità. Come vedete, questa responsabilità non è solo il “fare quello che voglio” nel senso usuale, ambiguo e arrogante, della frase.

Come disse uno studente Montessori: “Qui non facciamo quello che vogliamo, ma vogliamo quello che facciamo!” Un riassunto semplice e chiaro.

La prossima preoccupazione è forse un’aspettativa fuori luogo: la scuola Montessori farà di mio figlio un genio? Potrebbe essere, ma non è questo l’obiettivo della scuola perché, …

… come raccolto nello statuto dell’Associazione Montessori Internazionale (AMI): “Obiettivo primario dell’educazione Montessori è quello di preparare il bambino completo a raggiungere il suo pieno potenziale in tutte le aree della vita”.

Anche i montessoriani famosi mettono l’accento su questo aspetto. Uno di loro, il pioniere dei videogiochi Will Wright, dice che Montessori per lui fu un “amplificatore d’immaginazione” che lo ha preparato per la creazione di The Sims, SimCity, Spore e Super Mario Bros. “SimCity nasce direttamente da Montessori… Si tratta di puro apprendimento al nostro proprio ritmo”.

Un’ultima preoccupazione: Montessori sembra vecchio e non adotta le nuove tecnologie. I materiali non sono al passo con i tempi, sono vecchi e non evolvono.

Prima di rispondere a questa preoccupazione, ponetevi la vera domanda, la questione fondamentale: che cosa vogliamo che divengano i nostri figli? Vogliamo degli schiaccia-bottoni che utilizzano la tecnologia, ma non la conoscono?

Chiariamo anche un secondo fatto: io con le tecnologie più avanzate ci vivo, e non posso essere chiamato Luddista, uno che le odia per principio.

Mio figlio mi ha fatto conoscere una scuola…

… dove si costruivano fantastiche navi spaziali con quattro pezzi di cartone, ma dove…

…la tecnologia non era bandita e nemmeno osteggiata come invece succede in altri tipi di scuola.

Una scuola dove gli strabilianti risultati non derivavano da tecnologie all’ultima moda, ma da oggetti…

… “low tech”, a bassa tecnologia: tanto legno e tante perline colorate. Nella scuola di mio figlio …

… c’era il computer, ma i ragazzini non facevano la fila per utilizzarlo. La fila era invece davanti …

… a questa vecchia macchina da scrivere meccanica. Perché? Forse perché soddisfava un loro bisogno interiore.

Per chiarirmi le idee sono andato a domandare a Grazia Honegger Fresco, una delle ultime allieve dirette di Maria Montessori: “Se Maria Montessori fosse vissuta adesso, come avrebbe considerato la tecnologia tal dei tali?” …

… Mi ha risposto: “Maria Montessori era molto curiosa, avrebbe sicuramente provato e studiato che cosa si poteva fare con computer e reti sociali. Curiosa ma concreta. Avrebbe usato questi materiali secondo le modalità di tutti gli altri materiali: libera scelta, individualizzazione, autocorrezione e così via. Ricordiamoci però che è una donna di fine Ottocento, anche se guardava più avanti che indietro”.

Certamente il mondo è cambiato dai tempi di Maria Montessori, i bambini non sembrano più gli stessi e, come noi, sono immersi nelle tecnologie più disparate da mattina a sera. Ma sono i genitori che spesso si angosciano e si agitano perché pensano che non si debba perdere tempo nel preparare i loro figli al futuro.

Ma c’è un paradosso.

Il futuro non lo conosciamo. Chi dieci anni fa aveva sentito di gente che lavora come “youtuber” oppure “fashion blogger”? Chi cerca di prevedere il futuro, specialmente tecnologico, …

… spesso fa delle figuracce al limite del comico, come queste. Allora, che senso ha la difesa della tecnologia a scuola come “preparazione per il futuro”?

Forse la soluzione del dilemma è quella proposta da Alan Kay: “Il modo migliore per predire il futuro è inventarlo”, cosa che ha fatto in prima persona concependo, tra l’altro, i laptop e le interfacce grafiche moderne.

Per questo non serve la persona che sa tutto. Tra l’altro nel mio campo la conoscenza tecnica diviene obsoleta nel giro di sei mesi. Questi, come dice Hoffer, …

… saranno ben attrezzati per affrontare un mondo che non esiste più. La Linea Maginot era perfettamente preparata per un futuro che non si è verificato, anzi, sappiamo tutti come è andata a finire.

La Dottoressa sosteneva esattamente lo stesso e aggiungeva…

…che un’educazione che è solo mera trasmissione di conoscenze non ci porta lontano nel futuro.

Allora, ben venga una scuola che, fra materiali a bassa tecnologia, maestre-scienziate e macchine da scrivere meccaniche, prepari, …

… come già diceva Montaigne cinquecento anni fa, persone che abbiano una testa ben fatta piuttosto che ben piena.

Grazie per l’attenzione.

 

Riferimenti utili

Angeline Lillard, “Montessori: The Science behind the Genius”www.montessori-science.org
Le domande frequenti su Montessorimariovalle.name/montessori/faq.html
Le ricerche di Adele Diamondwww.devcogneuro.com
Kevin Rathunde, “Montessori education and optimal experience: a framework for new research”www.montessori-namta.org/PDF/rathundeframework.pdf
Angeline Lillard e Nicole Else-Quest, “Evaluating Montessori Education”, Science, Vol. 313, September 29th 2006, p. 1893–1894, DOI: 10.1126/science.1132362Traduzione italiana: mariovalle.name/montessori/scienceitaliano.pdf
Centro Svizzero di Calcolo Scientifico (CSCS)www.cscs.ch
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